Parliamo del genocidio a Gaza, così, purpalé. Ragioniamo un attimo non tanto sulla voluta esagerazione della parola “genocidio” affiancata alle vittime civili della guerra urbana di Gaza, e attenti al significato di “guerra urbana”, quanto piuttosto sulla attendibilità dei numeri.
Cosa sappiamo veramente? Ma soprattutto, da chi lo sappiamo? Partiamo dalla seconda. Chi è il fantomatico “ministero della salute di Hamas” così all’avanguardia da riuscire a dare il numero di vittime civili di un bombardamento pochi secondi dopo il bombardamento stesso? Di quale tecnologia si avvale per riuscire a fare una cosa del genere?
Dunque, il Ministro della salute di Hamas è Mufid al‑Mukhallalati nominato nel 2025. Il suo vice si chiama Youssef Abu al‑Rish, anche lui nominato nel 2025, mentre il direttore generale e responsabile dei dati è Medhat Abbas.
Ed è proprio a Medhat Abbas che dobbiamo tutti i numeri che ci arrivano dalla Striscia di Gaza, solo che non sappiamo di quale struttura egli si avvalga, non sappiamo di quanti uomini e di quali mezzi egli si possa avvalere per fare un lavoro così certosino e così tempestivo.
A dire il vero non sappiamo nemmeno come mai sia così attendibile da far sì che tutta la stampa mondiale prenda letteralmente per oro colato le sue parole e i suoi dati. Il 90% dei giornalisti non sa nemmeno chi sia o cosa faccia.
Ora che sappiamo chi è che ci fornisce tutti i dati e tutti i numeri che ci arrivano dalla Striscia di Gaza cerchiamo di capire cosa sappiamo veramente.
La Striscia di Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati della Terra. In 365 km² di superficie prima della guerra vi abitavano 2,3 milioni di persone, il che significa circa 6.300 abitanti per km².
Questa densità eccezionalmente alta ha reso inevitabile un altissimo numero di vittime civili nei combattimenti e bombardamenti, soprattutto perché:
- Non esistono ampie zone rurali o vuote.
- Le infrastrutture civili (ospedali, scuole, abitazioni) sono strettamente interconnesse.
- Le possibilità di evacuazione sono molto limitate.
La storia insegna che nelle guerre urbane combattute in aree densamente abitate le vittime civili vanno dal 70% al 90% delle vittime totali. Mosul (2016-2017) 70% – Aleppo (Siria, 2012-2016) 75-80% – Mariupol (Ucraina 2022) tra il 60% e l’80%.
La percentuale di vittime civili si alza vertiginosamente quando vi è l’uso di scudi umani, il posizionamento di armi o di uomini armati in prossimità di abitazioni civili e l’impossibilità per i civili di evacuare le zone di combattimento.
Bene, a Gaza si sono creati tutti questi casi contemporaneamente il che ha contribuito notevolmente a far sì che vi siano state molte vittime civili, anche se non sappiamo veramente quante esse siano. Oggi i tromboni del genocidio di Gaza parlano di 60.000 – 70.000 vittime senza però specificare quante di queste siano effettivamente civili e quante siano terroristi.
A Gerusalemme calcolano che le vittime tra le fila di Hamas siano circa 35.000 – 40.000. Se tutti questi numeri sono corretti (di quelli di Hamas dubito molto) avremmo una percentuale di vittime civili sotto il 40% in un luogo con una densità abitativa altissima, 6.300 abitanti per km².
Quindi io non metto in dubbio il fatto che nella guerra di Gaza vi siano moltissime vittime civili, metto in dubbio i numeri, metto in dubbio le fonti ma soprattutto metto in dubbio il termine “genocidio” quando in realtà nella specifica tipologia di guerra e nello specifico comportamento di Hamas la percentuale di vittime civili è la più bassa della storia.
Che poi ogni tanto andrebbe pure ricordato chi è che ha cominciato questa guerra e chi era quello che chiedeva il sangue di vecchi, donne e bambini. No perché vista così sembra che la vittima sia Hamas.

