L’Islamizzazione dell’Istruzione in Iran   

L’attuale sistema educativo iraniano è stato progettato per formare sudditi che aderiscono acriticamente alle scelte compiute dalla classe dirigente del Paese. La costruzione di una società inclusiva, libera e pluralista si deve dunque basare su un paradigma educativo differente, capace di formare cittadini dotati di un autentico spirito critico.

Il Sistema Educativo Iraniano – Una Panoramica

La Repubblica Islamica dell’Iran, al pari di altri Stati islamici (e.g. Pakistan) ha avviato una evidente islamizzazione del sistema educativo, tesa ad instillare dai primi anni di scuola le idee nazionaliste e islamiste nelle giovani generazioni. Si tratta, del resto, di un fenomeno comune anche ad altri Stati a maggioranza islamica, o islamici tout court.

Nel caso specifico dell’Iran, tuttavia, l’idea della difesa della Rivoluzione Islamica del 1979 si trova inevitabilmente abbinata all’appartenenza all’Islam sciita; per questa ragione, le scuole adottano curricula che risentono pesantemente della censura e dell’impostazione ideologica dello Stato. Di conseguenza, anche materie considerate laiche, separate dalla religione in termini di contenuti e metodologie, sono state islamizzate. Alla ricca e secolare letteratura persiana, piena di personaggi e storie note nel mondo intero, sono stati sostituiti (dal 1979) gli ‘eroi nazionali’, che spesso sono ‘martiri’, persone uccise in guerre e conflitti, e poi prontamente proclamate come testimoni della fede islamica. Alcuni poeti, come Hafez e Saadi, poi, sono stati re-interpretati secondo la matrice ideologica islamista.

La storia, infine, viene riscritta e reinterpretata, mediante aggiunte, omissioni e interpretazioni decise dalla ‘guida suprema’ per promuovere una visione funzionale alla narrativa del regime e ai suoi obiettivi di politica sia interna che estera. In altre parole, dopo la Rivoluzione del 1979 le scuole iraniane sono state usate come strumento di indottrinamento religioso e politico.

Jihad e Nazionalismo

I testi scolastici iraniani (ma non solo) sono intrisi di una retorica anti-occidentale, i cui bersagli sono frequentemente gli Stati Uniti d’America e lo Stato di Israele. Queste due nazioni, in particolare, sono presentate come i nemici da combattere con ogni mezzo; lo stesso concetto di jihad, del resto, è stato ampliato in maniera parossistica, allo scopo di includere sia la lotta armata che la resistenza culturale, ma anche il sostegno finanziario e ‘spirituale’.

Ai bambini e ragazzi iraniani, in definitiva, viene insegnato che un ‘buon musulmano’ deve essere pronto a sacrificare la propria vita nella difesa della patria e della Rivoluzione del 1979. Tale unione di nazionalismo e militarismo religioso (jihad) non è unica dell’Iran, ma in questo Paese assume delle connotazioni particolarmente intense.

Esaltazione del Martirio e della Guerra

La ricerca della morte in guerra, per difendere la Repubblica Islamica contro i suoi nemici, dichiarati oppure occasionali, viene incoraggiata sia nei ragazzi che nei bambini.

A tale proposito, si consideri questo brano, tratto da un libro di testo per la terza classe delle scuole primarie (elementari) iraniane,

Saham Khayyam era una ragazza di dodici anni che viveva nella città di Hoveyzeh (nella provincia del Khuzistan, prevalentemente araba, ndr). Era una ragazza diligente e intelligente. Saham si era diplomata con successo alla scuola elementare e si era iscritta con convinzione al primo anno di scuola media. Ma a causa dello scoppio della Guerra Imposta (Guerra Iran-Iraq, ndr) e all’occupazione della città, non poteva andare a scuola. Vedendo che la sua città e la sua scuola erano cadute nelle grinfie del nemico, perse la sua serenità e iniziò a molestare il nemico lanciando pietre. Finalmente, il 7 ottobre 1980, una raffica di proiettili nemici la mandò tra le braccia di Dio.

Persiano, Terza Classe delle Scuole Primarie, 2021‒2022 (1400), p. 51, riportato e tradotto in inglese in Pardo, E.J., Hyde. S., Glazer. T. (2022). Iran’s Radical Education. An Interim Update Report, 2021-22. The Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education. UK, p. 51

Il testo, rivolto a bambini di circa 7-8 anni, riporta questo ‘esempio’ di martirio e di dedicazione alla patria; i bambini iraniani sono dunque esortati ad attaccare i nemici e a morire se necessario, come Saham Khayyam.

Da notare che tale testo dovrebbe insegnare la lingua persiana, e non la storia, la religione o altre materie; l’islamizzazione dell’education, che viene ricondotta sempre e comunque ad una visione ideologica e totalitaria dell’Islam, risulta evidente.

