Il Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza è fuorviante e disonesto

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Franco Londei - Editor

Allora, l’argomento “bambini di Gaza” è un argomento esplosivo e quindi va trattato con molta cautela, così come andrebbero trattati con cautela argomenti sui “bambini del Sudan” sui “bambini del Congo” su quelli che muoiono di fame nel Sudan del sud o nella remota regione ugandese della Karamoja, oppure sui “bambini soldato”.

È l’argomento “bambini” che andrebbe trattato con cautela, anche quando si chiede di conferire a una parte di loro, e solo a una parte, il Premio Nobel per la pace.

È successo, appunto, con i bambini di Gaza ai quali il filosofo Eugenio Mazzarella ha proposto, attraverso il quotidiano cattolico Avvenire, di conferire il Premio Nobel per la pace.

L’iniziativa, com’era logico quando si parla di palestinesi, ha rapidamente raccolto migliaia di adesioni da parte della società civile, del mondo intellettuale, religioso e politico italiano. L’idea originale risale alle prime campagne avviate dall’associazione brindisina “L’Isola che non c’è” e supportate formalmente anche dalle istituzioni locali come la Regione Puglia e diversi comuni.

Bene, se si tratta di iniziative volte a portare alla luce la sofferenza di bambini, di qualsiasi bambino del mondo, allora ben venga. Solo che non ho capito con quale motivazione vorrebbero conferire il prestigioso premio ai bambini di Gaza e non a quelli sudanesi, congolesi, birmani, somali ecc. ecc.

Perché il Premio Nobel, qualsiasi Premio Nobel, viene conferito con una motivazione specifica.

I promotori dicono che l’obiettivo non è creare una graduatoria della sofferenza rispetto ai bambini vittime di altri conflitti (come quelli di altri contesti). Si tratta invece di un gesto simbolico e di denuncia universale. Sempre secondo i promotori, il Nobel punta a restituire un nome e una memoria all’infanzia negata, costringendo la comunità internazionale a riconoscere il fallimento della politica davanti al dramma dei minori travolti dalle guerre.

Ma vah… ma davvero? E guarda caso come esempio prendono i bambini di Gaza. Di tutte le centinaia di migliaia di bambini morti prima della guerra di Gaza in conflitti ben più violenti e sanguinosi di quello tra Hamas e Israele, di quelli morti di fame, di sete, sotto le bombe ecc, ecc, non se ne era mai accorto nessuno. E dicono di non fare distinzioni.

E a proposito di distinzioni. A quali bambini di Gaza vorrebbero dare il Premio Nobel per la pace? A quelli neonati, a quelli fino a sei anni, cioè fino al primo anno di elementari, poi iniziano la scuola e la UNRWA comincia a insegnare loro a odiare gli ebrei. Oppure a quelli di 13 anni che hanno già in mano un Kalashnikov e sono inquadrati in qualche battaglione di Hamas?

bambini soldato di Hamas
Bambini si addestrano alla guerra in campi scuola gestiti dalla UNRWA

Vogliono dare il Premio Nobel per la pace ai bambini soldato di Hamas? Allora nei primi anni 2.000 i bambini soldato di Joseph Kony, la cui ferocia ho avuto modo di vedere, potevano essere candidati al Nobel per la Pace. Oppure, per stare in tempi recenti, potremmo proporre per il Nobel per la pace i bambini soldato nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) – spesso chiamati kadogos (“i piccoli” in lingua swahili), la cui violenza e leggendaria.

Intendiamoci, non voglio fare polemica, sto solo cercando di capire a cosa mira questa proposta, a chi è indirizzata realmente e quali sono le motivazioni.

Non credo a un “premio collettivo” cioè indirizzato a tutti i bambini che soffrono per una guerra. La proposta sarebbe stata in quel senso. Ai “bambini di Gaza” invece non ha niente di collettivo, niente che faccia pensare alla «memoria della infanzia negata» a un bambino congolese, sudanese o birmano.

Il Nobel ai bambini di Gaza è il Nobel ai bambini di Gaza, punto. Tutto il resto è fuorviante, persino disonesto.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo