Società e cronaca

Islam, il problema dei problemi

Hanno impressionato ieri le parole di Papa Francesco quando parlando dell’attentato di Lahore, in Pakistan, ha detto che “si cerca di nascondere la persecuzione dei cristiani”. E’ la prima volta che il Papa pronuncia parole così forti anche se i media hanno fatto a gara per nascondere l’importanza di quelle parole chiaramente spontanee.

Delle tre grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, l’unica a perseguire l’annientamento delle altre e l’Islam. Non possiamo più nasconderci dietro al dito del falso buonismo, o lo ammettiamo oppure siamo destinati a soccombere alla prepotenza islamica.

E non si tratta nemmeno di essere anti-islamici o islamofobi, si tratta di rendersi conto di un pericolo reale che non possiamo più guardare distrattamente come se non ci riguardasse, non con lo Stato Islamico a pochi chilometri dalle nostre coste, non avendo in casa migliaia di musulmani “integrati” di seconda e terza generazione che supportano lo Stato Islamico o semplicemente tacciono di fronte elle loro brutalità in una sorta di tacito assenso.

Per molto tempo si è sostenuto che ci fosse un islam moderato e addirittura un islam politico rappresentato dalla Fratellanza Musulmana, la stessa di Hamas e dell’ex regime egiziano. Per molto tempo si è detto che per sconfiggere l’islam integralista avremmo dovuto parlare con i moderati. Lo abbiamo fatto e il risultato è davanti agli occhi di tutti.

Speriamo che ci si sia resi conto che non esiste un islam moderato. Forse esiste un Islam politico, qualcosa di più organizzato e definito dell’Islam integralista ma che persegue lo stesso fine geo-politico, quello della conquista globale e della sottomissione delle altre religioni. Paradossalmente è più pericoloso e infido il cosiddetto “Islam moderato” di quanto non lo sia l’islam integralista. Se non altro nel secondo caso in qualche modo si cerca di combatterlo. I cosiddetti “moderati” invece ce li siamo messi comodamente in casa, li invitiamo ai talk show e lasciamo che sviscerino le loro teorie, le loro bugie, accettiamo il loro tacito assenso alle violenze dei vari ISIS, talebani, Boko Haram, ecc. ecc. Accettiamo anche che appoggino direttamente gruppi terroristici come Hamas, cosa che fanno senza alcuna vergogna.

E’ come se fossimo diventati degli agnelli sacrificali che lentamente ma inesorabilmente si dirigono da soli verso il macello. Stanno usando la nostra democrazia, i nostri valori democratici contro noi stessi.

Tacciamo di fronte alla nuova caccia all’ebreo in corso in Europa, tacciamo di fronte alla persecuzione dei cristiani in tutto il Medio Oriente, tutto nel nome della democrazia e della libertà di religione. Tacciamo di fronte ad ogni abuso commesso nel nome dell’islam, anche di quelli contrari alle più elementari norme di Diritto, sempre per rispettare la libertà di religione. Ma cosa succede quando grazie alla nostra democrazia e alla convinzione che ognuno sia libero di professare la propria religione si commettono abusi e si violano le leggi? Lo dobbiamo sopportare, dobbiamo ancora tacere? Dobbiamo girarci dall’altra parte di fronte ai massacri di cristiani che avvengono in tutto il mondo? Dobbiamo tacere di fronte agli attentati contro gli ebrei? Oppure dobbiamo cominciare a guardare con altri occhi tutte queste vicende e iniziare a identificarne le ragioni, senza pudore e falsi buonismi? Beh, sarà meglio che prima di ritrovarci una lama al collo iniziamo a ragionare bene sulle ragioni di tutto questo e ad affrontare il problema iniziando da quello che abbiamo in casa nostra.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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9 Comments

  1. Ho cercato sul nostro Codice civile una definizione di “religione” o “confessione religiosa” e non l’ho trovata. Questa è una gravissima lacuna in uno Stato che pretende di essere laico. Ho cercato questa definizione in alcuni scritti della comunità europea e qui siamo arrivati all’assurdo. Manca totalmente la definizione di “religione” e, pur di legittimare l’islam, sono arrivati al paradosso dell’ipocritamente corretto: una religione è tale se viene percepita e considerata come tale. L’islam è una religione se viene considerata una religione. Il primo errore lo facciamo noi quando accostiamo l’islam all’ebraismo e al cristianesimo. Esiste una sola grande religione monoteista, l’ebraismo della quale il cristianesimo è una derivazione (Gesù non ha mai rinnegato la propria ebraicità, ha portato a compimento un percorso che non tutti gli ebrei riconoscono). L’islam è altro. l’islam è un metodo di conquista portato avanti da un’associazione a delinquere di stampo mafioso strutturata come una sètta che si autodefinisce “religione”, perchè il predone assassino sgozzatore stupratore e pedofilo maometto che l’ha messo a punto, ha avuto l’idea geniale (quanto diabolica) di utilizzare spunti religiosi (e quindi camuffarla da religione) per scaricare sul volere superiore di un dio la responsabilità di ogni nefandezza della quale si rendeva responsabile. Chi non ritiene esatta questa definizione di islam è pregato di spiegare cosa si intende per “religione” e il motivo per il quale dovremmo portare rispetto ai seguaci di tale sètta.

