Editoriali

Medio Oriente: Israele nella tela del ragno iraniano

Devo fare un confessione che a molti apparirà strana viste le mie posizioni su Israele: ammiro la politica iraniana in Medio Oriente. Ammiro l’arguzia di Mohammad Javad Zarif, il Ministro degli Esteri iraniano che con una tranquillità impressionante sta prendendo per i fondelli mezzo mondo e senza battere ciglio da anni tesse la sua tela di ragno attorno al piccolo Israele usando lo spauracchio dell’ISIS per conquistare terreno.

Ieri il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, durante una cerimonia ad Ashdod è tornato sugli allarmi lanciati dal Mossad in merito al fatto che l’Iran sta prendendo il posto di ISIS in Siria e in Iraq. «L’ISIS esce, l’Iran entra» ha sintetizzato Netanyahu ricordando come l’Iran e il suo proxy Hezbollah stiano progressivamente occupando il territorio lasciato libero dallo Stato Islamico. Quella denunciata dal Mossad e da ieri da Netanyahu è la sintesi della politica iraniana in Medio Oriente, una politica guidata sapientemente da Mohammad Javad Zarif il quale mentre tutti vedevano nello Stato Islamico una minaccia per il mondo, non solo per il Medio Oriente, vedeva nei terroristi islamici dell’ISIS una opportunità irripetibile per espandere e rafforzare la presenza militare iraniana in Medio Oriente, una opportunità che gli ha permesso di portare le truppe iraniane a pochi Km dal confine con Israele. L’Iran ha permesso a ISIS di espandersi fino al punto in cui un intervento iraniano in Siria sarebbe apparso inevitabile e giustificabile. Un vero capolavoro perché oltre a portare l’esercito iraniano ai confini con Israele fa passare il messaggio che l’Iran e i terroristi di Hezbollah combattono lo Stato Islamico salvando gli innocenti siriani. Non occupanti quindi, ma salvatori. Come si fa a non ammirare una simile genialità?

“Non permetteremo agli iraniani di accumulare militari in Siria”

Detto questo torniamo alla realtà delle parole di Netanyahu che descrivono benissimo quello che ci aspetta. «La politica di Israele è chiarissima» ha detto il Premier israeliano «ci opponiamo fermamente all’accumulo di militari iraniani e di Hezbollah in Siria e faremo quanto in nostro potere per impedirlo». Non sono parole di retorica, è esattamente quello che Israele è costretto a fare per salvaguardare la propria sicurezza. E anche in questo caso emerge l’arguzia del grande burattinaio iraniano: costringere Israele a una azione militare in Siria per impedire che i militari iraniani si posizionino ai suoi confini. Se Israele farà qualsiasi cosa per impedirlo verrà considerato come una intromissione nel conflitto siriano e condannato dalla comunità internazionale, se al contrario non farà nulla l’Iran potrà tranquillamente prendere posizione al confine con lo Stato Ebraico. Qualunque cosa faccia Israele sarà quindi sotto il mirino dei suoi detrattori oppure degli iraniani. Lo ripeto, come si fa a non ammirare un genio simile?

Ora, è chiaro che se a Teheran tessono la tela per imprigionare Israele a Gerusalemme non stanno con le mani in mano. Consci che uno scontro con l’Iran e con gli Hezbollah è praticamente inevitabile cercano almeno di prepararlo nel miglior modo possibile. In silenzio gli israeliani hanno rafforzato notevolmente il confine nord, il Mossad ha mappato attentamente tutto il sud del Libano dove Hezbollah ha distribuito sotto gli occhi di UNIFIL una quantità impressionante di depositi di armi e di comandi militari, tutti obiettivi legittimi anche se Hezbollah usa le abitazioni civili per nascondere i suoi depositi. E’ prevedibile che il Mossad possieda anche una mappatura dei depositi di missili degli Hezbollah, come è altrettanto prevedibile che l’IDF continuerà a colpire i convogli di armi diretti a Hezbollah per impedire che armi avanzate giungano ai terroristi libanesi, anche se a complicare un po’ le cose è arrivato il cosiddetto “accordo di de-escalation” voluto da russi e iraniani nel sud della Siria, un’altra genialata di Zarif che ha portato nei giorni scorsi i russi a lanciare un monito a Israele affinché non faccia nulla per rovinare quell’accordo. Tradotto: “non è ammessa nessuna azione militare israeliana in Siria”.

Va da se che Israele non si farà intimidire dai russi né permetterà agli iraniani di far arrivare armi avanzate a Hezbollah, ma il quadro della situazione è molto più complesso rispetto a qualche mese fa quando Putin e Netanyahu si accordavano per un coordinamento delle azioni militari in Siria, un accordo che sostanzialmente permetteva ai caccia israeliani di colpire indisturbati obiettivi di Hezbollah in territorio siriano. Ora quell’accordo è carta straccia. La tela del ragno iraniana si è chiusa attorno alla piccola democrazia israeliana.

Ancora ieri il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, è tornato a minacciare di distruggere il reattore nucleare di Dimona nel caso in cui Israele dovesse attaccare i terroristi libanesi. Non sono minacce da sottovalutare, Hezbollah non è Hamas, gli iraniani non sono gli arabi. Credo che Israele si trovi ad affrontare la sfida esistenziale più pericolosa che gli sia mai stata portata. Credo altresì che i generali israeliani e l’intelligence abbiano ben chiaro il pericolo e che stiano facendo tutto il possibile per districarsi dalla tela iraniana. I prossimi mesi (forse anche prima) vedremo cosa farà Israele per liberarsi, ma è un gioco pericolosissimo che riguarda l’esistenza stessa di Israele.

Il peggio in Medio Oriente deve ancora arrivare e visto come stanno le cose non c’è nessuno che sembri in grado di fermare questa escalation annunciata. L’importante è essere consci della posta in gioco anche se , visto come si sta comportando la comunità internazionale di fronte alle genialate di Mohammad Javad Zarif, gli unici che sembra capiscano qual’è la posta in gioco sono gli israeliani.

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