Due importanti attrici iraniane sono state arrestate con l’accusa di “cospirazione e collusione” nel contesto delle proteste che hanno scosso il Paese negli ultimi mesi.
Katayoun Riahi e Hengameh Ghaziani sono state arrestate domenica, un giorno dopo essere state convocate dalle autorità giudiziarie per un’indagine sui loro post sui social media.
Secondo quanto riportato dai media statali, che citano funzionari giudiziari, sabato sono stati convocati molti personaggi del cinema e dello sport per i loro commenti relativi ai recenti avvenimenti nel Paese.
La convocazione era legata a quelle che, secondo i funzionari, erano le loro dichiarazioni provocatorie sui social media e su altre piattaforme mediatiche a sostegno delle rivolte di piazza.
Secondo i media di regime domenica sera, Riahi e Ghaziani sono state arrestate su ordine del procuratore con l’accusa di “cospirazione e collusione per agire contro la sicurezza del Paese”.
Riahi, attrice pluripremiata nota soprattutto per il suo ruolo nella serie Prophet Joseph (2009), sarebbe stata arrestata in una delle sue case vicino alla provincia centrale di Qazvin.
Le accuse contro la 60enne attrice televisiva e cinematografica includono la “pubblicazione di false informazioni” finalizzate a “turbare le menti” delle persone.
Di recente era apparsa sul canale di notizie in lingua persiana con sede nel Regno Unito, Iran International, senza il velo, criticando la repressione della polizia contro i manifestanti in Iran.
Qualche ora prima di Riahi, Ghaziani è stata arrestata con accuse simili su ordine del procuratore, secondo quanto riportato sempre dai media legati al regime degli Ayatollah.
L’attrice 52enne ha vinto diversi premi per il suo lavoro cinematografico, tra cui due Crystal Simorgh, un Hafez Award e un Iran Cinema Celebration Award.
In precedenza aveva informato con un criptico post su Instagram di aver ricevuto la convocazione e aveva anche pubblicato un video senza velo.
“Forse questo sarà il mio ultimo post”, ha scritto sabato scorso.
“Da questo momento in poi, qualsiasi cosa mi accada, sappiate che come sempre sono con il popolo iraniano fino al mio ultimo respiro”.
Secondo il sito web Mizan, affiliato alla magistratura del Paese, Ghaziani è una delle otto persone a cui è stato notificato un mandato di comparizione per post “provocatori” sui social media.
Tra gli altri, l’ex calciatore e allenatore Yahya Golmohammadi, che di recente aveva criticato la nazionale di calcio per non aver sostenuto le proteste in corso.
Le diffuse proteste, innescate dalla morte della 22enne Mahsa Amini sotto la custodia della polizia morale iraniana a metà settembre, hanno preso una piega violenta nelle ultime settimane.
Una serie di attacchi da parte di manifestanti armati contro il personale di sicurezza è stata riportata in tutto il Paese, con più di una dozzina di uccisioni di poliziotti e forze paramilitari Basiji.
Le autorità iraniane le hanno definite “rivolte”, incolpando i Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, di aver fomentato i disordini nel Paese.
Finora, sei persone sono state condannate a morte con verdetti preliminari da un tribunale di Teheran, mentre a molte altre sono state inflitte pene detentive che vanno dai 5 ai 10 anni.

