Middle East

Hamas infiltrato in Israele con l’aiuto di Turchia e Qatar

Una cellula di Hamas molto attiva in Israele? E’ quello che emerge dopo l’arresto di Mahmoud Mohammad Issa Tuama, uno dei membri più importanti di Hamas, arrestato dallo Shin Bet mentre cercava di attraversare il confine tra Israele e Giordania.

Secondo quanto si apprende da fonti dello Shin Bet, Mahmoud Mohammad Issa Tuama dirigeva una vera e propria cellula islamica basata a Gerusalemme e finanziata da Turchia e Qatar. Obbiettivo della cellula era quello di attivare proficue relazioni di collaborazione con il “Movimento Islamico in Israele” composto in prevalenza da arabi israeliani, collaborazione che tra le altre cose avrebbe portato decine di giovani arabi ad aderire a un progetto che riguarda Gerusalemme e in particolare il Monte del Tempio (o spianata delle moschee) dove i giovani arabi ricevevano una educazione estremista e studiavano tecniche terroristiche per portare a un costante innalzamento della tensione tra ebrei e arabi. I giovani arabi che partecipavano a questi “corsi di guerriglia e di politica della tensione” percepivano dalla organizzazione intorno ai 5.000 NIS al mese (circa 1.000 euro) e in cambio venivano addestrati a particolari tecniche di guerriglia politica che negli ultimi mesi avrebbero portato al vertiginoso aumento delle violenze nei confronti degli ebrei e dei cristiani nella spianata delle moschee e in altri luoghi di Israele.

L’arresto di Mahmoud Mohammad Issa Tuama avvenuto circa un mese fa ma del quale si è venuti a conoscenza solo ieri perché lo Shin Bet lo aveva tenuto opportunamente segreto, avrebbe svelato anche una lunga serie di collaborazioni tra Hamas e il “movimento islamico in Israele” volte a creare un progressivo clima di tensione tra le due comunità israeliane (quella ebraica e quella araba) all’interno dello Stato Ebraico e, secondo le rivelazioni di Mahmoud Mohammad Issa Tuama, il coinvolgimento in termini finanziari di Turchia e Qatar sarebbe davvero importante. Sotto osservazioni anche alcune ONG israeliane che avrebbero percepito importanti somme di denaro dalla Turchia e che rientrerebbero in questo raffinato piano di destabilizzazione che solo negli ultimi mesi ha portato a decine di atti di violenza. Lo Shin Bet sta analizzando anche i cospicui flussi di denaro provenienti dal Golfo e che finivano nella disponibilità di Mahmoud Mohammad Issa Tuama e da questi a diverse realtà arabo-israeliane. Per quello che ci è dato sapere l’esponente di Hamas, una specie di broker internazionale del gruppo terrorista, sta “attivamente collaborando” con le autorità israeliane.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F.

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2 Comments

  1. Sembra che i palestinesi cerchino lo scontro.
    Forse ritengono di essere in una condizione favorevole per cercarlo con successo, con l’appoggio del mondo.
    Visto che hanno già incassato la colpevole compiacenza dei gesti di Bergoglio davanti al cosiddetto muro di separazione, credono forse di potere passare all’offensiva.
    Io invece non credo che Israele debba preoccuparsi più del solito.
    La riconciliazione Fatah Hamas mi sembra più che altro frutto della disperazione di Hamas e dell’esigenza di Fatah di fare qualche gesto di immagine , privo di sostanza.
    Sono comunque curioso di conoscere gli sviluppi di questa strategia, che può essere pensata soltanto avvalendosi di vaste complicità internazionali:
    accreditarsi come un soggetto unitario e legittimo, e cercare lo scontro per incolpare Israele.
    Forse sperano in un aumento della solita disonestà di Obama…

  2. Obama oggi ha detto che il nuovo governo Fi unità nazionale palestinese dovrà riconoscere Israele. Bravo e furbo, sembra una bella frase ma n realtà è un riconoscimento della Alleanza tra hamas e fatah

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