L’Alleanza Fatah filo-iraniana irachena, guidata da Hadi al-Amiri, ha dichiarato giovedì che si aspetta un decreto religioso (fatwa) per la jihad da parte del Grande Ayatollah Ali al-Sistani, la massima autorità sciita irachena, in risposta all’escalation delle azioni israeliane e statunitensi contro l’Iran.
Ali al-Fatlawi, un alto funzionario dell’alleanza, ha dichiarato che “l’assalto alla Repubblica Islamica, che difende i fondamenti dell’Islam, non si limita alla setta sciita, sebbene questa sia in prima linea nella difesa”. Egli ha affermato che “la debolezza della leadership islamica sunnita ha fatto apparire più dominanti le voci religiose sciite”.
Al-Fatlawi ha considerato un attacco al leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei equivalente a un attacco all’Islam stesso, paragonando la sua influenza a quella del Grande Ayatollah al-Sistani in Iraq.
Al-Sistani, con sede nella città santa di Najaf e noto per la sua moderazione in materia politica, ha rilasciato giovedì una rara dichiarazione in cui avverte che qualsiasi attacco contro la leadership religiosa o politica iraniana provocherebbe il caos nella regione. Il suo ufficio ha descritto la campagna militare israeliana in corso come una violazione dell’etica religiosa, del diritto internazionale e delle norme umanitarie.
Nella giurisprudenza islamica sciita, la jihad non si riferisce solo alla lotta armata in difesa della fede, ma anche alla resistenza morale e sociale in tempi di crisi. L’ultimo appello alla jihad di Al-Sistani risale al 2014, quando emanò una fatwa storica che esortava gli iracheni a prendere le armi contro l’ISIS. Quel decreto portò alla formazione e alla mobilitazione delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una rete di gruppi paramilitari per lo più filo-iraniani che ora esercitano un’influenza significativa sulla sicurezza e la politica irachena.


