Erdogan e Fratellanza Musulmana, un problema non più rinviabile

Il loro motto è: “Allah è il nostro Obiettivo. Il Profeta è il nostro Leader. Il Corano è la nostra Legge. La Jihad è la nostra Via. Morire sulla via di Allah è la nostra più alta Speranza”

By Franco Londei - Editor

È assai bizzarro il modo in cui la comunità internazionale democratica affronta il problema rappresentato da Recep Tayyip Erdogan e dalla Fratellanza Musulmana in Europa e fuori dal vecchio continente.

No perché dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che uno Stato appartenente alla NATO, con mire ad entrare in Europa e comunque che ha con la UE importanti accordi, che dice apertamente di sostenere Hamas e arriva addirittura ad ammettere che un migliaio di terroristi feriti nella guerra con Israele si sta curando in Turchia, rappresenti un problema.

Dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che la Fratellanza Musulmana di cui Erdogan è uno dei massimi leader se non il leader, collegata a doppio filo con Hamas e con altri gruppi terroristici sunniti, rappresenti un pericolo pe le democrazie occidentali almeno (se non di più) di quello rappresentato dalla Russia di Putin.

Eppure ancora una volta sembra passare tutto sottotraccia, tutte le minacce islamiste lanciate da Erdogan, il suo ammettere apertamente il sostegno ad Hamas, considerato addirittura alla stregua di un “gruppo resistente”, le infiltrazioni della Fratellanza Musulmana nelle proteste universitarie, i finanziamenti raccolti per sostenere il terrorismo, l’aperta sfida alle democrazie occidentali, tutto passato quasi sotto silenzio, come se non di dovesse disturbare il dittatore turco.

Sono venti anni che a Erdogan viene permesso di tutto, dai massacri di curdi in Siria e Iraq all’appoggio non troppo nascosto dato allo Stato Islamico, dal trasformare la Turchia da Stato laico a regime confessionale fino alla repressione violenta di ogni dissenso. Persino l’attacco ai curdi siriani vincitori dell’ISIS gli abbiamo permesso di fare senza muovere un filo d’erba.

Gli abbiamo fatto fare proselitismo ovunque, dai Balcani al Nord Europa dove ha costruito una moschea dietro l’altra e dove ha finanziato e sta finanziando centinaia di cosiddetti “centri islamici”, luoghi senza regole dove si insegnano i fondamentali della Fratellanza Musulmana.

Quando parliamo della politica di Erdogan dobbiamo tenere conto che i Fratelli Musulmani non fanno differenza tra religione e politica, la politica è basata completamente sulla religione e per questo risulta essere incompatibile con la maggior parte delle convenzioni riconosciute in Europa e nel mondo occidentale basate sulla laicità. La legge islamica viene prima di qualsiasi altra legge.

Gli Ebrei sono dietro il materialismo, la sessualità animale, la distruzione della famiglia e la dissoluzione della società” così scriveva nel 1951 Sayyid Qutb, leader dei Fratelli Musulmani, nel suo libro «la nostra battaglia contro gli Ebrei», ancora oggi libro di testo nelle scuole islamiche della Fratellanza Musulmana e distribuito nei centri islamici finanziati da Erdogan.

Eppure, nonostante tutto questo e molto altro, ancora oggi in Europa sono così terrorizzati di essere accusati di islamofobia da permettere a Erdogan e alla Fratellanza Musulmana di fare tutto ciò che più gli aggrada, compreso sostenere apertamente un gruppo riconosciuto terrorista come Hamas e di sostenere la tesi che il massacro del 7 ottobre è stato un “atto di resistenza”.

E così in Germania è potuta nascere e prosperare una delle più potenti organizzazioni islamiche europee, la Islamische Gemeinschaft Deutschland (Comunità Islamica di Germania, IGD) fondata nel 1958 da Sa’id Ramadan, la quale insieme alla Muslim World League – ambedue riconducibili alla Fratellanza Musulmana – hanno messo in piedi uno dei più micidiali ed efficaci sistemi di finanziamento del terrorismo islamico che gira intorno alla Banca Al Taqwa, un potente conglomerato soprannominato dall’Intelligence italiana “Banca della Fratellanza Musulmana”, che si sospetta abbia finanziato Gruppi terroristi da metà degli anni Novanta.

 Fondata nel 1988 da Youssef Nada e dal nazista islamico di origine svizzera Ahmed Huber, la Banca Al Taqwa per anni ha raccolto i finanziamenti dei Paesi del Golfo e dalla Turchia per distribuirli ai gruppi terroristici e alle organizzazioni europee che fanno capo alla Fratellanza Musulmana creando un enorme reticolato di organizzazioni non governative islamiche, moschee e centri islamici facenti capo alla Fratellanza Musulmana.

La Banca Al Taqwa è anche una delle maggiori fonti di finanziamento di diverse ONG islamiche sospettate di avere contatti con gruppi terroristici tra le quali la famigerata IHH (Insani Yardim Vakfi), una ONG turca potentissima già salita all’onore delle cronache per diversi controversi interventi a Gaza, in Somalia, in Sudan e a sostegno della ribellione in Siria.

Ho voluto fare questo “brevissimo scorcio” sulla Fratellanza Musulmana e sulla macchina che si trova nelle mani di Erdogan per far capire la loro pericolosità e che è arrivato il momento di fare qualcosa, a partire dal mettere fuorilegge in Europa la Fratellanza Musulmana e tutto ciò che le gira intorno. E poi, regole certe sulle banche islamiche, fino a questo momento un mondo a parte con regole tutte loro. Tracciabilità delle rimesse che fino ad oggi passano quasi tutte sotto il circuito incontrollato dello “Zakat”, la carità islamica.

Gli ultimi avvenimenti e le ultime prese di posizione di Erdogan suggeriscono che non si può più stare a guardare solo per la paura di essere additati quali islamofobi.  

By Franco Londei Editor
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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter