Non sembra ma è dura la vita dei boicottatori di Israele, specialmente di questi tempi di pandemia globale da Coronavirus.

Già è difficile fare boicottaggio a Israele in tempi normali, specie se soffri di diverse malattie che per essere curate hanno bisogno delle scoperte israeliane, sei un cardiopatico, un malato di cancro o anche se sei solo un semplice amatore della frutta.

Ieri il fondatore del Movimento BDS, Omar Barghouti, con un triplo salto carpiato di cui è specialista, ha detto che se Israele dovesse scoprire un vaccino o una cura contro il Coronavirus i boicottatori di Israele sarebbero autorizzati a usarlo.

«Salvare vite umane è più importante di qualsiasi altra cosa» ha detto il fondatore del Movimento BDS per giustificare la capriola.

Provate a immaginare lo sgomento di questi poveri boicottatori di Israele che già sono costretti dal destino infame a usare quotidianamente tecnologia israeliana o medicine che arrivano da scoperte israeliane e che adesso devono affrontare anche questo tortuoso percorso di salvezza dal Covid-19.

Già e dura usare tutti i giorni i computer che hanno al loro interno una qualsiasi chip Intel, inventato in Israele. È dura soffrire di cuore o di una malattia vascolare e non poter boicottare lo Stent, inventato dai perfidi israeliani. È dura usare i cerotti e altri farmaci per il diabete, gli Spin per gli asmatici e decine di altri farmaci salvavita inventati in Israele. Adesso ci si mette anche questo maledetto Coronavirus.

Ma i boicottatori di Israele ormai sono abituati ad essere poco coerenti con se stessi. Lo stesso Omar Barghouti è “costretto” a godere quotidianamente della democrazia israeliana. Usano computer con tecnologia Intel per scrivere i loro deliri anti-israeliani, mangiano frutta coltivata con il sistema a goccia inventato da Israele, si curano con medicine made in Israel. Però se c’è da boicottare un pompelmo o una cremina per la pelle del Mar Morto non si tirano indietro una volta.

Stoici e duri sulle loro inflessibili posizioni i boicottatori di Israele non guardano in faccia niente e nessuno, nemmeno a quando a rimetterci sono proprio i loro protetti palestinesi, come per la vicenda della SodaStream o per il boicottaggio dei prodotti in Giudea e Samaria che ha ridotto alla fame decine di migliaia di palestinesi che hanno perso il lavoro.

Chissà quanto gli è costato psicologicamente ammettere pubblicamente che, nel caso, sarebbero disposti a derogare dalla loro dura lotto senza confini contro i perfidi israeliani, perché l’importante è boicottare Israele con il culo degli altri. Ipocriti senza vergogna.