Il vero pericolo iraniano spiegato bene. Perché Netanyahu ha ragione

Il vero “pericolo iraniano” non arriva da un esercito retrogrado e a pezzi ma dai terroristi ad esso legati

Per una volta dovremmo cercare di essere sinceri rispetto al “pericolo iraniano” e all’effettiva capacità militare iraniana di affrontare una guerra con Israele o addirittura contro gli Stati Uniti. Solo così possiamo capire da dove arriva effettivamente il pericolo.

E allora partiamo da questo punto. Militarmente parlando l’Iran non è in grado di affrontare né l’esercito israeliano né tanto meno quello americano. Il divario tecnologico tra le due parti è incolmabile.

Non c’è storia, a dispetto di quello che vanno raccontando in giro i generali iraniani che cianciano di “risolutive armi segrete” o addirittura di “possibilità di distruggere le navi americane nel Golfo” come recentemente ha fatto il generale iraniano Morteza Qorbani, quando ha detto che «l’Iran può affondare le navi da guerra degli Stati Uniti con armi segrete». Ma quali armi segrete…

L’aviazione iraniana tiene gli aerei incollati con lo scotch non avendo nemmeno i pezzi di ricambio. Può contare su qualche vecchio F-14 ordinati addirittura dallo Scià (80 esemplari), su più vecchi ancora F-5E (141 esemplari) e F-5F (28 esemplari). Poi hanno qualche Mig-29, alcuni addirittura catturati agli iracheni durante la guerra con Saddam Hussein. Di questi, effettivamente operativi ce ne sono davvero pochi. Non si combatte nessuna guerra senza aviazione.

Che dire poi dell’esercito iraniano? Quello regolare (Artesh) non ha armi avanzate, mentre quello del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione (Sepaah – IRGC) può disporre di qualche mezzo in più, sia a livello di missili che a livello di unità marine. Ma anche in questo caso nessun sistema d’arma avanzato, niente che non sia facilmente annientabile dai modernissimi sistemi israeliani e americani.

E allora perché sia Netanyahu che il Presidente Trump parlano tanto di pericolo iraniano?

In realtà il vero pericolo iraniano non arriva tanto dalle forze armate di Teheran che in una guerra aperta con Israele o con gli USA durerebbero pochi giorni, quanto piuttosto dai loro proxy.

Intendiamoci, pure i proxy iraniani (parliamo di Hezbollah, di Hamas, della Jihad Islamica, della Brigata di Liberazione del Golan e dei ribelli ribelli Huthi) non dispongono di vere armi avanzate, tuttavia oltre ad avere l’arma del terrorismo che può colpire ovunque nel mondo, hanno un numero talmente alto di missili a corto, medio e lungo raggio che se utilizzati in maniera massiccia potrebbero in alcuni casi superare le difese israeliane e americane. Non hanno però mezzi corazzati né tanto meno aviazione se si escludono qualche decina di droni quasi inoffensivi.

E allora perché i proxy iraniani sono così pericolosi? Prima di tutto per le loro capacità terroristiche. Hamas, Jihad Islamica ma soprattutto gli Hezbollah, possono colpire obiettivi israeliani e americani in qualsiasi parte del mondo. Hanno tutti i mezzi necessari per farlo.

E poi in caso di guerra, non essendo eserciti ufficiali e quindi soggetti alle leggi di guerra, possono in parte colmare il divario tecnologico usando tecniche di guerriglia illegali, per esempio facendosi scudo dei civili come hanno sempre fatto a Gaza e in Libano. Una tecnica che, specie in Libano, ha inferto gravi perdite agli israeliani che per il rischio di colpire i civili non possono usare tutta la loro potenza militare.

Per farla breve, sebbene gli iraniani stiano sviluppando diversi missili in grado di arrivare addirittura in Europa, questi sono facilmente intercettabili dai sistemi d’arma avanzati israeliani e americani, mentre l’esercito iraniano non è in grado di reggere un conflitto armato con Israele (o peggio con gli Stati Uniti) perché verrebbero facilmente spazzati via. Un conto è combattere con ISIS un conto è affrontare le IDF.

Per questo motivo a Teheran puntano tutto sui proxy, perché a conti fatti sono gli unici che possono mettere in difficoltà un esercito moderno legato però alle leggi internazionali che regolamentano i conflitti.

Quando quindi si sente parlare di “pericolo iraniano” non si intende il pericolo derivante dalla supposta potenza militare iraniana, davvero miserevole rispetto a quella israeliana o americana, quanto piuttosto del pericolo di un attacco su più fronti (compreso quello terroristico) condotto dai proxy di Teheran.

Solo gli Hezbollah dispongono di almeno 150.000 missili che non saranno certo tecnologicamente avanzati, anche se di recente sono stati aggiornati, ma che proprio per il loro numero rappresentano un pericolo davvero reale per la popolazione israeliana.

E poi c’è il pericolo, altissimo, di attentati terroristici su larga scala. Di recente Israele ha scoperto una vasta rete di tunnel che dal Libano sbucavano in Israele. Da quei tunnel gli Hezbollah potevano riversarsi in Galilea e tenere in ostaggio migliaia di cittadini israeliani azzerando così il vantaggio tecnologico israeliano.

In una guerra condotta regolarmente gli iraniani durerebbero al massimo due giorni prima di essere spazzati via. Ma la guerra (più o meno aperta) che si sta combattendo non è una guerra regolare. Gli iraniani giocano sporco attraverso i loro proxy ed è questo il vero pericolo iraniano.

Lo sa benissimo Netanyahu che infatti cerca in tutti i modi di non aprire più fronti dando così un vantaggio strategico ai terroristi legati a Teheran. Ricordiamocelo la prossima volta prima di criticare la “debolezza” del Premier israeliano.