Middle East

Il riconoscimento della Palestina è un voto contro Israele e contro la democrazia

Mentre l’ISIS è ormai a pochi chilometri dalle nostre coste il parlamento italiano non ha niente di meglio da fare che votare per il riconoscimento unilaterale della Palestina.

Il voto potrebbe avvenire già domani e vede quasi tutti d’accordo, a partire dal PD di Matteo Renzi (complimenti Presidente, ancora una volta smentisce se stesso) a SEL (naturalmente) e il PSI che hanno presentato l’emendamento fino naturalmente ai grillini (anche qui non c’era di che dubitare). Indecisi NCD che condizionerebbe il riconoscimento a trattative con Israele. Fermamente contrari Forza Italia. Della Lega non si sa nulla (almeno noi).

Ora, vorremmo che fossero chiare alcune cose fondamentali a chi ci legge perché è bene essere precisi e meticolosi nello spiegare tutto questo.

1 – Il riconoscimento unilaterale della Palestina al lato pratico non vale nulla, ma sul lato politico ha una valenza importantissima perché, di fatto, è un voto contro Israele. E se qualcuno dovesse pensare che faciliterà la pace tra i due popoli è meglio che vada da uno psichiatra.

2 – Un voto contro Israele equivale a un voto a favore del terrorismo islamico di Hamas e Fatah e a favore di una delle combriccole di delinquenti tra i più corrotti della terra, cioè l’Autorità Nazionale Palestinese, gente che da anni intasca miliardi di dollari e ancora oggi non è riuscita a dare ai palestinesi una parvenza di vita civile. E in tutto questo non c’entra nulla né Israele, né le colonie né tantomeno l’occupazione che non c’è. E’ una balla che vi raccontano.

3 – Un voto contro Israele significa andare contro l’unica democrazia in Medio Oriente e favorire i regimi teocratici e nazisti che bramano la sua distruzione, a partire dall’Iran fino alla Siria di quel sant’uomo di Assad passando per gruppi terroristi del calibro di Hezbollah, Hamas, Fatah, ISIS e via dicendo. Si vuole veramente questo? Il Partito Democratico di Matteo Renzi vuole veramente questo? Se si, lo dica apertamente, senza nascondersi dietro a ipocrite scuse, dica apertamente che l’Italia non è amica di Israele.

Ora non ci resta che aspettare e vedere fino dove arriva l’ipocrisia di queste persone e quanto siano effettivamente amiche di Israele. Una via di mezzo non c’è. O con la democrazia o con i terroristi e i ladri.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sharon Levi

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8 Comments

  1. A cosa e’dovuta questa cecita’ politica se non al piu’ bieco antisemitismo. Pur di non ammettere le ragioni d’Israele danno spago,soldi e visibilita’ a dei bastardi terroristi capaci solo di provocare lutti a ripetizione sopratutto al propio popolo. La stupidita’ umana non ha limiti.

  2. io non ho mai visto un autolesionismo come quello del PD. Spero che le anime belle che credevano in questo buffone di Renzi se ne ricordino alle prossime elezioni

  3. Certo che é un voto contro Israele e la democrazia.
    E’ un voto che deriva da una formazione culturale e quindi pre-politica, seminata a piene mani in questi decenni anche nelle scuole, sia dalla sinistra che da una certa destra.
    E’ una formazione che porta alla scelta di stare dalla parte degli arabi a prescindere.
    Deriva da tutte le omissioni di massa di chi, come infettato egli stesso da un virus, ha sempre disinformato formando milioni di persone incoscienti e magari in buona fede.
    Un esempio di questa disinformazione viene anche dalle confessioni- da voi e da altri riportate- di un giornalista dell’Associated Press, forse la più grande agenzia di stampa americana, che ha rivelato quali fossero sempre stati gli ordini di scuderia per coprire le notizie su Israele e i palestinesi:
    vale a dire gonfiare sempre anche le più piccole notizie che potessero screditare -per incompletezza e titolazione- Israele e tacere anche su notizie importanti che potessero avere l’effetto di screditare i palestinesi e i loro dirigenti.
    Queste rivelazioni non mi hanno stupito, perché mi ero accorto da un pezzo già da solo come molta informazione sia sempre stata truccata e illogica.
    L’alibi fasullo di chi voterà per il riconoscimento dello stato palestinese consiste nell’affermare che questo avvantaggi il processo di pace: niente di più falso e grave, per quanto finora ho capito.
    Riconoscere l’esistenza di questo Stato prima che nasca davvero significa riconoscere un esistenza giuridica ed uno statuto responsabile ad un soggetto che tutti possono prevedere che sarà invece irresponsabile e che non avrà nessuna intenzione di arrivare ad una soluzione pacifica.
    E mi riferisco solo all’ANP.
    La richiesta stessa del diritto di ritorno é una richiesta irricevibile, come può capire perfino un bambino dell’ asilo, che abbia un’ idea dei numeri.
    Eppure il mondo finge di non capirlo a cominciare dal Presidente degli USA.
    Ma ciò non basta a giustificare lo stupore.
    La cosa che più mi colpisce é la posizione pubblica di non pochi israeliani, conosciuti anche all’estero, che incoraggiano questo riconoscimento.
    Uno tra i tre famosi scrittori israeliani che hanno firmato un appello in tal senso ha dichiarato in un convegno che si é svolto in Italia recentemente che i palestinesi «desiderano soltanto essere cittadini in un proprio stato».
    Davvero è così?
    Perfino la figlia di Dayan – che ovviamente non conosco per nulla e potrà pure essere molto diversa dal padre- ha firmato quell’ appello rivolto ai paesi esteri.
    Davvero queste persone pensano per esempio di potere fare sloggiare pacificamente dalla Cisgiordania almeno mezzo milioni di israeliani?
    Eppure tempo fa ho letto di un arabo che apprezza la presenza dei «coloni» – mi pare dalle parti di Hebron- perché queste persone « proteggono con il loro corpo» il Paese.
    A questo punto mi viene perfino il dubbio che mi possa essere sempre sbagliato io.
    C’è qualcuno in grado di spiegare questa specie di schizofrenia israeliana?
    Può essere che la propaganda «antisionista» abbia ottenuto un buon risultato anche in Israele?

