Non amo molto i social. Anche con la mia organizzazione ho sempre preferito proporre articoli piuttosto che “figurine” condite da notizie flash, anche se mi rendo conto che oggi è questo il modo di fare informazione. La gente non legge, non si informa. È tutto un like sulla fiducia a post brevi abbinati a video e foto d’impatto. Verifiche, poco o niente.
Ma tant’è. Circa due anni fa parlai per la prima volta di «vittoria dell’Ucraina sulla Russia» e venni preso d’assalto dalla foltissima schiera rosso-bruna dei social. Portai avanti questa idea anche quando Trump proponeva la resa dell’Ucraina chiamandola «pace» con un piano scritto chiaramente a Mosca.
Anche in quel caso la massa marrone filorussa e trumpista non fece mancare la sua dose di insulti perché mi azzardavo a far vedere l’evidenza a coloro che invece seguivano come tante pecorelle i vari twitt e telegrammate conditi da belle foto e brevi testi d’impatto, 20/25 parole al massimo, altrimenti le pecorelle si stancano.
Intendiamoci, la cosa è studiata bene e funziona. Per quattro anni milioni di pecorelle hanno creduto che l’Ucraina stesse capitolando. Non serviva informali, mostrare loro come stavano le cose. La verità alternativa prodotto dalla macchina da guerra mediatica purulenta messa in piedi dal Cremlino, rinforzata dall’antipatia di Trump per Zelensky, continuava a dire che andava tutto bene e che l’Ucraina stesse capitolando. Intanto il tritacarne russo macinava oltre un milione di giovani russi, più di mille ogni giorno, e l’economia della Federazione Russa andava in ramengo anche se a Mosca e a San Pietroburgo non se ne accorgevano.
Dirò di più, il sistema funziona così bene che questo fiume marrone che scorre tra di noi si è creato anche un quotidiano, non sia mai che qualche pecorella non voglia leggere un po’ più di 25 parole. Oddio, viste le vendite del quotidiano la cosa non sembra attrarre molto i bravi rosso-bruni, ma l’idea è buona e poi c’è sempre Cairo pronto a ospitare sulla sua TV gli “editorialisti” del quotidiano marrone.
La storia però è finita ieri quando a Mosca è andata in scena la disfatta russa, con Putin costretto a piagnucolare una tregua per poter fare la mini parata “della vittoria” sui tedeschi nella seconda guerra mondiale. Niente carri armati, sono al fronte o distrutti. Niente cingolati o blindati, anch’essi ridotti a rottami sul fronte ucraino. Pochi aerei, niente missili. La potenza russa ridotta alla macchietta di se stessa. Se non ci fossero quelle bombe nucleari la Russia sarebbe poco più di una mini potenza regionale. La GRANDE RUSSIA.
Persino la sospetta accondiscendenza di Trump verso Putin non è servita a piegare l’Ucraina. Nemmeno lo stop alle armi americane imposto sempre da Trump ha fermato la resistenza ucraina. Anzi, ha innescato un procedimento che ha portato l’Ucraina a produrre internamente molte delle armi che le servono. I droni ucraini non hanno cambiato solo il corso di questa guerra, hanno cambiato il modo di fare la guerra. Oggi l’Ucraina esporta i suoi droni in tutto il mondo.
I missili ucraini, prodotti in Ucraina, colpiscono la Russia in profondità. Obiettivi a migliaia di Km non sono più al sicuro e non servono più i Tomahawk americani, prima promessi e poi negati dal solito TACO, droni e missili Flamingo stanno devastando sia l’economia russa che la capacità di rifornire le truppe al fronte.
Non conosco nei dettagli quanto territorio gli ucraini hanno liberato dalla presenza nazi-russa, so che dopo esattamente 1.537 giorni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina i russi non solo non avanzano più, ma stanno perdendo terreno.
La Russia sta perdendo la guerra, checché ne dicano al quotidiano marrone o sui social rosso-bruni. Anzi, la Russia l’aveva già persa anni fa quando non era riuscita a occupare l’Ucraina nonostante migliaia e migliaia di uomini mandati allo sbaraglio contro il muro ucraino.
Ieri è crollata definitivamente la verità alternativa che il mondo rosso-bruno cercava di spacciare per realtà, con buona pace di Travaglio, Vannacci e personaggi vari che si spera torneranno nelle fogne da dove sono usciti.

