Middle East

Il tabù palestinese del riconoscimento di Israele

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Non c’è che dire, i palestinesi le studiano tutte per evitare di inserire il riconoscimento di Israele come parte fondamentale di qualsiasi accordo di pace. Adesso hanno tirato fuori l’idea di indire un referendum tra la popolazione.

A dirlo alla agenzia Ma’an è Nabil Amro, membro del Comitato centrale della OLP il quale, senza tanti giri di parole, ha detto che il Presidente della ANP, Abu Mazen, non può prendere da solo una decisione così “grave” come il riconoscimento di Israele e che quindi tale decisione andrebbe sottoposta a un referendum popolare.

Solo che Nabil Amro non spiega come e quando si dovrebbe tenere questo referendum, se si svolgerà solo in Cisgiordania o anche a Gaza dato che, di fatto, esistono due aree arabe ben distinte, una controllata dalla ANP e una da Hamas che di certo nemmeno ci pensa minimamente a fare un referendum sul riconoscimento di Israele.

Nabil Amro ammette che quello del riconoscimento di Israele da parte degli arabi è il problema più grosso che deve superare John Kerry, che per altro alche ieri si è visto bocciare il piano dalla dirigenza della ANP.

In ogni caso l’alto dirigente della OLP ha escluso categoricamente che Israele possa venire riconosciuto come Stato Ebraico. «John Kerry insiste nel mettere la condizione del riconoscimento di Israele come Stato Ebraico – ha detto Nabil Amro alla Ma’an – ma per noi è una condizione inaccettabile. Devono trovare un’altra formula».

Intanto ieri è scoppiata la violenza lungo il confine con la Striscia di Gaza. I soldati israeliani hanno subito l’attacco di centinaia di arabi i quali hanno iniziato a lanciare una vera e propria pioggia di sassi contro i militari israeliani che controllano la linea di confine. Immancabile la reazione israeliana che, secondo fonti arabe, ha  provocato almeno 16 feriti. Da notare che Hamas, come al solito, ha “coraggiosamente” mandato avanti i bambini in modo che fossero i primi ad essere feriti. In questo clima presentare agli arabi la proposta di un referendum per il riconoscimento di Israele è semplicemente ridicolo ed è chiaramente una proposta volta a evitare lo stesso riconoscimento.

Sarah F.

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2 Comments

  1. La farsa degli innumerevoli incontri per la pace, stanno miseramente fallendo, com’era già evidente sin dall’inizio. Il mancato premio Nobel per la pace Kerry, si è trovato davanti agli occhi la verità palestinese: quella di non voler riconoscere Israele come Stato. Stato ebraico o Stato di Israele non fa differenza, l’importante per loro e’ fare la pace con quelli che odiano Israele. Evviva!

  2. Tutto ciò dimostra quanto fossero balle enormi quelle raccontate da Peres, Rabin e il resto dei pacifinti, quando 20 anni fa sbandieravano un mai avvenuto riconoscimento dello Stato d’Israele come la base degli Accordi di Oslo. Solo due giorni dopo la firma al Rose Garden della Casa Bianca Arafat era stato registrato a Johannesburg mentre spiegava ai suoi seguaci che gli Accordi di Oslo non erano che un trucco, come quello di Maometto con le tribú di Mecca, per poi attaccare il nemico da posizioni piú favorevoli e sconfiggerli. La maggioranza degli ebrei d’Israele l’aveva chiaramente capito e infatti era contraria, come dimostrarono non solo l’assenza di una maggioranza ebraica alla Knesset (l’accordo passò per soli due voti e solo grazie ai dieci parlamentari arabi antisionisti e a due, Segev e Goldfarb, eletti nelle liste di Tzomet, partito di destra, che era assolutamente contrario, ma i cui due voti favorevoli necessari a far passare tale schifo furono comprati dai laburisti di Peres e Rabin con auto e posti ministeriali; entrambi codesti individui poi finirono in galera con condanne di parecchi anni per spaccio di droga!). La contrarietà popolare la dimostrarono anche le piú grandi manifestazioni mai avvenute in Israele (tenute sotto silenzio dai media che spingevano e propagandavano la farsa osloide), come quella che vide manifestare nel Dicembre 1993 oltre 400.000 persone, reali stavolta, a Gerusalemme, con lo slogan “non date loro fucili”, a dimostrazione anche del fatto che era tutt’altro che imprevedibile, anzi era certo, che li avrebbero usati contro gli ebrei, come cominciarono a fare subito. Nei primi dodici anni successivi agli Accordi di Oslo, 1994-2005, furono assassinati, feriti e menomanti dagli arabi piú ebrei in Israele di quanti lo erano stati nei quarantacinque anni precedenti dello Stato d’Israele, 1948-1993.

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