Middle East

Iran: «il supporto UE all’accordo sul nucleare non è sufficiente». Falchi all’attacco

Il Commissario europeo per l’energia vola a Teheran nel tentativo di salvare l’accordo sul nucleare iraniano, ma i falchi del regime premono affinché l’Iran riprenda al più presto l’arricchimento dell’uranio

Non sono bastate a Teheran le rassicurazioni europee sulla implementazione dell’accordo sul nucleare iraniano né sono bastate le promesse di nuove aperture di credito all’Iran. Gli Ayatollah sono intenzionati a riprendere l’arricchimento dell’uranio.

A dirlo è stato ieri il Ministro degli esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, al Commissario Europeo per l’energia, Miguel Arias Canete, volato a Teheran per definire il supporto europeo all’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA).

«Con il ritiro dell’America il sostegno politico europeo per l’accordo non è sufficiente» ha detto Zarif all’inviato europeo.

L’Unione Europea è intenzionata a mantenere in piedi l’accordo soprattutto per continuare a comprare petrolio dall’Iran e per non tornare indietro rispetto a una lunga serie di investimenti nel Paese, ma a Teheran chiedono il pagamento diretto delle forniture di petrolio da effettuarsi in Euro e non in dollari, in maniera diretta, cioè direttamente alla Banca Centrale iraniana, il tutto al fine di aggirare eventuali sanzioni americane dirette a coloro che fanno affari con gli Ayatollah.

Infatti, da quando lo scorso 8 maggio il Presidente Trump ha annunciato il ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano e la reintroduzione di sanzioni sul settore petrolifero e su quello bancario, il timore è che anche le aziende europee che fanno affari con l’Iran finiscano nel mirino della sanzioni americane. Ma non sarà facile per l’Europa farlo. Proprio per questo il Commissario Europeo per l’energia era a Teheran.

Miguel Arias Canete a colloquio con Mohammad Javad Zarif a Teheran

I problemi europei e la volontà di Bruxelles di mantenere in piedi il JCPOA non hanno però “impietosito” gli Ayatollah iraniani che sembrano sempre più bramosi di riprendere pienamente il loro programma nucleare, ammesso che lo abbiano mai interrotto.

Molte aziende europee hanno annunciato di aver bloccato i loro piani di investimento in Iran per il timore di incorrere nelle sanzioni USA. Anche le compagnie petrolifere sono diventate molto prudenti nell’acquisto a lungo termine di petrolio iraniano tanto che gli esperti stimano una consistente riduzione della produzione iraniana.

«L’annuncio dell’eventuale ritiro da parte delle principali compagnie europee dalla loro cooperazione con l’Iran non è coerente con l’impegno dell’Unione Europea di attuare l’accordo sul nucleare», ha detto Zarif che in sostanza sostiene che l’appoggio della UE senza però le aziende europee sia assolutamente inutile.

In Iran sembra quindi prevalere la linea dura dei falchi che stanno facendo enormi pressioni sul Presidente Rouhani e sulla Guida Suprema, Ali Khamenei, affinché si riprenda al più presto l’arricchimento dell’uranio e l’intero programma nucleare iraniano.

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