TACO, acronimo di “Trump Always Chickens Out” (Trump si tira sempre indietro) è il termine più azzeccato della storia politica moderna degli Stati Uniti. Lo doveva prevedere Benjamin Netanyahu quando lo ha convinto ad attaccare l’Iran nel maldestro tentativo di rimediare agli errori di qualche mese fa, che arrivati a un certo punto Trump avrebbe tirato il culo indietro e, come i bambini, avrebbe incolpato il leader israeliano delle sue decisioni.
La tregua di due settimane con l’Iran. È come se durante la seconda guerra mondiale l’Armata Rossa e gli alleati a un certo punto si fossero fermati e avessero trattato con Hitler.
Già in occasione della cosiddetta “guerra dei 12 giorni” Trump fermò l’offensiva israeliana che aveva messo in ginocchio il regime iraniano. Con tre bombette sganciate su una centrale atomica iraniana TACO cercò di convincere il mondo della «schiacciante vittoria americana» e che il programma nucleare iraniano non c’era più.
Chiaramente non era vero, come non era vero che Hezbollah fosse distrutto o che Hamas non controllava più la Striscia di Gaza quando sempre TACO obbligò con il ricatto (è andata proprio così) Israele a fermare le sue offensive a un passo dalla vittoria totale.
Oggi, purtroppo, è il leader dell’opposizione israeliana, Yair Lapid, a descrivere alla perfezione il risultato della retromarcia di TACO. Lo fa attaccando Netanyahu su X dove scrive che «Non c’è mai stato un disastro diplomatico simile in tutta la nostra storia. Israele non era nemmeno presente al tavolo delle trattative quando sono state prese decisioni riguardanti il nucleo della nostra sicurezza nazionale».
Lapid afferma che, mentre «l’esercito ha svolto tutto ciò che gli era stato richiesto [e] il pubblico ha dimostrato una notevole resilienza», il Primo Ministro Netanyahu «ha fallito diplomaticamente, ha fallito strategicamente e non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissato».
Quella che descrive Lapid è purtroppo una triste verità, anche se Netanyahu è vittima, insieme a tutto Israele, di una mente bacata, probabilmente malata, che seduto nello Studio Ovale, sembra giocare ai soldatini e si diverte (forse a scopo di lucro) a mandare messaggi talmente contrastanti gli uni con gli altri da far pensare davvero a una sorta di insider trading su vasa scala gestito da chi gli siede vicino.
Ora cosa succede? L’Iran verrà rifornito di missili e sistemi d’arma dalla Cina così come è avvenuto dalla fine della guerra dei 12 giorni ad oggi. In questo modo tornerà ben presto ad essere la testa dell’idra che destabilizza tutta la regione. Tornerà velocemente a produrre droni kamikaze da usare contro i nemici e per tenere sotto scacco lo Stretto di Hormuz e tutti i Paesi vicini.
Nel frattempo TACO sbandiererà la «grande vittoria» sui cattivi iraniani mentre Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman e Israele rimarranno con il cerino in mano consapevoli che gli unici ad aver veramente vinto sono i Pasdaran che adesso controllano il 100% dell’Iran senza più nemmeno il clero a dar loro fastidio.
Dimenticavo, c’è un altro grande vincitore: il socio di TACO, Vladimir Putin. Eccovi un quadro di quanto ci ha guadagnato Putin da questo conflitto:
- Entrate giornaliere extra: Mosca ha registrato introiti supplementari stimati in circa 150 milioni di dollari al giorno grazie al rincaro dei prezzi del greggio.
- Guadagni nel breve termine:
- Nelle prime due settimane di ostilità, il profitto complessivo è stato calcolato tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari.
- Secondo dichiarazioni del presidente ucraino Zelensky, la Russia avrebbe incassato fino a 10 miliardi di dollari solo nei primi dieci giorni di guerra.
- Espansione del mercato: Le esportazioni di petrolio russo verso l’India sono aumentate del 50% (raggiungendo 1,5 milioni di barili al giorno), poiché le raffinerie asiatiche hanno cercato alternative al greggio iraniano e mediorientale.
- Aumento dei prezzi del greggio russo: Il prezzo del petrolio Urals (la varietà russa) è salito da minimi di 40 dollari al barile fino a circa 57 dollari, seguendo il rialzo del benchmark internazionale Brent che ha superato gli 80-100 dollari
Questi guadagni sono stati favoriti anche dalla decisione degli Stati Uniti di allentare temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo per contrastare la carenza di offerta globale causata dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Ora, tutti sono più tranquilli perché già da questa mattina il prezzo del petrolio è sceso in picchiata e si presume che nelle prossime ore anche lo Stretto di Hormuz tornerà alla quasi normalità, ma le questioni che TACO lascia aperte sono importantissime, a partire dal fatto che non può essere il solo Iran a gestire lo Stretto di Hormuz e, attraverso gli Houthi dello Yemen, lo stretto Bab el-Mandeb. Senza sforzarsi tanto Teheran tiene in ostaggio l’economia globale, compresa quella statunitense.
E cosa dire del fatto che l’Iran userà questa tregua per rimpinguare gli arsenali, sia i suoi che quelli dei proxy (Hezbollah e Houthi)? Davvero c’è qualcuno che pensa che TACO abbia vinto la guerra?