  4. “La Lega contraria. “Nessun riconoscimento dello Stato di Palestina in assenza di accordi bilaterali con Israele”. La Lega Nord propone una propria mozione alla Camera per “bandire ogni tentativo unilaterale dell’autorità nazionale palestinese di ottenere riconoscimenti ideologici”, per “fermare Hamas, anche escludendo il movimento islamista dalla gestione degli aiuti nella striscia di Gaza”, ma anche per “sostenere il dialogo tra Israele e Palestina”. Secondo il Carroccio, è necessaria la collaborazione di “Ue, Stati Uniti e anche della Russia”. Primo firmatario della mozione è il deputato leghista Gianluca Pini, vicecapogruppo del carroccio. “Tutti vogliamo la pace, ma questa non può essere ottenuta “con fughe in avanti”, “percorsi unilaterali” e “passi azzardati”. “Nessuno nega alla Palestina il diritto di darsi una propria costituzione, ma questa non può prescindere dal dialogo”.
    http://www.repubblica.it/…/pd_voter_per_riconoscere…/

  5. Per una volta vorrei essere (moderatamente) ottimista: la questione non vede proprio tutti d’accordo e il PD di Renzi non é neanche la metà del PD. Non posso credere che lo stesso PD che ha voluto Mattarella PdR voglia esprimersi in tal senso. Il nostro nuovo PdR é filo-israeliano e voglio sperare che faccia valere le sue ragioni.
    Vorrei anche aggiungere che Renzi non é l’Italia: non lo ha eletto nessuno e non rappresenta la volontà e gli interessi del popolo italiano. Gli italiani non sono antisemiti ma sono molto critici nei confronti di Israele perché i mass-media italiani sono fortemente sbilanciati a favore dei “palestinesi”.

  6. “è un voto contro Israele. E se qualcuno dovesse pensare che faciliterà la pace tra i due popoli è meglio che vada da uno psichiatra”. Amici di R.R. direi che il 90% del Pd è da ricovero psichiatrico, perchè o sono dementi oppure, come si dice, mentono sapendo di mentire dietro le solite e ipocrite affermazioni di solidarietà nei confronti del Popolo Ebraico solo il 27 gennaio di ogni anno. E sono convinto della loro ipocrisia e conseguente autolesionismo andando contro Israele, unico baluardo liberal democratico contro il terrorismo, in maniera ancora più decisa, quando ci sono gli States-da sempre amici-indecisi e spaccati grazie a Presidenze come quella di Barak Obama che addirittura creano frizioni con Israele stesso-vedi atteggiamento verso l’Iran e la questione degli insediamenti-. in quanto a Renzi, direi, che non è ostile pregiudizialmente ad Israele -un suo importante consigliere economico è Ebreo, ha buoni rapporti con le Comunità Ebraiche Toscane-ma il suo accompagnarsi a personaggi all’interno del Pd-e del Governo-, benchè in correnti differenti diverse, come D’Alema o la Bindi, per fare un esempio, lo porta a tergiversare, prendere tempo e magari cedere alle pressioni degli oltranzisti propalestinesi per salvare la “sua” bottega,arrampicandosi un pò sugli specchi, della serie “vorrei ma non posso”. Ma qui ci vuole decisoni e chiarezza d’idee. Vista la situazione geopolitica e i rischi che l’Italia corre, le alleanze in questo momento fondamentali, oltre agli Usa -se de-obamizzati meglio- sarebbero soprattutto Israele, ma quello che qui diciamo la situazione si complicherebbe, essendoci la sinistra al Governo, per giunta con la Presidentessa della Camera Boldrini considerata una ultrà della causa palestinese a prescindere.Mancando ovviamente di equilibrio, spirito di osservazione e valutazione oggettiva di fatti, anche storicamente parlando, che accadono da 60 anni in Medioriente- (e in Parlamento oltre ai comunisti di Sel, i barricaderi ossessionati di complottismo del 5Stelle)-Egitto, Germania per certi aspetti, e poi i vituperati russi. Insomma non dico tutti ma certamente non con un fantomatico stato palestinese che sarebbe intriso di statuti terroristici che vorrebbero la distruzione dello Stato d’Israele e poi le minacce di hamas a Roma se interviene in Libia. Staremo a vedere.

  7. I politici italiani non avendo più malavitosi da sostenere in patria si danno da fare con quelli del vicino oriente.
    Con una differenza che quelli in patria li sostenevano (o li sostengono ancora) di nascosto finanziariamente e apparentemente contro, quelli esteri li sostengono apertamente: politicamente e finanziariamente.

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