L’annuale rapporto della intelligence statunitense destinato al Governo ha ammonito che la guerra di Israele a Gaza e le sue conseguenze sono destinate a mantenere il Medio Oriente “instabile” e che Hamas rimane una minaccia nonostante l’offensiva israeliana sull’enclave che dura ormai da 17 mesi.
Il rapporto, intitolato “Annual Threat Assessment of the US Intelligence Community” (Valutazione annuale delle minacce della comunità di intelligence degli Stati Uniti), ha offerto un esame dettagliato delle minacce derivanti dalla guerra in corso a Gaza, compresa la situazione in Cisgiordania, Libano, Iraq, Mar Rosso e le minacce provenienti dall’Iran.
“anche in forma degradata, Hamas continua a rappresentare una minaccia per la sicurezza di Israele”
“Ci aspettiamo che la situazione a Gaza, così come le dinamiche Israele-Hezbollah e Israele-Iran, rimangano volatili”, si legge nel rapporto, aggiungendo che “anche in forma degradata, Hamas continua a rappresentare una minaccia per la sicurezza di Israele”.
Il rapporto ha giudicato che, anche nonostante la devastante guerra a Gaza, che ha ucciso decine di migliaia di persone e ha lasciato l’enclave inabitabile, Hamas ha “migliaia di combattenti e gran parte delle sue infrastrutture sotterranee” con la capacità di condurre un’insurrezione contro le forze militari israeliane a Gaza.
Ha affermato anche che, mentre la popolarità di Hamas tra la popolazione di Gaza è diminuita, è rimasta alta in Cisgiordania rispetto l’Autorità Palestinese (AP).
La Cisgiordania è diventata “sempre più instabile”, ha affermato il rapporto, notando che tra le varie sfide per la governance dell’Autorità palestinese ci sono le incursioni israeliane nel territorio conteso e gli attacchi dei coloni, oltre alla militanza palestinese e a una transizione potenzialmente instabile della leadership a Ramallah.
Inoltre, il rapporto descrive gli Houthi dello Yemen, che hanno lanciato attacchi contro le navi internazionali che transitano nel Mar Rosso a sostegno di Gaza e si sono scontrati con la Marina statunitense, come “l’attore più aggressivo” del cosiddetto “Asse della resistenza” iraniano.
Oltre agli Houthi sono stati analizzati anche altri membri dell’Asse, tra cui le milizie sciite irachene, che secondo il rapporto stanno cercando di fare pressione sul governo iracheno per garantire il ritiro degli Stati Uniti dall’Iraq.
Allo stesso modo, il rapporto ha osservato che qualsiasi ripresa dei combattimenti tra Israele e Hezbollah sarebbe dannosa per il Libano, minacciando la capacità del nuovo governo di ricostruire il Paese, martoriato dai bombardamenti aerei israeliani e ancora provato dagli effetti del crollo finanziario del 2019.
Le sfide regionali e interne, in particolare le tensioni con Israele, stanno mettendo a dura prova le ambizioni e le capacità dell’Iran
Per quanto riguarda l’Iran, il rapporto afferma che probabilmente continuerà a confrontarsi con gli Stati Uniti e Israele. “Teheran cercherà di far leva sulla sua solida capacità missilistica e sul suo programma nucleare ampliato, nonché sulle sue iniziative diplomatiche nei confronti degli Stati regionali e dei rivali degli Stati Uniti per rafforzare la sua influenza regionale e garantire la sopravvivenza del regime”, si legge nel rapporto.
“Tuttavia, le sfide regionali e interne, in particolare le tensioni con Israele, stanno mettendo a dura prova le ambizioni e le capacità dell’Iran”.
Al di fuori delle conseguenze dirette della guerra di Gaza, il rapporto afferma che governare la Siria è una “sfida scoraggiante” per il nuovo governo di transizione, a causa di una serie di fattori, tra cui le sanzioni internazionali, le sfide economiche e umanitarie, la violenza settaria e l’esistenza di gruppi estremisti islamici come lo Stato Islamico.
Oltre al Medio Oriente, il rapporto valuta le minacce che gli Stati Uniti e i loro cittadini devono affrontare in tutto il mondo, comprese quelle provenienti da attori statali come Russia e Cina e dalla criminalità transnazionale.


