Il mondo è troppo impegnato nella condanna a Israele per vedere come il Libano sia sull’orlo del baratro di una terribile guerra civile.
Nonostante le promesse, Hezbollah continua a rifiutare il totale disarmo, rifiuta cioè di diventare solo una forza politica e non più una forma militare che nei fatti crea uno Stato nello Stato o, peggio, fa le veci dello Stato.
Secondo il Segretario Generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, «chiunque oggi chieda la consegna delle armi, sia internamente che esternamente, sulla scena araba o internazionale, sta servendo il progetto israeliano», progetto che secondo Hezbollah mira a controllare il Libano da remoto, cioè a fare quello che faceva l’Iran fino all’attacco israeliano.
Ma il Libano ha bisogno urgentissimo di aiuti materiali e finanziari, aiuti che sono condizionati proprio al disarmo di Hezbollah e di tutte le milizie.
Nonostante il Primo Ministro libanese, Nawaf Salam, abbia incaricato le Forze Armate Libanesi (LAF) di preparare un calendario per il disarmo e lo smantellamento di tutte le milizie armate, l’impresa appare impossibile senza scatenare una terribile guerra civile. Hezbollah rifiuta categoricamente di disarmare sfidando apertamente il Governo libanese a imporre la decisione del Primo Ministro.
A dar man forte ai terroristi libanesi lo scorso 13 agosto è arrivato in Libano Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano.
L’Iran non vuole perdere anche il Libano dopo aver perso definitivamente la Siria e Larijani ha portato a Hezbollah e al Governo Libanese il messaggio della Guida Suprema, Ali Khamenei, con il quale si riafferma la totale vicinanza dell’Iran al Libano, che tradotto significa “totale vicinanza a Hezbollah”.
Senza la rotta siriana e con il Libano attento a non far arrivare armi a Hezbollah, per Teheran non sarà facile rimpinguare le scorte di missili di Hezbollah in modo che torni ad essere una vera minaccia per Israele. Tuttavia gli attuali arsenali di Hezbollah, se non bastano per spaventare Israele, certamente bastano per intimidire il governo libanese.
Più facile per l’Iran fare entrare clandestinamente il denaro sufficiente a garantire a Hezbollah il pagamento degli stipendi, dei risarcimenti alle vedove e, soprattutto, a garantire i servizi alla popolazione sciita che poi è quella che garantisce al gruppo terrorista di sedersi in Parlamento.
Ed è questo che probabilmente è venuto a promettere Ali Larijani, un sostanzioso aiuto finanziario a Hezbollah da parte dell’Iran.
Per di più il momento è particolarmente favorevole a “riprendere fiato” con Israele ancora impantanato a Gaza e con possibili problemi in Cisgiordania, con oltretutto il mondo intero impegnato a condannare sistematicamente ogni mossa israeliana.
E se Hamas il 7 ottobre ha praticamente copiato il piano di Hezbollah volto a invadere la Galilea, Hezbollah potrebbe beneficiare del successo mediatico che sta avendo Hamas in occidente per distrarre gli occhi occidentali dal Libano e cominciare la sua ricostruzione proprio da Beirut.
Il governo libanese non può contare solo sulle promesse americane o sulle minacce israeliane per impedire a Hezbollah di trasformare nuovamente il Libano in una provincia iraniana, serve tutta la comunità internazionale per sventare una più che probabile guerra civile che vincerebbe il gruppo terrorista sciita.
Il Libano ha bisogno di ogni aiuto possibile e i leader mondiali (arabi compresi) invece di star dietro ad un improbabile “stato palestinese” dovrebbero far sentire il proprio peso aiutando il Libano a liberarsi di Hezbollah. O lo farà Israele, e non sarà indolore.


