Middle East

ISIS oppure Iran? La terza via che Obama non vuol vedere

C’è una retroscena di cui nessuno ha mai parlato relativo ai colloqui sul nucleare iraniano, quello cioè che riguarda il pensiero tutto americano secondo il quale se si deve scegliere tra ISIS e Iran è meglio optare per gli Ayatollah, giudicati “meno folli” degli estremisti sunniti. Ma è veramente così?

A parte che non si vede perché si debba scegliere chi tra ISIS e Iran sia peggio e combatterlo lasciando all’altro un enorme vantaggio strategico. Ambedue sono dei macellai come hanno dimostrato gli sciiti iraniani che hanno riconquistato la città irachena di Tikrit, tanto da spingere il Governo di Bagdad a fare a meno del supporto delle milizie sciite per l’avanzata verso il nord del Paese. Ambedue applicano la versione più integralista della Sharia anche se gli iraniani sono più “discreti”, non mostrano le esecuzioni. Ambedue mirano al controllo territoriale del Medio Oriente e alla esportazione/imposizione del loro pensiero. Come si vede quindi sono la stessa cosa solo che si combattono l’un l’altro. E allora, tornando alla domanda iniziale, perché sceglierne uno dei due e non combatterli tutti e due? E’ come se l’Amministrazione americana avesse scelto quello che secondo lei è il male minore. Perché ormai è chiaro a tutti che Washington si è schierato con gli sciiti e contro i sunniti, ritenendo i primi “meno folli” dei secondi e addirittura con le credenziali per avere armi atomiche.

E’ una follia quella partorita dalla mente malata di Obama, una follia che non si capisce bene se dettata da una ideologia malata o da vera e propria demenza. E’ un po’ come scegliere tra due demoni vestiti in modo diverso. All’apparenza non sono uguali ma hanno le stesse identiche idee distruttive.

Nei giorni scorsi ho letto su internet i commenti di molti lettori che quasi si compiacevano del fatto che sunniti e sciiti si uccidessero tra di loro. OK, e poi? Quando uno dei due avrà prevalso sull’altro verso chi pensate che rivolgeranno le loro attenzioni? Pensate forse che si fermeranno solo perché Obama dice che uno dei due è “meno folle” dell’altro? No cari amici, non si fermeranno mai, che siano sunniti o che siano sciiti la loro ideologia è la stessa, la loro brama di conquista è la stessa, la loro voglia di massacri è la stessa, la loro volontà di imporre l’islam a tutto il mondo è la stessa. Mi spiegate quindi che differenza c’è?

La terza via

Nessuno a Washington e nel resto del mondo sembra essersi accorto che esiste una terza via, quella dell’Egitto di Abd al-Fattah al-Sisi. Eppure se guardiamo le azioni e le dichiarazioni del presidente egiziano non dovrebbe essere troppo difficile scorgere la via giusta da prendere. Lotta feroce all’estremismo e al terrorismo islamico, apertura verso un islam moderno e laico, volontà di portare il mondo musulmano fuori dal medioevo, accordi economici e strategici con i vicini anche se di diversa religione (vedi gli accordi con Israele e più recentemente l’accordo sul Nilo stipulato con Sudan ed Etiopia). Eppure l’Egitto di al-Sisi è stato abbandonato da Obama, addirittura osteggiato. C’è qualcuno dei tanti sostenitori del Presidente americano che mi sa spiegare questa cosa? Perché favorire degli assassini che puntano a nuovi genocidi quando si poteva scegliere di appoggiare una lotta indiscriminata all’estremismo islamico sulla quale basare la nascita di un islam moderno e pacifico? Impossibile che Obama non abbia visto questa opportunità.

Il vero grimaldello per scardinare l’estremismo islamico rappresentato da ISIS e Iran è l’Egitto di al-Sisi. Da questo punto bisogna partire ammesso che qualcuno nel mondo occidentale abbia un po’ di sale in zucca e che pensi che l’estremismo islamico vada combattuto e non armato magari con testate atomiche. Aiutare l’Egitto significa combattere l’estremismo islamico alla radice. ISIS e Iran lo sanno e sono pronti a tutto per evitare che ciò accada (soprattutto l’ISIS). Ora sta all’occidente capirlo.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Amina A.

