Inferno Coronavirus in Iran: numeri falsi, altissima mortalità, poca assistenza

Poco si sa dell’epidemia di Coronavirus in Iran se non che il numero di morti è il più alto al di fuori della Cina.

Non si conosce il numero dei contagiati visto che i dati forniti dalle autorità sanitarie iraniane sono, secondo diverse fonti interne all’Iran, decisamente sgonfiati e comunque molto superiori ai 600 infetti dichiarati.

La città santa di Qom, che sembra essere il punto di partenza del contagio iraniano, viene descritta come “spettrale”, completamente bloccata e in preda all’epidemia.

Difficile anche ricevere informazioni dall’interno della Repubblica Islamica. Il regime ha bloccato tutto come in occasione delle rivolte, ma qualcosa filtra.

Alcuni medici iraniani sono riusciti a far trapelare qualcosa come per esempio il fatto che il tasso di mortalità è molto più alto che in qualsiasi altro paese colpito dal Coronavirus, indiscrezione confermata anche dal dott. Mike Ryan, direttore esecutivo del programma per le emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Stando ai pochi dati in possesso della OMS, forniti però dal regime, il tasso di mortalità in Iran sarebbe del 9% contro il 3,5% della Cina e l’1% della Corea del Sud. Tuttavia secondo alcuni medici iraniani che sono riusciti a far passare messaggi all’esterno il vero tasso di mortalità in Iran si aggirerebbe attorno al 16%. Una enormità.

L’alto numero di vittime sarebbe riconducibile alla impossibilità del sistema sanitario iraniano di farsi carico dell’assistenza ai malati, specie quelli fuori dai grandi centri abitati e nei villaggi.

Ma anche in città l’assistenza è pressoché nulla. I Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno preteso e ottenuto che ad avere la precedenza per l’accesso all’assistenza sanitaria devono essere coloro che hanno responsabilità inerenti alla difesa, quindi loro stessi.

Il regime ha posto restrizioni per l’accesso ai luoghi santi, annullato alcuni servizi per la preghiera del venerdì e ha “consigliato” agli cittadini di non uscire di casa. Ma chi denuncia i sintomi della malattia non ha pressoché alcuna possibilità di rivolgersi al sistema sanitario e quindi di ricevere assistenza. Deve stare in casa e sperare.

Esperti dell’OMS ritengono che l’Iran possa diventare il fulcro dell’epidemia in Medio Oriente anche visti i confini “porosi” e spesso interessati da conflitti.

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha affermato che non ci sono piani per mettere in quarantena intere città colpite dal virus. In realtà non c’è proprio alcun tipo di piano di contenimento mentre rimane l’obbligo di dare assistenza prima di tutto ai membri delle IRGC.

Per anni gli Ayatollah hanno pensato solo alla guerra e alle loro mire espansionistiche. Hanno dilapidato miliardi di dollari in programmi militari trascurando il sistema sanitario che ora mostra tutti i suoi limiti. E a farne le spese sarà ancora una volta il popolo iraniano.

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