Iran: come l’esercito iraniano (Artesh) potrebbe abbattere gli Ayatollah

Una premessa: non si faccia confusione tra esercito iraniano (Artesh) e corpo delle Guardie rivoluzionarie (IRGC). L’esercito ha giurato fedeltà al popolo iraniano, l’IRGC è nata per proteggere gli Ayatollah. Tecnicamente e a norma di Costituzione Artesh dovrebbe difendere il popolo dall’IRGC.

Questo non è avvenuto nelle recenti sollevazioni popolari in Iran. Artesh si è semplicemente rifiutato di sparare sulla folla, cosa che a dire il vero hanno fatto anche molti Guardiani della rivoluzione spingendo Khameni ad assumere in tutta fretta una forza di assassini proveniente dall’Iraq.

Ma, quello che non è stato detto, è che l’esercito dopo una prima chiamata da parte del regime per controllare le manifestazioni, ai primi rifiuti di sparare sulla folla disarmata è stato fatto ritirare e letteralmente chiuso dentro le caserme. Gli Ayatollah hanno seriamente temuto che l’esercito iraniano facesse quello per cui ha giurato, cioè difendesse il popolo che da disarmato sarebbe diventato armato.

Ora, questo non è sfuggito agli americani che infatti avevano pianificato attacchi aerei mirati sulle caserme e su altri obiettivi dell’IRGC, da quelli terrestri a quelli navali. Questi attacchi avevano l’obiettivo di far uscire Artesh dalle caserme e permettergli così di difendere il popolo.

La vergognosa retromarcia di Trump ha vanificato il piano dei generali americani che mirava dritto all’abbattimento del regime degli Ayatollah senza mettere un solo scarpone americano sul suolo iraniano.

Tuttavia sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che Trump non abbia cancellato del tutto la possibilità di un attacco militare sull’Iran, tanto è vero che sta spostando una portaerei e la sua squadra d’attacco nel Golfo Persico mentre rafforza le difese israeliane e quelle degli obiettivi americani.

Ma, ci dice una fonte americana, «se questa volta il presidente Trump dovesse optare per l’opzione militare, la campagna aerea dovrebbe trasmettere anche un chiaro segnale politico, dando priorità assoluta agli obiettivi dell’IRGC e risparmiando gli Artesh. Il CONOPS (concetto di operazioni) dovrebbe essere rafforzato da una retorica che spinga l’esercito regolare a onorare il giuramento di proteggere il popolo. Questa logica crea un deliberato contrasto tra le Guardie, che proteggono l’élite clericale e il regime dalla società, e gli uomini in uniforme dell’Artesh , che dovrebbero invece proteggere il loro popolo dal regime».

Contatti segreti con alti ufficiali di Artesh sarebbero in corso da prima della retromarcia di Trump, contatti volti a dare sicurezza e stabilità all’Iran e alle istituzioni dopo la caduta degli Ayatollah e dell’IRGC.

Scrive Can Kasapoglu, ricercatore senior presso l’Hudson Institute: «un cambio di regime in Iran non è più una questione di se, ma di quando e in quale direzione . La Guida Suprema Ali Khamenei è anziana, ha 86 anni, e nessun religioso di pari autorità è pronto a succedergli. Se la Repubblica Islamica dovesse reprimere la rivolta senza alcun intervento, il probabile risultato sarebbe una dittatura militare dominata dall’IRGC».

«L’Iran, così come si presenta oggi, – dice ancora Kasapoglu – o si trasformerà in uno stato militarizzato o gli verrà data una possibilità – per quanto incerta – che potrebbe restituirlo al suo popolo. Nessuno finge che le scelte future siano facili o prive di rischi. Una campagna elettorale avrebbe l’onere di decidere quale strada seguire».

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo
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Iraniana fuggita prima in Turchia, poi in Italia. Esperta dei paesi del Golfo Persico e delle dinamiche politiche dei paesi arabi. Laureata in scienze informatiche alla Iran University of Science and Technology