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11 Comments

  1. Avete lettori “che si compiacciono perchè sciti e sunniti si ammazzano tra loro”. Io a questo punto qualche domanda me la farei.

    1. speriamo che prima o poi anche lei capisca la differenza tra “leggere” e “guardare le figure”

    2. Mica solo sunniti e sciiti; per me tutti i fanatici di qualsiasi genere, religione, etnia e fede politica farebbero meglio a scannarsi tra di loro, magari dentro ad arene appositamente allestite, piuttosto che rompere le palle al resto del mondo.

  2. Obama ha sconfessato quella che è la “dottrina Patraeus”, quella del Generale Usa, comandante in Iraq che in soldoni sosteneva che quello che sarebbe stato il nuovo governo iracheno, sicuramente scita, avrebbe dovuto usare tatto e diplomazia con i sunniti-militari e civili-che avevano servito sotto Saddam Hussein. Non escluderli del tutto dalle leve di comando cibile e militare, aprendo la via ad una pacificazione concreta sostenuta dagli Usa e dai Paesi Europei che hanno partecipato alla seconda “Guerra del Golfo”. Poi sappiamo come è andata e l’emarginazione dei sunniti ha contribuito a lanciarli verso le braccia del Califfo dell’Isis. E come dice Amina, si possono anche scannare tra loro ma poi saranno altri gli obiettivi, tra fatwe e sharie, per imporre l’Islam ai miscrediti-ovvero ebrei e cristiani-mentre ci sarebbe da dare vero credito ad Al Sisi per equilibrare la situazione mediorientale e indebolire gli jiadhisti islamici dell’Isis. Ma Obama ha scelto il binario, con rischio deragliamento, di rapporti privilegiati con l’Iran che non manca, nonostante gli ultimi accordi di minacciare Israele e ricattare l’Occidente. Si dovrebbe rivedere il film di Ben Affleck, “Argo” e rinverdireun pò di memoria storica dei rapporti tra Usa e Iran e capire che i colloqui di Losanna restano strumentali e speculari e non certo per una prolifica amicizia.

  3. Amina, temo che il tuo ragionamento sia valido più in teoria che in pratica, per diversi motivi. Primo, combattere entrambi non é certo un’impresa facile. Gli americani hanno impiegato una quantità enorme di militari (circa 60,000, se non vado errato) e di mezzi in Afghanistan con risultati a dir poco deludenti. Non credo che gli USA abbiano l’intenzione e le possibilità economiche di intraprendere una “missione” 10-20 volte più ambiziosa, costosa e rischiosa .
    Secondo, non é detto che nel conflitto tra sunniti e sciiti debba prevalere uno dei due. Forse nelle previsioni di Obama i due schieramenti continueranno a combattersi a tempo indeterminato, distogliendo la loro attenzione e indebolendo i loro propositi di conquistare e islamizzare l’Occidente. Ciò non significa che sia piacevole vederli ammazzare tra di loro, soprattutto donne e bambini; ma se proprio non riescono a fare a meno di massacrare qualcuno (e noi non siamo in grado di impedirglielo), allora é meglio (o meno peggio) se si ammazzano tra loro.
    Terzo, l’islam moderato non esiste. Esistono musulmani moderati, ma non sono quelli che detengono il potere; sono vittime dei loro governanti. L’islam, per sua natura, é uno strumento di potere radicale e totalitario.
    Infine, condivido con te una certa ammirazione per il Generale al-Sisi che, tra tutti i governanti dei paesi islamici, mi sembra il più sano di mente. Tuttavia, credo che i suoi poteri siano limitati. Probabilmente, se non dovesse ringraziare i sauditi dei miliardi che gli hanno dato, non sarebbe neanche intervenuto nel conflitto in corso nello Yemen (avrebbe già abbastanza da fare per risolvere i problemi interni all’Egitto).

    1. Caro Walter
      Il suo appunto non fa una piega, ma allora perché favorire gli sciiti a danno dei sunniti? Se si vuole che continuino a combattere tra di loro che senso ha favorire l’Iran?