    1. SOTTOSCRIVO :io ho sempre definito l’islam l’ arma militare più distruttiva ed efficiente di tutti i tempi.

  2. E’ giusto ed opportuno interrogarsi sul significato della parola «religione», visto che questa etichetta viene incollata su un contenitore che racchiude contenuti piuttosto disomogenei.
    Soprattutto lo é dal punto di vista delle regole di convivenza, che inevitabilmente sfociano in un ambito giuridico.
    Secondo il nostro approccio, quello occidentale, la religione regola il il nostro rapporto individuale con il «sacro» nell’ ambito di uno stato di diritto.
    Per gli islamici non é così, perché il loro stato di diritto si basa sulla sharia.
    Tuttavia, anche all’interno di questo approccio occidentale , la declinazione esclusivamente individuale dell’esperienza religiosa viene vista da alcuni come troppo riduttiva e infeconda, perché mortificherebbe la dimensione «collettiva» di questa esperienza.
    Questa dimensione collettiva, quando si rivitalizza attraverso un movimento o perché segue delle tradizioni allogene , presenta però di per sé un pericolo totalitario e illiberale, perché crea un tessuto di relazioni e di regole che possono confliggere con le regole dello stato laico e di diritto, quale si é formato fino ad ora.
    E’ questo appunto il caso dell’ Islam, vale a dire quello che il sociologo Alberoni definisce una «civilizzazione culturale» al pari del Cristianesimo e del marxismo fino a pochi anni fa.
    Tra questi tre esempi l’unica civilizzazione culturale compatibile con lo stato di diritto, cioé con la «tradizione del moderno», risulta essere attualmente il Cristianesimo, a cui aggiungerei l’Ebraismo.
    Non baso questa mia affermazione su questioni teologiche, ma semplicemente su una analisi dei risultati che sono sotto i nostri occhi.
    Dirò di più, “la tradizione del moderno”, cioé il sistema di libertà e garanzie prodotto dall’Occidente da Locke in poi mi sembra il ” razionale” esito civile del Cristianesimo e dell’Ebraismo.
    Se aggiungiamo all’osservazione dei fenomeni anche le questioni di principio é chiaro che l’Islam per le ragioni suddette non è compatibile con la nostra democrazia.
    Ma é altrattanto chiaro che per stabilire giuridicamente questa evidenza sono necessari dei rapporti di forza all’ interno degli stati democratici che attualmente sono sfavorevoli per scelta deliberata delle nostra autorità, avallata a maggioranza dai comportamenti elettorali delle nostre opinioni pubbliche.
    Anche limitandosi alla sola Europa vediamo benissimo che i nostri governi, i nostri parlamenti e in Italia anche la nostra publica amministrazione non danno alcuna risposta a questo problema.
    Basta vedere cosa è diventata Bruxelle o Londra o Malmoe, Rotterdam e via dicendo.
    Nel nostro paese l’esilarante partito democratico candida dei musulmani al parlamento, senza porsi per esempio il problema di verificare se costoro aderiscono o meno alla dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 riportata anche nella Convenzione europea dei medesimi diritti.
    O se aderiscono invece a quella dei paesi islamici.
    Questa sciatteria riguarda anche l’attuale Pontefice che invita ebrei e musulmani palestinesi a pregare in Vaticano per la pace, dopo avere avallato la messa in scena di bambini palesinesi, educati alla mistica della guerra, che recitano vestiti di bianco inni e canti alla pace in sua presenza.
    Evidentemente la ricerca della tranquillità e della sottomissione prevale sulla ricerca della «verità», senza che questo risolva niente, come attestano ad esempio i continui massacri dei cristiani in situazioni favorevoli a questi crimini.
    Il Pontefice ha affermato che il mondo vuole nascondere questi massacri.
    Qualcuno però potrebbe obiettargli che lui non punta il dito contro chi li mette in atto.
    Anche la dialogante dichiarazione di Ratisbona di Papa Ratzinger é stata subito seppellita – e dal suo stesso autore- per le reazioni islamiche suscitate.
    Che cosa vogliamo di più?
    Mi spiace di essere disincantato e non mi auguro certamente dei conflitti, ma ho sempre più la convinzione che ancora non sono sorti in Italia e in Europa i soggetti politici di massa che possano affrontare questa deriva.

