Guerra ibrida e concessioni alla Russia

Voglio chiarire sin da subito che a mio parere, al fine di interrompere e auspicabilmente terminare la guerra in Ucraina, proporre concessioni alla Russia è del tutto stupido.

E’ stupido perché la guerra ibrida non è un mezzo per raggiungere un fine: essa è il fine stesso. La guerra ibrida è perpetua e subdola: è un gigantesco dito medio rivolto alla diplomazia tradizionale.

Eppure, ecco che prontamente arrivano i diplomatici da poltrona con i loro “piani di pace” che nemmeno si avvicinano alla ragione del contendere. Questa assurdità deve essere fatta a pezzi, in quanto illusoria e pericolosa.

La guerra ibrida è merda russa senza fine

Cominciamo precisando che la guerra ibrida è merda russa senza fine. La guerra ibrida non riguarda infatti la vittoria o la sconfitta: riguarda la creazione e il mantenimento del caos. È come una brutta soap opera che non finisce mai.

La Russia non vuole solo un pezzo dell’Ucraina, vuole tenere l’Ucraina in terapia intensiva, in modo da poterla dissanguare lentamente, finché non morirà e potrà essere sostituita dall’ennesima regione autonoma potemkin.

Quindi, si propone di fare concessioni alla Russia. In cambio di cosa? Esiste una singola cosa cui l’Ucraina possa rinunciare senza che questo porti in cascata a rinunciare a tutto?

Concedere alla Russia un pezzo di terra non fermerà gli attacchi informatici, la propaganda o i sabotaggi: la guerra ibrida non ha carattere territoriale, è psicologica. Essa non può essere fermata tracciando nuovi confini: equivarrebbe semplicemente al dare alla Russia una mappa più grande con cui giocare.

L’evento principale della guerra ibrida è la destabilizzazione: l’obiettivo russo non è piantare una bandiera, ma distruggere l’Ucraina come Stato funzionale. Le concessioni non placheranno gli appetiti russi: esse sono e sarebbero solo un antipasto.

La guerra ibrida si nutre di debolezza: offri una concessione e la Russia non dice “grazie”, ma pensa e dice “Cos’altro possiamo prendere?”

La guerra ibrida si nutre di debolezza: offri una concessione e la Russia non dice “grazie”, ma pensa e dice “Cos’altro possiamo prendere?” E’ come dare il portafoglio a un rapinatore e sperare che non ti rubi anche l’orologio.

Cedere alle richieste russe dimostra alla Russia che la sua pressione funziona: è la prova che la guerra ibrida ottiene risultati. Perciò una concessione territoriale non porta alla pace. È come insegnare a un cane che mordendo ottiene un premio: quel cane morderà di nuovo.

Niente NATO, nessun problema, si dice. Per la Russia. Togliere la NATO dal tavolo non porta stabilità all’Ucraina: è un invito aperto a generare più caos, perché la Russia capirebbe che può continuare a minacciare e colpire gli altri senza subire conseguenze.

Mentre il Mondo sta giocando a dama, la Russia gioca a scacchi.

I piani di pace sono troppo stupidi per la guerra ibrida, perché essa ha metodi, truppe e strumenti diversi da una guerra convenzionale: non riguarda carri armati e trincee, riguarda il far implodere un Paese da ogni angolazione lo si guardi. I piani di pace parlano di territorio e trattati? Mentre il Mondo sta giocando a dama, la Russia gioca a scacchi.

Gli attacchi informatici sono insensibili ai colloqui di pace: anche se venisse consegnata alla Russia metà dell’Ucraina, gli hacker russi continuerebbero a friggere le reti elettriche e a rubare dati bancari e la propaganda continuerebbe a sfornare marciume, senza fine.

La macchina della disinformazione russa non si ferma solo perché è stato firmato un accordo: essa continua a sfornare bugie, a fomentare divisioni e a far dubitare tutti di ciò che è reale.

La guerra ibrida prospera nella zona grigia, quello spazio torbido tra pace e guerra. Non risolvendo nulla, le concessioni non fanno che ingrandire la zona grigia: danno alla Russia più spazio, più opzioni e più bersagli.

L’appeasement è la luce verde del semaforo: concedere territorio o negare le aspirazioni ucraine all’ingresso nella NATO è come dire a un bullo “Hai vinto”, salvo poi chiedersi perché continua a rubarti la paghetta. La guerra ibrida non finisce, si intensifica.