Queste idee vengono rafforzate anche negli anni scolastici successivi, anche visivamente, come l’immagine (che non riporto per ovvi motivi) dal titolo ‘La Cultura del Sacrificio e del Martirio’, che reca l’immagine di un bambino mentre imbraccia un bazooka in uno scenario di guerra. Questa sorta di ‘icona’ la si trova nel testo noto come ‘Preparazione alla Difesa’, per ragazzi e ragazze di 11-12 anni (scuole medie inferiori), a pagina 51. Nel medesimo testo, a pagina 92, si può trovare un’illustrazione di un kalashnikov e delle sue componenti principali, presentata come istruzione ordinaria del primo anno delle scuole medie inferiori iraniane.

Questo abbondante materiale (di cui ho fornito pochi ma spero significativi esempi) intende forgiare cittadini abituati dai primi anni di vita a conoscere le armi e a desiderare di combattere contro i nemici della Repubblica Islamica. Il ‘martirio’ poi, non viene proposto come un’eventualità da accettare, ma come un risultato che deve essere attivamente ricercato.

Ideologia Storica e Antisemitismo

La storia, sia dell’Iran che delle altre nazioni, viene presentata attraverso una lente ideologica che consente di identificare i nemici per eccellenza, i ‘sionisti’, che vengono distinti dagli ebrei, secondo una retorica consolidata anche in Occidente.

Gli eventi più significativi della Seconda Guerra Mondiale, poi, come l’olocausto ebraico e il nazismo, vengono presentati in modo piuttosto singolare. Il primo, l’olocausto, viene completamente ignorato, come se non fosse mai avvenuto, mentre l’ideologia nazista viene moralmente equiparata alle democrazie occidentali che hanno combattuto e vinto il Secondo Conflitto Mondiale.

Del resto, non viene dato alcuno spazio per eventuali approfondimenti, e agli studenti viene insegnato (in maniera approssimativa) che i due blocchi nemici soffrirono perdite enormi, e che l’Ordine Mondiale inaugurato dopo la Guerra dagli Stati Uniti d’America e dai suoi alleati venne posto in dubbio dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

Non mancano, poi, i temi classici dell’antisemitismo, come il presunto complotto mondiale dei ‘sionisti’ (ovvero gli ebrei, ndr), che controllerebbero i media globali,

La concentrazione del potere mediatico nelle mani dei proprietari di ricchezze e delle associazioni sioniste non solo rende vulnerabile l’identità culturale delle società non occidentali, ma costituisce anche una chiara contraddizione dei valori democratici del mondo occidentale.

Sociologia, Seconda Classe delle Scuole Medie Superiori,  2021‒2022 (1400), p. 70, riportato da Pardo, E.J., Hyde. S., Glazer. T. (2022), cit., p. 101.

La distruzione di Israele viene attivamente insegnata a bambini e ragazzi iraniani, presentando questo obiettivo come ‘dovere religioso’ e ‘morale’ di ogni musulmano/a.

Un’illustrazione ‘educativa’ inserita in un libro di testo per bambini della quinta classe elementare presenta soldati israeliani attaccati da bambini palestinesi, con l’immagine di Khomeini che afferma la necessità di distruggere lo Stato di Israele, seguita da questa didascalia,

Qual è la relazione tra l’immagine e la dichiarazione dell’Imam su Israele?
[Khomeini:] “Israele deve essere cancellato!”

Regali del Paradiso, Quinta Classe delle Scuole Primarie,2021‒2022 (1400), p. 102, riportato in Pardo, E.J., Hyde. S., Glazer. T. (2022), cit., p. 101.

Esaltazione della Tecnologia Bellica e del Programma Nucleare

Le conquiste nucleari iraniane vengono presentate come traguardi epici per la nazione, e costituiscono parte integrante dell’insegnamento della storia sull’Iran contemporaneo.

Dopo aver fornito un’immagine sotterranea della centrale nucleare di Natanz, il testo fornisce questa spiegazione,

La padronanza della tecnologia nucleare pacifica si colloca tra i risultati scientifici e tecnologici della Rivoluzione Islamica, e deve essere considerata come una delle conquiste più grandi e degne di orgoglio. La sicurezza del circuito del combustibile nucleare richiede conoscenze tecniche estremamente complesse e avanzate. Questo è il processo di trasformazione dell’uranio naturale in combustibile necessario per
produrre energia nucleare. Solo pochissimi tra i Paesi più sviluppati del mondo hanno raggiunto questa conoscenza. Ma con grande sforzo e forte determinazione, i nostri giovani scienziati iraniani, nonostante le costanti cospirazioni e l’opposizione dei nemici della Rivoluzione Islamica, hanno ottenuto molti successi.


L’Imam Khomeini ha detto, riguardo alla protezione dei risultati della rivoluzione: “Consiglio alla cara nazione iraniana di avere la consapevolezza di aver raggiunto una benedizione con il vostro grande jihad e il sangue dei vostri giovani generosi, quindi per favore preservatela come il vostro bene più caro. La benedizione di Dio dovrebbe essere custodita gelosamente. Cercate di non avere paura dei problemi che dovrete affrontare su questo giusto cammino.”  Se aiutate Allah, Lui vi aiuterà e renderà stabili i vostri piedi.

