Gli avvelenatori di pozzi antisemiti vanno individuati e puniti 

By
Maurizia De Groot Vos - Analista senior

La strage di ebrei di Bondi Beach, in Australia, è l’ennesimo episodio legato all’opera di avvelenatori di pozzi antisemiti i quali, in vari modi e anche subdolamente, alimentano l’odio antiebraico legandolo a quella che potrebbe sembrare una (persino legittima) critica all’operato del governo israeliano.  

Qui nessuno vuole vietare la critica politica al governo israeliano come in molti correranno a sostenere, noi non facciamo fraintendimenti di sorta, qui si vuole denunciare l’uso della critica politica come mezzo per alimentare l’antisemitismo e la conseguente spinta a odiare tutto ciò che è ebraico. 

C’è un confine appena percettibile tra la critica politica e la spinta all’odio antiebraico, una linea sottile e sfocata furbescamente usata da chi non vuole mostrarsi apertamente antisemita ma allo stesso tempo vuole alimentare quell’odio verso gli ebrei che è tipico proprio dell’antisemitismo.  

Non ci vuole molto per ottenere il risultato che questi avvelenatori di pozzi si prefiggono. Il mare degli idioti è molto vasto e l’occidente è ormai ostaggio di chi ha come obiettivo proprio l’eliminazione degli ebrei, come la Fratellanza Musulmana, ormai onnipresente dietro ad ogni manifestazione antisemita.  

E sono furbi perché non si espongono mai direttamente. Lanciano il boccone avvelenato e poi lasciano che siano gli odiatori a fare il resto. Ci sono influencer sui social che usano proprio questo sistema per alimentare l’antisemitismo senza però mai esporsi in prima persona. Ma se vai sui commenti dei loro post ti accorgi di quanto siano bravi ad avvelenare i pozzi.  

Questa è una situazione che deve cambiare, prima della prossima strage di ebrei, prima che qualcuno ben foraggiato cada nella trappola della critica politica usata per alimentare l’odio antisemita.  

Ci sono vari modi in cui l’autorità può mettere un freno a questi avvelenatori di pozzi. Per esempio multando le piattaforme social che non controllano quello che viene pubblicato sui loro network.  

Per assurdo oggi le piattaforme social tendono a penalizzare chi combatte gli avvelenatori di pozzi piuttosto che chi alimenta l’odio antisemita.  

Un altro modo sarebbe quello di identificare chi si registra ad un social, magari chiedendo di fare l’upload dei propri documenti. L’uso del proprio vero nome e cognome quando si posta qualcosa, da un post ad un commento, potrebbe scoraggiare molti leoni da tastiera dallo scrivere messaggi d’odio.  

Ma ci sono molti altri modi in cui le autorità possono intervenire. Quello che è certo è che non possiamo più lasciare il mondo dei social network nell’attuale oblio normativo.

Share This Article
Analista senior
Follow:
Italo-Israeliana, Analista senior per il Medio Oriente ed Eurasia. Detesta i social ma li ritiene un male necessario. Vive a Bruxelles