La Russia non combatte la sua guerra ibrida sul terreno. Per la Russia, la bellezza della guerra ibrida è che non richiede soldati, ma solo caos. La Russia ama il caos: se ne nutre e ne produce, ad libitum.

Permettere che la Russia vinca questa partita non fotte solo l’Ucraina: fotte tutti, indistintamente

Fare concessioni alla Russia equivale a invocare l’arrivo di una tempesta di merda globale. La guerra ibrida non manda in tilt solo il Paese bersaglio, ma destabilizza l’intero pianeta. Permettere che la Russia vinca questa partita non fotte solo l’Ucraina: fotte tutti, indistintamente.

Ogni dittatore da Pechino a Teheran, grande o piccolo, sta prendendo appunti. Da “Il manuale del dittatore”: se la Russia ci riesce… La guerra ibrida sta diventando la nuova tendenza nell’idiozia globale.

Permettere che la Russia faccia a pezzi l’Ucraina fa sembrare la NATO e l’UE un branco di burocrati senza spina dorsale. Beninteso, non è che ci sia poco di vero in questo! Dopo avere ceduto alla Russia, nessuno prenderà più sul serio le alleanze occidentali: l’Occidente perderebbe la faccia.

La guerra ibrida non attacca solo le infrastrutture di un Paese, ne attacca l’anima, ne tritura la moralità e ne prende a calci la democrazia. Le concessioni alla Russia non tradiscono solo l’Ucraina, ma tradiscono ogni democrazia che lotta per restare a galla.

Cedere alla Russia mina tutto ciò per cui l’Ucraina e i suoi alleati stanno lottando. È come dire al mondo: “La democrazia è negoziabile”.

La sovranità non è facoltativa, mentre la guerra ibrida riguarda la cancellazione della sovranità, da raggiungere un compromesso alla volta. Le concessioni non fermano la guerra: la accelerano.

La guerra ibrida supera in astuzia la stupidità dei piani di pace, soprattutto se essi sono dei banali esercizi di stile: essa è progettata per superare in astuzia il pensiero tradizionale.

I piani di pace basati su trattati e concessioni sono una barzelletta, e nemmeno tanto divertente. La Russia sta giocando una partita lunga, mentre noi stiamo cercando di vincere in cinque mosse, preparando soluzioni statiche a problemi dinamici.

Le concessioni sono un affare una-tantum, mentre la guerra ibrida si evolve costantemente: mentre tu chiudi una porta, la Russia apre cinque finestre.

Le concessioni non pongono fine al conflitto, ma inseriscono una marcia più veloce: sono un biglietto di sola andata per il caos

La diplomazia è ingenua: i piani di pace presumono che ci sia un punto finale. Ma la guerra ibrida garantisce che un punto finale non ci sia mai. Le concessioni non pongono fine al conflitto, ma inseriscono una marcia più veloce: sono un biglietto di sola andata per il caos.

Le concessioni alla Russia e i compromessi con essa non sono pace, ma resa. La guerra ibrida non finisce quando si rinuncia al territorio o alla leva politica: essa si trasforma, si adatta e ritorna più forte.

Affrontare la guerra ibrida significa combatterla su ogni fronte: militare, politico, economico, informatico e informativo. Qualsiasi cosa di meno è semplicemente arrendersi e lasciare che la Russia conduca il gioco.

Quindi, la prossima volta che qualcuno propone un piano di pace che prevede di dare a Putin ciò che vuole, la cosa migliore da fare è ridergli in faccia, dargli un libro di storia e dargli un “no” come risposta.

Per condurre la Russia a più miti consigli, nella certezza di quale è la sua attitudine e di quale sarebbe, comunque, il suo comportamento, il Mondo civilizzato dovrebbe assumere una posizione immobile e rigida, come un paracarro, e resistere alle sirene del “non dobbiamo punire il popolo russo”.

No?

Come se chi ammazza ucraini e distrugge l’Ucraina fossero marziani e non cittadini russi e come se i benefici finanziari di chi di loro combatte questa guerra “non-guerra” non fluissero nel mercato russo e non alimentassero l’economia russa.

E’ necessario essere fermi, immobili e irremovibili, pronti a assestare un ceffone inequivocabile. E poi restare in vigile attesa…

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Project Manager e autore. Elabora strategie di Project Management. Consulente di un'associazione ucraina di costruttori. Scrive quotidianamente di Ucraina e guerra. Autore di "How to restore Ukraine" e "Kremlin Tales".