Molestie sessuali nei paesi islamici: se ad essere criminalizzate sono le donne

Criminalizzare la vittima e non lo stupratore. Ci hanno provato (senza riuscirci) anche in Malesia, ma è la regola in molti paesi musulmani e, a quanto pare, sta diventando la regola anche in occidente

Kuala Lumpur, Malesia – Una proposta di legge contro le molestie sessuali che criminalizza le donne e giustifica gli stupri è stata presentata da un senatore malese provocando enorme indignazione nel paese.

Mohd Imran Abd Hamid, senatore del partito PKR guidato da Anwar Ibrahim, mercoledì scorso ha presentato una proposta di legge contro le molestie sessuali che in sostanza criminalizza le donne e giustifica gli stupratori.

«Propongo una legge sulle molestie sessuali per proteggere gli uomini dalle azioni, dalle parole e dall’abbigliamento delle donne, che può indurre gli uomini a essere sedotti al punto tale da poter commettere atti come incesto, stupro, molestie, guardare pornografia e cose simili» ha detto Mohd Imran Abd Hamid che è anche un ex ammiraglio della marina.

In sostanza, secondo quanto afferma il senatore malese, gli uomini sarebbero indotti a stuprare le donne in quanto proprio da esse provocati con abbigliamento succinto, capelli al vento, comportamenti che lasciano intendere di essere disponibili e altro. Per questo sono gli uomini che andrebbero protetti e non le donne.

È un po’ il ragionamento prettamente islamico di coprire una donna da capo a piedi per non essere provocati, lo stesso ragionamento che quindi giustifica gli stupri e le molestie contro quelle donne nel caso che queste non assumono un atteggiamento consono ai canoni islamici.

Va detto subito che la proposta del senatore Mohd Imran Abd Hamid è stata immediatamente respinta e che ha suscitato nei suoi confronti una marea di critiche proveniente da tutto il Paese.

Tuttavia appare indiscutibile che questo tipo di mentalità è ampiamente diffusa in molti Paesi musulmani dove infatti molto spesso ad essere criminalizzate sono le donne stuprate e non gli stupratori che infatti giustificano i propri atti con “le provocazioni” femminili.

Dal velo islamico che copre i capelli fino ad arrivare addirittura al burqa sono per i musulmani una forma di difesa dalle “provocazioni femminili” e quando una donna musulmana si rifiuta di seguire queste assurde regole viene non di rado considerata una poco di buono e se quindi viene stuprata o molestata sessualmente, l’uomo o gli uomini responsabili dello stupro molto spesso la fanno franca mentre ad essere criminalizzata è la donna.

Va detto tuttavia che nemmeno l’occidente è libero da questo assurdo ragionamento, specie dove l’immigrazione islamica è importante.

Pochi giorni fa una ragazza svedese è stata fatta scendere da un autobus di Malmö, in Svezia, perché indossava pantaloncini corti e un top che, secondo l’autista, erano troppo succinti e quindi offendevano i musulmani (che, tra parentisi, l’hanno difesa).

Quello svedese non è un caso isolato. Denunce di offese rivolte a donne che “provocano gli uomini” vengono segnalati in Gran Bretagna, Francia, Belgio e in altri paesi, offese che non sempre arrivano da musulmani ma anche da cristiani integralisti o da persone “particolarmente attente alle usanze islamiche” che non vogliono che tali usanze venga “offese”.

È una forma di pazzia collettiva secondo la quale una donna dovrebbe rinunciare a vestirsi come vuole o a comportarsi come si comporta una donna in un paese libero solo per non offendere leggi e tradizioni che non ci appartengono.

Anni e anni di lotta femminista per ottenere quei Diritti che le donne meritano, letteralmente buttati nel cestino. Una regressione del Diritto totalmente inaccettabile.