  3. Dal mio punto di vista, le religioni sono una forma di suggestione collettiva istituzionalizzata che fa leva su debolezze o bisogni della psiche umane, quali senso di colpa, tabù, bisogno di appartenenza ad un gruppo, paura per l’ignoto, bisogno di un’autorità superiore etc. e sono molto efficaci nel piegare la volontà delle persone ad una serie di regole imposte come dogmi. Sono state e sono motivo di odio e guerre tra i popoli. In nome del Cristianesimo, che predica la fratellanza, l’amore e il perdono sono state compiute stragi, soprusi e guerre a dimostrazione del fatto che una religione può essere strumentalizzata fino al punto di far compiere ai suoi adepti azioni che vanno palesemente contro ai precetti della religione stessa. L’ampio seguito che hanno trovato e che trovano le religioni di maggior successo rappresentano la sconfitta dell’intelligenza e della buona volontà dell’uomo come entità collettiva.
    Dal mio punto di vista, se ne potrebbe fare benissimo a meno.

  4. Se la religione è una costante nella storia dell’umanità questo non significa che tutte le religioni siano uguali, così come non tutti i religiosi sono uguali.
    La religiosità di ciascuno dipende dalla sua evoluzione personale, che a sua volta é frutto di educazione, religiosa o meno.
    Se si ritiene che l’Islam sia un problema , tale problema non si risolve di sicuro con una teoria accusatoria contro tutte le religioni.
    Personalmente biasimo pure quei preti cattolici che vanno in televisione e, pur condannando i comportamenti attuali di molti islamici, continuano a dire che «anche noi» abbiamo fatto mille anni fa le crociate.
    Noi chi?
    Non dimentichiamo per esempio che le attuali popolazioni cristiane che vivono in paesi extraeuropei- come le Filippine- non commettono i crimini delle organizzazioni islamiche presenti come minoranza in quelle zone.
    E per questo ci sarà pure un motivo.
    Anche l’Europa é di tradizione cristiana.
    Dovremmo per caso adeguarci alla teoria che tutte le religioni sono uguali e negative e cominciare a comportarci di conseguenza, magari dopo essere diventati più “cristiani” di adesso?

    1. La mia non vuole essere un’accusa nei confronti delle religioni ma solo un giudizio personale basato sulla Storia e sulla mia esperienza. Per fare un paragone, io non sono appassionato di calcio e non condivido i sentimenti e le emozioni di chi si appassiona e si infervora per la propria squadra di calcio; con questo non voglio dire che il calcio dovrebbe essere vietato, ma ritengo che la “normalità” sono io e chi é appassionato di calcio dovrebbe evitare di rigarmi l’automobile, spaccare vetri e altre belle cose che fanno i tifosi di calcio. Io non discrimino nessuno per la sua fede religiosa o per il fatto che fa il tifo per il Milan o per la Juventus ma vorrei anche che la cosa fosse reciproca, cosa che invece non é. Certo, le religioni non sono tutte uguali e dal mio punto di vista (di non credente) le religioni peggiori sono quelle che più si impongono e condizionano la vita delle persone come me, che ne farebbero volentieri a meno. Ora, mentre é chiaro per tutti (almeno su questo sito) che da questo punto di vista l’islam é la peggiore delle religioni, forse non é altrettanto chiaro che anche le altre religioni condizionano la vita delle persone che non vorrebbero averci a che fare. Per fare un esempio, quando ero bambino ho preso degli schiaffi da mio padre perché mi dichiaravo non credente e mi rifiutavo di andare a catechismo. Negli anni ho avuto la mia rivincita perchè col dialogo e col tempo ho potuto dimostrare le incoerenze del Cristianesimo a mio padre, che oggi é meno credente di me.
      Per fare un altro esempio, meno personale e più politico, conosco commercianti che se si dichiarassero atei dimezzerebbero il loro fatturato. Questo perchè (tutte) le comunità religiose tendono a privilegiare i credenti ed escludere i non credenti; un pò come le mafie.
      Infine, la religiosità é una cosa diversa dalla religione e dovrebbe essere coltivata nell’intimo dalle persone, piuttosto che non imposta agli altri, in primis ai familiari.

  5. Concordo con voi del resto la falsità regna e noi dobbiamo cercare di fare aprire alla gente i loro occhi o senò saremo sempre visti come razzisti e islamofobi mentre stiamo solo dicendo quello che sta accadendo nel mondo

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