Israele rischia di mandare all’aria gli Accordi di Abramo 

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Paola P. Goldberger - Analista senior

Mentre gli analisti vedono l’opportunità per Israele di allargare gli Accordi di Abramo anche ad altri importanti partner musulmani, le violenze dei coloni in Cisgiordania e le decisioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich rischiano di vanificare anni e anni di lavoro diplomatico perpetrato proprio per raggiungere gli Accordi di Abramo.  

Paradossalmente nel mondo arabo e musulmano viene visto come “più grave” quello che sta accadendo in Cisgiordania piuttosto che quello che avviene a Gaza.  

Ieri Smotrich ha detto che intende approvare le gare d’appalto per la costruzione di oltre 3.000 unità abitative nel controverso progetto di insediamento E1 tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, un piano che, a suo dire, «seppellisce l’idea di uno stato palestinese». 

Personalmente non credo che nascerà mai uno stato palestinese, non ci sono le condizioni perché ciò avvenga nonostante di recente sembra diventato di moda “riconoscere la Palestina” anche se non si capisce cosa in effetti si riconosca.  

Tuttavia ci sono terre per così dire palestinesi o meglio ancora, arabe, che non sono di pertinenza israeliana. Per meglio intenderci quelle terre che secondo gli accordi di Oslo sono comprese nell’area A e B e che comprendono città come Ramallah, Nablus, Hebron, Betlemme, Jenin, Tulkarem, Qalqilya, e decine di villaggi e comunità rurali con terreni coltivati a olivi, cereali, ortaggi e frutteti, che costituiscono una parte importante dell’economia locale.  

L’area C è ufficialmente sotto pieno controllo israeliano, ma con porzioni di proprietà privata palestinese, spesso soggette a restrizioni edilizie o rischio di confisca 

I fautori dell’annessione della Giudea e Samaria, quella che tutti chiamano “Cisgiordania”, sostengono che gli accordi di Oslo non sono più validi e così si auto-giustificano per la creazione di numerosi insediamenti, detti anche colonie, soprattutto in area C e in particolare nelle seguenti zone:  

  • Corridoio Gerusalemme–Ramallah: comprende insediamenti come Ma’ale Adumim, Giv’at Ze’ev e vari avamposti minori che creano una fascia di continuità attorno a Gerusalemme Est. 
  • Aree a ovest della Cisgiordania, vicino alla Linea Verde: qui si trovano grandi blocchi come Ariel, Modi’in Illit e Gush Etzion, spesso integrati con la rete stradale israeliana. 
  • Zona di Hebron Sud: insediamenti come Kiryat Arba e altri più piccoli che circondano la città e la Striscia di Hebron. 

Nelle aree A e B ci sono solo insediamenti illegali e non riconosciuti nemmeno da Gerusalemme che tuttavia continuano a crescere spezzando di fatto la continuità territoriale andando quindi a peggiorare la già evidente frammentazione dei territori arabi.  

La scorsa notte nella Cisgiordania meridionale si sono verificati due attacchi da parte dei coloni israeliani ai danni di villaggi arabi, attacchi che come sempre rimangono impuniti nonostante provochino morti, feriti e ingenti danni. Questi attacchi sono condannati fermamente dai paesi arabi e dall’Unione Europea. 

Ma è l’annuncio del cosiddetto “progetto E1” che ha scatenato l’ira degli arabi, anche di quelli più “tolleranti”, un progetto che prevede la costruzione di migliaia di unità abitative oltre all’espansione dell’insediamento di Ma’ale Adumim. 

Il “progetto E1” di fatto limita ulteriormente la mobilità della popolazione palestinese in Cisgiordania, dividendola a metà e isolando l’area da Gerusalemme Est.  

Questa mossa, davvero azzardata, sta facendo crescere ulteriormente il dissenso arabo che, sebbene manifestato per la situazione a Gaza, fino ad ora era apparso “morbido”, comunque meno evidente di quello occidentale.  

Questo dissenso ora rischia seriamente di mettere in discussione gli accordi di Abramo e di isolare ulteriormente Israele, già di fatto parzialmente solato rispetto ai paesi occidentali, un rischio che lo Stato Ebraico non può correre perché realmente esistenziale.  

Analista senior
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Esperta di intelligence. Vive e lavora in Israele nel settore della difesa