      Sul fatto che non esista un Islam moderato ma “solo” musulmani moderati mi trova solo in parte d’accordo. Mio padre ha 64 anni e ha idee molto più liberali e aperte di certi giovani musulmani ventenni. Cosa vuol dire questo? Che mio padre è uno di quei “musulmani moderati”? No, significa che l’Islam da quando era piccolo mio padre è regredito invece di progredire, che le nuove generazioni di musulmani, a partire dall’UCOII, hanno fatto loro la teoria della Fratellanza Musulmana che si basa su un Islam arcaico e non progressista. Per assurdo il fenomeno è più vivo in occidente che in alcuni paesi musulmani. E’ vero, forse l’Islam moderato non esiste ma ciò non vuol dire che non si possa creare magari proprio con l’aiuto di quei “musulmani moderati” che vedono nelle teorie della Fratellanza Musulmana così tanto sostenute dall’UCOII un freno alla modernizzazione dell’Islam. L’alternativa è sperare che qualche miliardo di musulmani venga sterminato e onestamente non mi sembra nemmeno da prendere in considerazione. Il problema sta tutto nel RICONOSCERE IL PROBLEMA e trovare una soluzione.

      1. Amina, non fraintendermi, io non ce l’ho con nessuno e tu, da come scrivi, mi sembri una brava persona, ricca di buoni principi. Io sono un pò sarcastico e molto disilluso ma credo che la maggior parte degli individui, presi singolarmente, siano brave persone. Il problema sorge quando un gran numero di persone si riuniscono sotto un’ideologia che li mette in competizione con altri gruppi, generando invidia e odio. I governanti e le classi dirigenti di molti paesi (per non dire tutti, sia pure in modo e misura diversi) utilizzano lo strumento potente dei mass-media per alimentare queste divisioni, piuttosto che mitigarle, perché questo accresce il loro potere e permette loro di strumentalizzare le masse. Per questo ce l’ho, semmai, con le ideologie in generale e, in particolare, con quelle che esortano alla violenza. E l’islam, tra queste, é la peggiore. Nel Corano ci sono 123 sure in cui si esorta esplicitamente ad uccidere e/o amputare parti del corpo al “nemico infedele” in nome di Allah. Ciononostante, sono convinto che la maggior parte di coloro che si dichiarano musulmani siano brave persone. Questo significa che non prendono troppo sul serio il Corano, soprattutto le parti che esortano alla violenza. Quindi, formalmente, non sono dei “buoni musulmani” ma sono dei musulmani buoni, proprio perché ragionano con la loro testa e secondo la loro coscienza, piuttosto che seguire alla lettera i dettami religiosi. La mia conclusione é che si starebbe meglio se le religioni non esistessero ed ognuno fosse libero di seguire una propria religiosità dialogando con la propria coscienza. Ma mi rendo conto di essere parte di una esigua minoranza.

