Come ampiamente annunciato, la visita del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in Israele non aveva nulla a che vedere con l’intenzione israeliana di annettere la Valle del Giordano e gli insediamenti in Giudea e Samaria.

Lo scopo della visita di Pompeo era principalmente dedicata alla prossima guerra fredda tra USA e Cina essendo Israele un Paese chiave nella corsa cinese ad ottenere nuove tecnologie e moderne infrastrutture.

Pompeo ha chiesto al piccolo Stato Ebraico di schierarsi senza indugi a fianco degli Stati Uniti, a partire dal bloccare qualsiasi collaborazione per la costruzione di un impianto di dissalazione in Cina che avrebbe dovuto coinvolgere la società israeliana Hutchison Israel in partecipazione con una ditta di Hong Kong.

Interrompere la catena di approvvigionamento cinese

L’obiettivo di Trump è quello di interrompere la catena di approvvigionamento cinese, soprattutto per quanto riguarda l’alta tecnologia.

Per farlo è pronto a spendere miliardi di dollari pur di portare le aziende tecnologiche che attualmente alimentano la catena di approvvigionamento cinese negli Stati Uniti o, in alternativa, di convincere gli stati che ospitano queste aziende a non collaborare con la Cina.

Quella fatta da Trump (tramite Pompeo) a Israele non è proprio una richiesta da nulla. Lo Stato Ebraico negli ultimi decenni ha investito molto nella collaborazione con Pechino e di certo non farà felice il neo Ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi.

Ma nel mirino di Trump c’è ancora Huawei. Il Presidente americano si sta muovendo per impedire alla ditta cinese di ottenere o addirittura produrre chip e semiconduttori con tecnologia americana o israeliana.

Quasi contemporaneamente alla visita di Pompeo in Israele la Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. Ltd. (TSMC), quotata a New York e Taipei, cioè la più grande fabbrica di semiconduttori indipendente al mondo, annunciava che avrebbe costruito un nuovo impianto di produzione da 12 miliardi di dollari in Arizona. La TSMC produce semiconduttori per quasi tutti le più importanti case produttrici di telefonia mobile ed è indispensabile nella corsa al 5G.

E così, secondo i piani di Trump, anche grandi aziende tecnologiche come Qualcomm, Cisco, Boeing e Apple, che attualmente stanno costruendo in Cina per sfruttare il basso costo del lavoro, dovranno tornare negli Stati Uniti o, come la Intel, in “paesi sicuri” come Israele.

A proposito di Intel, una larga fetta della loro produzione israeliana finisce in Cina entrando di peso nella catena di approvvigionamento cinese. Pompeo vorrebbe che tutto questo finisse.

Dalla guerra fredda tra Washington e Pechino non sono escluse nemmeno le grandi case farmaceutiche come la multinazionale israeliana Teva Pharmaceutical Industries Ltd, la quale investirà miliardi di dollari (con una lunga serie di agevolazioni) per portare la sua produzione all’interno degli Stati Uniti e fare in modo così che le materie prime e gli agenti attivi necessari per l’industria farmaceutica siano al sicuro sul territorio americano.

Le richieste di Pompeo (di Trump) a Israele non sono affatto cosucce da nulla. La Cina è, dopo gli Stati Uniti, il secondo partner commerciale per lo Stato Ebraico e se veramente Gerusalemme si dovesse trovare presa tra due fuochi la scelta sarebbe davvero difficilissima e immancabilmente verrebbe a coinvolgere anche il settore sicurezza, che potrebbe essere usato da Trump come mezzo di pressione su Israele.