Esplode l’antisemitismo in Turchia: «gli ebrei hanno creato il virus» Nella indifferenza del regime, scoppia in Turchia il fenomeno dell’antisemitismo che invece di essere combattuto viene costantemente alimentato da fake news e dall’odio anti-ebraico già insito in una parte della società turca

Quello che in tanti temevamo è purtroppo accaduto. In Turchia, dove vi è una delle maggiori comunità ebraiche in un paese islamico, è scoppiato un fortissimo sentimento antisemita a causa del diffondersi della notizia che il virus COVID-19 sarebbe stato inventato in Israele.

Lo riferisce a The Media Line il gruppo Avlaremoz, una organizzazione deputata a tenere sotto osservazione gli abusi religiosi in Turchia.

Scrive TML; mentre la Turchia è alle prese con uno dei più grandi focolai di coronavirus al mondo, un gruppo di ebrei turchi notava la nascita di un altro focolaio nel paese, quello dell’antisemitismo che si diffonde attraverso i media.

TML cita Dani Albukrek, 21 anni, turco ebreo residente a Istanbul, il quale afferma che moltissimi utenti turchi dei social media stanno promuovendo con successo l’idea che il coronavirus sia una creazione israeliana.

Quando Israele ha dichiarato il suo primo caso di COVID-19, gli account Twitter in turco sono letteralmente esplosi per l’annuncio mostrando felicità. Quando il ministro degli interni turco si è temporaneamente dimesso per il fallimento della sua politica di contenimento, i Tweet hanno accusato gli ebrei di essere dietro lo scandalo.

Anche i giornali vicini a Erdogan non si fanno mancare niente, sia nelle loro edizioni cartacee che in quelle digitali dove impazza un video che mostra l’autista di un autobus che parlando con i passeggeri spiega, tra l’approvazione generale, il “sicuro coinvolgimento di Israele nella creazione del virus”.

Berk Esen, assistente professore di relazioni internazionali alla Bilkent University di Ankara, anche lui ebreo, ci fa notare come per diffondere odio verso gli ebrei i turchi usino uno dei capisaldi dei principi di Joseph Goebbels, quello denominato “Principio della semplificazione e del nemico unico” che consiste nell’inviare alla massa messaggi semplici affinché individuino con facilità il nemico unico, l’ebreo. E il messaggio non può essere più semplice e diretto di così.

Il risultato di questa campagna è che oggi in Turchia nessuno dei 15.000 ebrei turchi può girare tranquillamente indossando una kippah o qualsiasi altra cosa che lo possa individuare come ebreo.

Ma la comunità ebraica non è la sola ad essere presa di mira in questa pericolosissima involuzione turca. Proprio nei giorni scorsi un uomo ha tentato di dare alle fiamme una chiesa armena ortodossa a Istanbul perché, seguendo un numeroso gruppo su Facebook, li riteneva responsabili della pandemia.

Tuttavia è indubbio che la comunità ebraica sia quella più presa di mira, anche perché il regime fa ben poco per impedirlo. È una situazione gravissima che in poco tempo è esplosa in faccia a coloro che sostenevano che la Turchia fosse un paese tollerante e aperto a ogni religione.

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