        1. Sembra che Walter faccia fatica a darsi una spiegazione di come l’individuo -di per sè buono- diventi cattivo non appena si unisca ad altri, guidato da una qualche ideologia, religiosa o meno, “che li metta in competizione con gli altri gruppi”.
          Visto che l’individuo si deve per forza unire ad altri, viene da domandarsi infatti perchè non si unisca mai guidato da una ideologia « razionale”, che Pareto avrebbe definito «logica» , nel senso con cui quel sociologo definiva le azioni razionali che connettono efficacemente i mezzi ai fini desiderati.
          Sempre secondo Pareto, il punto è che le azioni di carattere sociale generalmente sono poco o per nulla «logiche».
          Non solo, ma a suo avviso la tenuta sociale dipende prevalentemente da azioni «non logiche».
          L’attuale vulgata «cattolica»- che sia o meno credente- applica invece al sociale una radice etica, che deve essere alimentata per rendere possibile, oltre che auspicabile, la pace e la convivenza pacifica, senza bisogno di troppi interventi censori e divisivi.
          Quasi che – per esempio come in Italia- il principio di legalità sia un fardello che si può deporre usando la buona volontà e naturalmente una qualche razionalità del «volemose comunque bene».
          Forse il problema centrale sono i fini che si scelgono e come si trasmettono.
          Soprattutto quando questi fini trasmutano, attraverso processi collettivi e drammatici, in «valori».
          I quali spesso si cristallizzano in tradizioni, sempre pronte a riaccendersi e riattualizzarsi.
          Il problema potrebbero essere proprio “i valori”, perchè quelli non si discutono.
          Ogni società sembra non potere fare a meno di valori “che non si discutono”.
          Il principale dei quali è “il bene comune”, che ciascun gruppo intende poi alla sua maniera.
          Come vediamo l’individuo a questo punto sembra scomparire.
          Forse perchè «l’individuo» libero e razionale è una creazione- storica e drammatica- recente dell’ Occidente, reso possibile in una cornice di non interferenza dello Stato in certe aree di pertinenza individuale.
          Ma adesso pare che le radici «etiche» ed ecumeniche del collettivo incombano in vari punti del globo.
          D’altra parte del «collettivo» non si può fare a meno, così come sembra che di conseguenza non si possa fare a meno della guerra, se non altro per non soccombere all’ iniziativa di gruppi organizzati all’uopo.
          Questo, salvo per quelli tra di noi che credono che vivere in pace come abbiamo fatto personalmente in Europa fino ad ora sia una condizione naturale e acquisita definitivamente.
          Basterebbe non «offendere» nessuno.
          Ma proprio nessuno, nemmeno il lupo della favola di Fedro.
          Perchè, tanto si tratta di una favola.

        2. Milano, non é che faccio fatica a darmi una spiegazione, faccio fatica ad accettarlo come una realtà ineludibile. L’individuo libero e più o meno razionale non é una creazione recente, é una realtà biologica che esiste da molto tempo prima della politica, delle Istituzioni, delle religioni e tutto ciò che R. Dawkins definisce come “memi, i nuovi replicatori”. In fondo, Homo sapiens non é nato come animale politico, ha vissuto la maggior parte della sua vita (come specie) come individuo o in piccole forme di auto-aggregazione funzionali alla sopravvivenza e al benessere degli individui e, in questo modo, é riuscito a vivere in una qualche forma di equilibrio con il pianete che lo ospita. La Politica nella storia dell’uomo é un’invenzione piuttosto recente; ha prodotto guerre e conflitti e ha facilitato un progresso, umanistico e scientifico, che é stato usato in modo inadeguato, distruttivo nei confronti dell’ambiente in cui viviamo e per nulla lungimirante. Quando saranno finite le risorse naturali per le quali gli esseri umani si scannano tra loro (e non ci vorrà molto) e resteranno solo fame, miseria e malattie, vorrei vedere chi si proporrà come Presidente.
          Tu dici che forse il problema sono i fini che si scelgono e come si trasmettono; io sono più propenso a pensare, come diceva A. Einstein, che il fine non esiste, esiste solo il modo. Quanto ai “valori”, sono dell’idea che rappresentano un surrogato scadente dei buoni principi. Spero che questi miei pensieri non siano offensivi.