Storia dell’Iran Contemporaneo, Seconda Classe delle Scuole Medie Superiori, p. 230, riportato da Pardo, E.J., Hyde. S., Glazer. T. (2022), cit., p. 111.

Dopo aver ignorato il fatto che la centrale di Natanz serviva per arricchire l’Uranio a scopi bellici, e non civili, il testo incoraggia dunque i giovani a custodire queste conquiste, a cui, nella narrazione ufficiale, si oppongono i ‘nemici della Rivoluzione Islamica’, mediante continue cospirazioni.

A questi nemici, che coincidono sostanzialmente con l’Occidente, vengono però riconosciuti alcuni meriti scientifici, sebbene in maniera piuttosto contraddittoria; Morse e Bell, entrambi statunitensi, vengono riconosciuti per le loro invenzioni, ma non viene fatta alcuna menzione della loro nazionalità. A pagina 38 di ‘Studi Sociali. Educazione Civica, Storia, Geografia’, testo destinato alla Seconda Classe delle Scuole Medie Inferiori, viene infatti proposta l’immagine dei due inventori con le loro invenzioni (rispettivamente il telegrafo e il telefono), ma non viene indicata la nazionalità o la loro provenienza occidentale.

Evidentemente, non si può ammettere ufficialmente che dei nemici (evidentemente retroattivi, in quanto vissuti prima della Rivoluzione Islamica), abbiano inventato qualcosa di utile o di cui si possa riconoscere pubblicamente il merito.

Quale Futuro per l’Iran?

Dalla breve ma spero significativa analisi dei libri scolastici iraniani emerge un quadro che spiega perfettamente l’atteggiamento e le scelte fallimentari della classe dirigente del Paese. Intere generazioni sono state (e vengono tuttora) cresciute e (dis)educate a odiare i ‘nemici della Rivoluzione Islamica’, ovvero l’Occidente con Stati Uniti d’America e Israele in prima fila. Bambini e ragazzi sono stati (e vengono ancora) indottrinati alla ricerca del martirio e alla ‘difesa’ dello Stato, considerato il solo bene supremo, che coincide con lo stesso Islam, rappresentato dalla ‘guida suprema’ e dal complesso apparato statale. Recentemente, una fatwa di un sapiente iraniano considerato autorevole ha dichiarato che le minacce (vere o presunte) alla ‘Guida Suprema’  e alle ‘guide religiose sciite’ devono essere considerate come attacchi all’Islam e ai suoi insegnamenti.

Qualsiasi attacco ai Marja (autorità religiose, ndr) sciiti e ai leader della nazione islamica è considerato un attacco ad uno dei pilastri dell’Islam e anche alla vita di tutti i musulmani, e riceverà una risposta dura e schiacciante dai popoli del mondo in cerca di libertà e dalla devota nazione dell’Iran islamico.

Mehr News Agency, Any threat to Leader by anyone amounts to Enemy of God, Chiunque minaccia il Leader deve essere considerato un Nemico di Dio, 29 Giugno 2025

Si tratta di dichiarazioni recentissime, ma che non sono certamente nuove, ed esprimono molto bene il pensiero nazionalista-religioso sciita; lo Stato coincide con i suoi leaders, specialmente religiosi, e deve essere protetto dalle minacce identificate come tali dallo stesso regime. Il sistema (dis)educativo vigente cerca, appunto, di formare cittadini che siano allineati a questo pensiero e che siano pronti a sacrificare la propria vita.

Per questa ragione, non sorprende la censura di cui è oggetto Internet e il monopolio esclusivo dei media iraniani da parte del governo o di agenzie/associazioni ad esso legato. Si tratta del tentativo (disperato) di controllare le informazioni a cui possono accedere le persone; la tecnologia, tuttavia, non sembra essere alleata del regime degli ayatollah, e le ‘influenze occidentali’ potrebbero essere impossibili da contenere, nonostante la costante e brutale repressione del dissenso e la martellante propaganda dello Stato.

Il futuro dell’Iran, in definitiva, appartiene al suo popolo, che, nonostante decenni di indottrinamento e repressione del dissenso, può essere aiutato anche dalla tecnologia a formarsi una visione del mondo differente rispetto a quella proposta dalla Repubblica Islamica per quasi mezzo secolo. In tale contesto, assume un posto fondamentale la creazione di un sistema educativo differente, capace di formare le giovani generazioni a valori costruttivi, portatori di pace e progresso per l’Iran e il suo popolo.

La vera education, effettivamente, è il reale nemico del regime degli ayatollah, e qualunque cambiamento futuro deve necessariamente basarsi su un concetto inclusivo e pacifico di istruzione, allo scopo di formare cittadini dotati di un autentico senso critico e capaci di difendere i propri diritti, e non sudditi il cui unico dovere è quello di obbedire acriticamente a qualunque ordine provenga dalla ‘guida suprema’ e dalle autorità dello Stato.

Analista e Ricercatore in Ambito Storico, Geopolitico e dei Diritti Umani, con particolare attenzione per l'Asia e il Sud-Est Asiatico