Middle East

Israele: ecco chi ha rapito i tre ragazzi

israele-rapitori-ragazzi

Ieri sera lo Shin Bet ha reso noto i nomi dei due sospettati per il rapimento dei tre ragazzi israeliani avvenuto ormai due settimane fa. Si tratta di Marwan Kawasme e Amar Abu Aysha, membri di Hamas a Hebron.

I due terroristi sono attivamente ricercati in tutta la West Bank anche se le ricerche non sono favorite dalla complicità attiva della popolazione araba. Si ritiene tuttavia che i due terroristi non siano riusciti a lasciare la zona di Hebron e che quindi anche i tre ragazzi siano detenuti in quella zona.

Nel frattempo dalla massiccia operazione di ricerca emerge un sottobosco piuttosto allarmante. Sono migliaia le armi sequestrate. Si è scoperto che gli arabi della Cisgiordania usano anche le ambulanze per trasportare armi, esplosivo e cinture esplosive destinati ad attacchi suicidi, ma stranamente le istituzioni internazionali sono totalmente silenti su queste gravissime violazioni del Diritto Internazionale preferendo concentrarsi su quella che chiamano una “punizione collettiva” con riferimento alla ampia azione di polizia eseguita dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Ma i fatti sul terreno sono ben diversi e dimostrano come tutta la zona sia fortemente condizionata da Hamas e che la ANP non controlla affatto il territorio.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F

[glyphicon type=”euro”] Sostieni Rights Reporter

[dashicons type=”twitter”] #BringBackOurBoys

Tags

Related Articles

One Comment

  1. Che la Cisgiordania fosse ampiamente infiltrata da Hamas sicuramente Israele lo sapeva da sempre, anche prima del rapimento dei tre adolescenti.
    Viene da domandarsi perché lo Stato ebraico abbia lasciato correre a suo tempo.
    E’ probabile che lo abbia fatto per evitare di fare un favore ad Abu Mazen, liberandolo dalla presenza di Hamas nella zona.
    In questa situazione l’ANP non aveva infatti nessun interesse a smuovere le acque del contenzioso con Israele e a innescare una dinamica che potesse sconvolgere i rapporti di forza interni.
    Rapporti che per Abu Mazen sono i migliori possibili , finché arrivano i soldi dall’ estero con i quali l’ANP si ingrassa attraverso la corruzione e lui mantiene la leadership formale nei rapporti con i terzi.
    Le insistenze di Obama hanno invece scompaginato la posizione palestinese e creato delle difficoltà nel mantenimento della recita a soggetto, basata sulla moratoria e il vittimismo permanente.
    Nello stesso tempo anche Israele aveva interesse allo stallo, visto che non crede -e in questo ha ragione – nelle intenzioni palestinesi di avviare una vera trattativa.
    E’ chiaro che il negoziato forzoso e senza nessuna prospettiva ha avuto come conseguenza di costringere Abu Mazen a uscire allo scoperto brandendo il solito estremismo , basato sull’assunto che Israele deve cedere su tutto, magari per fasi successive, e senza avere niente in cambio.
    Questo perché nessuna leadership palestinese potrà mai chiedere niente che sia meno di tutto, pena la sua scomparsa violenta.
    I veri pupari non si trovano nell’ANP oppure solo in Hamas, ma in tutto il mondo arabo e magari anche altrove.
    I Palestinesi sono solo la punta di un icesberg.
    Quest’iceberg non consentirà mai una soluzione equa, perché la scomparsa di Israele é uno dei miti su cui si regge la solidarietà , la narrazione e gli equilibri arabi interni, anche senza contare l’Iran.
    Gli arabi, a tutti i livelli, non amano necessariamente i Palestinesi, ma non saranno mai disposti ad accettare l’esistenza di diritto dello Stato ebraico.
    Non esiste né un governo , né un’organizzazione non governativa araba che sia disposta a dichiarare la legittimità dell’esistenza di israele, nemmeno nel caso dell’Egitto e della Giordania che lo riconoscono ufficialmente.
    Si tratta in questo caso di un riconoscimento provvisorio, che potrà sempre venir meno a seconda delle circostanze.
    Dirò di più, perfino alcuni deputati arabi della Knesset non riconoscono la legittimità dell’esistenza di Israele.
    Fatto stà che Abu Mazen , pur di fare finire il negoziato e uscire dalle ambasce ha accettato una alleanza con il rivale storico, che domina sulla striscia di Gaza..
    Adesso però il rapimento dei tre adolescenti israeliani e l’alleanza tra le due organizzazioni palestinesi rivali costringe Gerusalemme a liberare la Cisgiordania dalla presenza di Hamas.
    Non ha più molto senso tollerare la sua presenza.
    Infatti la propaganda filo araba – occidentale e non – dimostra di temere questa prospettiva e ha già cominciato a parlare di reazione eccessiva, punizione collettiva e sciocchezze del genere.
    Non solo, ma l’ azione militare e di polizia contro Hamas genera per il momento un imbarazzo politico ad Abu Mazen, che cercando di barcamenarsi non può schierarsi in modo esplicito né a favore di Hamas e dei rapitori, né tanto meno a favore di Israele.
    Al di là della questione umanitaria – che non é oggetto di questo commento – é comunque difficile dire che Hamas abbia davvero fatto il suo interesse con questo rapimento.
    Se Israele decide che questa organizzazione vada spazzata via dalla Cisgiordania, costi quello che costi, Hamas avrà perso.
    Abu Mazen invece, se rimarrà al potere, avrà sempre vinto.
    E’ infatti interesse generale che continui a galleggiare e lui sarà certamente contento di non avere più Hamas tra i piedi, una volta che gli é già servito per interrompere il negoziato.

Close