  4. Condivido sia la critica ad Obama che il fatto che la situazione sia piuttosto complicata, sia in Medio oriente che negli Stati Uniti
    Al Sisi può fare le sue riforme perchè l’Arabia Saudita lo finanzia, anche se non condivide per nulla le sue riforme.
    Per questo, se i Sauditi si sentissero più appoggiati e protetti da Obama, forse non appoggerebbero Al Sisi e con ogni probabilità nemmeno lo stato islamico avrebbe preso così piede.
    Il governo del Cairo , senza i soldi di Riad, sarebbe costretto quasi certamente a fronteggiare delle rivolte interne di carattere economico-sociale.
    Dovrebbero essere quindi gli USA in questo caso ad appoggiare anche finanziariamente Al Sisi.
    E qui casca l’asino Obama, che invece ha aperto all’Iran, sapendo benissimo che questo avrebbe avuto dei gravi contraccolpi.
    Evidentemente costui crede o vuole far credere che sia progressivo e «popolare” appoggiare delle rivolte contro le dittature militari quasi laiche che sfocino poi in dittature religiose, come era accaduto con Morsi.
    E quale è da più di trent’anni la situazione iraniana.
    Ritiene con ogni probabilità queste dittature religiose più vicine alla sensibilità dei popoli meno progrediti e quindi più «stabili».
    Il suo carattere «liberal» pare connesso al più rigoroso rispetto etico del cosiddetto «relativismo culturale», cui si può aggiungere una certa strana simpatia per l’ Islam e una altrettanto strana antipatia per lo stato di Israele.
    Strane perche si tratta di simpatie e antipatie poco «liberal”.
    L’unica sua ” incoerenza” è la scarsa simpatia per Riad, che però – guarda caso- si trova suo malgrado ad appoggiare dei regimi “laici”, come quello di Al Sisi.
    Questo per i caratteri ideologici di fondo che possono anche valere fino ad un certo punto.
    Se poi consideriamo le ragioni del suo passato successo elettorale alle elezioni presidenziali, sulla base del binomio: più welfare e meno interventi militari diretti esterni, c’ é da pensare che il suo successore non potrà trascurare questi presupposti.
    E’ vero che l’accento sul welfare trova opposizioni, oltre che consensi, ma è anche vero che la formula americana dello sviluppo, che fa vincere i repubblicani alle presidenziali, si è un po’ tendenzialmente logorata in questi decenni, in cui la classe media si è depauperata.
    Non credo poi che l’elettorato americano presti più molta attenzione alla politica estera, ormai che non c’è più la contrapposizione USA-URSS dei tempi di Reagan.
    Ciò non toglie che un altro presidente – quand’ anche democratico- non possa cambiare atteggiamento verso l’Iran e il conseguente carteggio.
    Obama per certi aspetti rimane un unicum, per fortuna.
    Così come per fortuna non è rieleggibile.
    Certo che di disastri ne ha combinati, ma credo che in fondo li avesse messi nel conto come effetti collaterali della sua strategia tesa a promuovere “nuovi equilibri globali regionali”.

  5. Caro Walter
    A proposito di «realtà biologica», nelle scienze biologiche si intende per individuo qualunque organismo uni o pluricellulare
    Se invece si parla di individuo come uomo, allora non si può fare a meno del concetto di cultura e di «scambio simbolico» per qualificarlo, oltre che come specie, anche come umanità.
    Non per niente alcuni antropologi cercarono un anello tra natura e cultura e credettero- erroneamente o meno- di trovare questo anello nella proibizione dell’incesto.
    Se poi la cultura è un insieme di memi, ciò non toglie che anche ai memi si può attribuire uno scopo: quello di replicarsi.
    Ed è altrettanto ovvio che si replicheranno in qualche «modo».
    Quanto ai «valori», è ancora ovvio che «i buoni principi» sono essi stessi dei «valori».
    Anche una qualunque critica nei confronti dell’ evoluzione dell’ umanità in genere è orientata da «valori», che in questo caso sposerebbero le tesi giusnaturalistiche.
    Come si sa , però, il diritto naturale è generalmente un appannaggio delle religioni organizzate, che però nel contesto da te tracciato non godrebbero di buona fama.
    Se poi l’uomo preistorico si evolve in termini razionali con il possesso di « buoni principi», questa «razionalità» potrebbe essere più che altro dovuta alla povertà di mezzi disponibili per intervenire sulla natura.
    Per altro è difficile immaginare un qualche gruppo umano senza governo e quindi senza una qualche forma di politica.
    Se invece in realtà si preferisce “sentimentalmente” la cultura e la comunità dell’uomo preistorico alla società dell’uomo storico e contemporaneo, questo è un altro paio di maniche, attinente probabilmente al mito del «buon selvaggio”.
    Anche perché bisognerebbe sperimentarla e non limitarsi all’ immaginazione.
    Concordo sulla preoccupazione ecologica, ma non si può escludere che sia proprio la tanto criticata tecnologia a consentire un’inversione di rotta.
    Auguriamocelo.

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