La pace di Trump: comunque vada sarà una disfatta

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Franco Londei - Editor

Nel momento in cui scrivo non è chiaro se questa volta Donald Trump è veramente riuscito a concordare un qualsiasi accordo con il regime iraniano, oppure per la 30esima volta ha annunciato qualcosa che esiste solo nella sua testa.

C’è molta incertezza anche sul contenuto di questo accordo. Sembra che vi sia compreso anche il ritiro di Israele dal Libano, cosa che ritengo Benjamin Netanyahu difficilmente potrà accettare, a prescindere dalle vuote minacce di Trump.

Stando ai media iraniani l’Iran non avrà alcuna limitazione in merito al suo programma balistico. Potrà altresì mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz. Saranno sbloccati i molti miliardi di dollari attualmente sequestrati e detenuti in diversi paesi, la maggior parte in Qatar. Sempre stando ai media iraniani gli Stati Uniti dovranno lasciare le basi che attualmente hanno nei Paesi del Golfo.

Ora, è chiaro che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, oltre tutto questa ricostruzione è stata smentita da Trump anche se non ha specificato quali siano i punti che l’accordo non prevede. Quello che tuttavia appare lapalissiano è che al momento vengono fatte concessioni all’Iran in cambio non si sa bene di cosa.

Il programma missilistico è sicuro che rimane intatto. Così come la produzione di droni. L’Iran punta a inserire nell’accordo il Libano e Trump non sembrerebbe contrario. Lo sblocco dei fondi è dato per certo anche se gli americani hanno specificato che avverrà in modo graduale, qualsiasi cosa voglia dire.

In cambio cosa garantisce l’Iran? Che non costruirà mai una bomba atomica, né la comprerà. Fine.

Poi ci sono le cose che non garantisce. Non garantisce di non armare i proxy come Hezbollah e gli Houthi dello Yemen. Non garantisce di non finanziare ed armare gruppi terroristici come Hamas. Non garantisce che non interferirà nelle politiche interne di altri Stati come il Libano o l’Iraq.

Quello che a me sembra è che l’Iran sia il vincitore di questa guerra e che gli Stati Uniti, avendola persa, debbano sottostare alle pretese del vincitore.

Non è così. Al di la delle apparenze l’Iran è un paese in ginocchio. Manca l’acqua, manca l’elettricità, le fabbriche sono chiuse. I Pasdaran tengono il laccio stretto alle proteste, ma voci sempre più insistenti parlano di un movimento sotterraneo in subbuglio. Se c’era un momento per non fare concessioni all’Iran era proprio questo.

Invece come sempre Donald Trump ha fatto (o farà) prevalere i propri interessi sulle ragioni geopolitiche. Non ha coinvolto Israele in queste trattative. Anzi, sembrerebbe considerare Netanyahu come un ostacolo alla pace, la pace di Trump naturalmente.

Quello che mi sento di dire è che sul Libano e su Gaza Israele non retrocederà di un millimetro e che Trump non ci potrà fare niente, nemmeno minacciare di fermare la consegna di armi a Israele. Non a ridosso di elezioni importantissime.  

E sinceramente non sono nemmeno troppo sicuro che a Gerusalemme siano così ben disposti a chiudere il “dossier Iran”. Israele ci ha abituati alle sorprese.

In ultimo lasciatemi dire due cose sul popolo iraniano, tradito due volte da Donald Trump. La prima quando disse agli iraniani di scendere in piazza che «stiamo arrivando». I pasdaran ne massacrarono a decine di migliaia in una sola notte. E poi adesso, con concessioni ad un regime con l’acqua alla gola, concessioni che probabilmente lo rafforzeranno aiutandolo a stringere la corda sul collo di chi aveva creduto che davvero Trump avrebbe fatto qualcosa per loro.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo