In Israele temono che quanto avvenuto in Siria possa ripetersi in Giordania

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Paola P. Goldberger - Analista senior

Secondo fonti qualificate, il capo dello Shin Bet Ronen Bar e il capo della direzione dell’intelligence militare dell’IDF, il maggiore generale Shlomi Binder, hanno visitato segretamente la Giordania e venerdì hanno tenuto dei colloqui con i generali giordani sulla situazione in Siria.

Secondo il sito di notizie Walla, i colloqui si sono svolti con Ahmad Husni, direttore del Dipartimento di intelligence generale, e con altri alti ufficiali giordani.

Citando tre alti ufficiali israeliani, l’outlet riferisce che le parti hanno anche discusso della crescente minaccia del contrabbando di armi dall’Iran attraverso la Giordania ai gruppi terroristici palestinesi in Cisgiordania.

Walla riferisce anche che la Giordania è un mediatore centrale tra Israele e i gruppi di opposizione siriani che attualmente lavorano alla formazione di un governo di transizione.

L’emittente pubblica Kan riferisce che i colloqui si svolgono sullo sfondo dei timori in Israele che gruppi estremisti in Giordania possano essere ispirati dal rapido rovesciamento del regime di Assad da parte dei ribelli siriani e cercare a loro volta di spodestare il sovrano del Regno hashemita, re Abdullah II.

Citando fonti israeliane di alto livello, Kan riferisce che alti funzionari israeliani, tra cui quelli del gabinetto di sicurezza, hanno discusso la possibilità che quanto accaduto in Siria si ripeta in Giordania, il che avrebbe importanti implicazioni per Israele, il cui confine terrestre più lungo è proprio con la Giordania.

La Fratellanza Musulmana in Giordania

I gruppi jihadisti che hanno preso il potere in Siria quasi tutti fanno capo all’ideologia della Fratellanza Musulmana di cui il leader turco, Recep Tayyip Erdoğan, è uno dei maggiori leader. Per intenderci, anche Hamas è una costola della Fratellanza Musulmana.

Essa è molto potente in Giordania. Ha avuto un ruolo importante nelle elezioni politiche in Giordania. La sua ala politica, il Partito della Giustizia e della Riforma, è stato attivo nelle elezioni parlamentari, anche se la Fratellanza non ha mai raggiunto il potere in modo diretto. Il gruppo ha cercato di attrarre le masse con la sua agenda di riforma e giustizia sociale, appoggiando spesso una maggiore partecipazione dei cittadini nella vita politica e criticando le politiche del governo, specialmente in relazione ai diritti civili, alla corruzione e alla mancanza di democrazia.

Il governo giordano ha cercato di ridurre il suo potere, limitando le sue attività e cercando di discreditare le sue leadership. La Fratellanza ha dovuto affrontare pressioni sia interne che esterne, compreso il rafforzamento della sua ala più conservatrice. Alcuni membri hanno anche cercato di avviare riforme interne per modernizzare l’organizzazione e aumentare il suo appeal.

Ma nella sostanza i Fratelli Musulmani giordani rappresentano una gravissima minaccia per il regno.

Fratellanza Musulmana e palestinesi

La comunità palestinese in Giordania aderisce in massa alla ideologia dei Fratelli Musulmani e questo è un ulteriore fattore di rischio.

Molti palestinesi in Giordania non si ritengono giordani e considerano la Giordania stessa come “terra palestinese”. Nessuno in Giordania ha dimenticato i tragici eventi del 1970 (settembre nero) quando l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) cercò di rovesciare il regno subendo la durissima repressione di Re Hussein di Giordania.

Le forze armate giordane affrontarono l’OLP e i suoi alleati palestinesi in una serie di violenti scontri nelle città giordane e nei campi profughi palestinesi, tra cui Amman, Zarqa e Irbid. Il conflitto fu sanguinoso, con migliaia di morti, tra cui molti civili palestinesi. Il governo giordano cercò di riprendersi il controllo delle aree occupate dai palestinesi, mentre l’OLP cercava di difendere le proprie basi e mantenere la sua influenza nel paese.

La popolazione di origine palestinese in Giordania è stimata tra il 40% e il 70% della popolazione totale (circa 11 milioni). Le stime variano in base a come si considerano i palestinesi: se si includono anche i discendenti di rifugiati e coloro che hanno acquisito la cittadinanza giordana, il numero è più alto.

E poi si stima che circa 2 milioni di rifugiati palestinesi vivano in Giordania, molti dei quali nei campi profughi palestinesi, che sono sotto la gestione dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi).

La situazione giordana non viene quasi mai considerata dagli analisti internazionali. Invece è di fondamentale importanza sia per il regno che per la sicurezza di Israele.

Per questo a livello di intelligence a Gerusalemme c’è molta più attenzione a quello che poterebbe succedere ad Amman piuttosto che a quello che succede a Damasco.

Analista senior
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Esperta di intelligence. Vive e lavora in Israele nel settore della difesa