Iran: occidente senza gli USA a una svolta. Ecco le possibilità

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Franco Londei - Editor
Immagine satellitare dello stretto di Hormuz e di quello di Bab el-Mandeb

L’occidente non può più pensare che l’Iran e tutti i suoi tentacoli siano una faccenda di competenza americana. Non lo sono più, è evidente il tentativo di smarcarsi da parte di Trump. Ora però è il tempo delle decisioni


Se i retroscena che emergono dai media israeliani sono veri, il Presidente Trump starebbe lasciando l’iniziativa militare e politica nelle mani del regime iraniano.

Ha talmente fretta di chiudere un accordo con l’Iran, qualsiasi accordo, che gli permetta di uscire dal pantano del Golfo Persico che non solo è disposto a buttare all’aria una decennale amicizia con Israele, ma sta facendo importanti concessioni ai Pasdaran, concessioni che nemmeno gli competono.

Oggi però è l’occidente che deve porsi alcune domande su cosa comporta lasciare l’iniziativa politica e militare all’Iran come con chiarezza intende fare Trump.

Prima di tutto, ormai e chiaro che la vera bomba atomica in mano all’Iran è il controllo dello Stretto di Hormuz. Lasciare che i Pasdaran facciano di quel tratto di mare la propria arma ricattatoria nei confronti del mondo, non è molto saggio. Tuttavia la cosa sembra importare abbastanza poco agli americani. È interesse dell’occidente e dei paesi arabi che quella via di comunicazione rimanga aperta senza condizioni, come d’altra parte prevede il Diritto Internazionale, non di Washington. Pensare quindi a una coalizione di Stati che si impegni militarmente e politicamente a salvaguardare l’accesso libero allo Stretto di Hormuz, non è una idea peregrina.

In secondo luogo, il regime iraniano continua a controllare indirettamente due Stati, Libano e Yemen, rispettivamente attraverso Hezbollah e attraverso gli Houthi. Controlla altresì il terrorismo internazionale, come provano decine di rapporti delle intelligence occidentali. Per il Libano va fatto un discorso a parte, ma per lo Yemen dove i ribelli Houthi possono chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb a loro piacimento, cioè possono chiudere l’accesso alla fondamentale via del Mar Rosso e allo Stretto di Suez, il ragionamento è semplice: l’occidente non se lo può permettere. Se addirittura dovessimo ipotizzare una doppia chiusura, Hormuz e Bab el-Mandeb, il commercio globale crollerebbe. Veramente vogliamo lasciare questa possibilità nelle mani del regime iraniano?

Infine il Libano dove Hezbollah è un vero e proprio cancro interno che il governo libanese vuole estirpare al più presto, ma senza un aiuto esterno non riesce. Ora la comunità internazionale e il mondo arabo hanno tre possibilità:

  1. Lasciare Hezbollah in Libano condannando il Paese dei cedri ad essere nulla di più che una provincia iraniana e a rimanere nella povertà
  2. Creare una coalizione internazionale con anche i paesi arabi che, armi alla mano, disarmi Hezbollah ed espella dal Libano i suoi vertici
  3. Lasciare che Israele finisca il lavoro senza rompere le scatole

La più semplice ed immediata è la numero tre. Ma la comunità internazionale deve rendersi conto che Hezbollah non lascerà libero il Libano senza combattere e senza cercare di usare la popolazione civile come un enorme scudo umano (vedi Gaza). Togliere di mezzo Hezbollah significa togliere all’Iran la sua più micidiale arma offensiva e terroristica.

Quindi, l’occidente ha a sua volta solo tre possibilità con l’Iran:

  1. Lasciare al regime iraniano il controllo dello Stretto di Hormuz e di quello di Bab el-Mandeb lasciando cioè che Teheran possa ricattare il mondo come se avesse un centinaio di bombe atomiche
  2. Creare una coalizione internazionale che comprenda anche i Paesi arabi del Golfo che militarmente garantisca il libero passaggio per i due fondamentali stretti di mare, anche a costo di scontrarsi con i Pasdaran e con gli Houthi.
  3. Lasciare che Israele finisca il lavoro una volta per tutte senza rompere le scatole

Non ci sono altre alternative. Non ci sono fantomatici trattati di pace da implementare con un regime sanguinario come quello iraniano. Però le mani ce le dobbiamo sporcare noi perché se aspettiamo che lo faccia Trump stiamo freschi. In alternativa c’è Israele che, come l’Ucraina, difende l’occidente dall’attacco di regimi violenti e oppressivi. Però bisogna lasciarlo fare.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo