Perché non bisogna sottovalutare le minacce iraniane (e cinesi)

by Franco Londei
minacce iraniane nel golfo persico

Mentre Iran e Stati Uniti si incontrano in Svizzera nel tentativo di raggiungere un accordo che eviti un attacco militare americano, a Teheran il grande Ayatollah Ali Khamenei lancia minacce tutt’altro che amichevoli verso gli Stati Uniti arrivando a minacciare persino l’affondamento di una portaerei. Ma sono realistiche queste minacce o è solo fumo negli occhi?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo, andare cioè tra la fine di gennaio 2025 e l’inizio di febbraio 2026 quando cioè Iran, Cina e Russia formalizzarono il cosiddetto Patto Trilaterale, un punto di svolta storico, in quanto non si tratta solo di un accordo di cooperazione, ma la nascita di una struttura coordinata che sfida apertamente l’ordine a guida occidentale.

Il Salto di Qualità: Dal Bilaterale al Trilaterale

Fino al 2025, i rapporti erano gestiti separatamente (l’accordo Iran-Cina da 25 anni e il trattato Russia-Iran). Il nuovo patto del 2026 fonde queste relazioni in un quadro di sicurezza comune.

  • Coordinamento Diplomatico: I tre Paesi si impegnano a votare in modo compatto nei consessi internazionali (come il Consiglio di Sicurezza ONU), dove il potere di veto di Mosca e Pechino fa da scudo alle ambizioni di Teheran.
  • Sovranità e “Anti-Coercizione”: Il cuore del patto è il rifiuto delle sanzioni unilaterali e delle pressioni militari esterne.

Cooperazione Militare e l’Esercitazione “Cintura di Sicurezza”

Mentre scrivo, sono in corso le manovre navali Maritime Security Belt 2026 nello Stretto di Hormuz.

  • Assetti in campo: La Cina ha inviato unità d’élite (cacciatorpediniere Tipo 052DL e fregate), la Russia ha schierato fregate lanciamissili e l’Iran partecipa con la Marina dell’IRGC.
  • Obiettivo: Testare l’interoperabilità dei sistemi di comunicazione e difesa. Il messaggio è chiaro: “Il controllo del traffico energetico globale non è più un’esclusiva occidentale”.
  • Dimensione BRICS: Queste manovre seguono l’esercitazione Will for Peace 2026 svoltasi a gennaio nell’Atlantico meridionale, segnando l’espansione della cooperazione militare anche verso il Sud del mondo.

I Pilastri Tecnologici e Strategici

Il patto prevede scambi che vanno ben oltre le semplici armi:

  • Intelligence Sharing: Una rete di scambio dati satellitari in tempo reale per monitorare i movimenti delle portaerei americane (come la USS Gerald R. Ford e la USS Abraham Lincoln attualmente posizionate nella regione).
  • Energia e Finanza: La creazione di un sistema di pagamenti alternativo allo SWIFT per commerciare petrolio e gas in yuan e rubli, neutralizzando l’effetto delle sanzioni USA.
  • Difesa Informatica: Supporto cinese per la creazione di un “Cloud di Sicurezza” iraniano per proteggere le infrastrutture critiche da attacchi malware e cyber-spionaggio.

Perché è diverso dal passato?

  • Se prima si trattava di “opportunismo tattico”, oggi siamo davanti a una visione multipolare dichiarata. Come affermato dai vertici russi a febbraio 2026, l’obiettivo è costruire un “ordine mondiale multipolare sugli oceani”. In parole povere: se gli USA aumentano la pressione sull’Iran, devono ora considerare una risposta coordinata che coinvolge le due principali potenze eurasiatiche.

In sintesi: Non è ancora un’alleanza di difesa mutua (stile Articolo 5 della NATO), ma è il passo più vicino a essa che si sia mai visto tra queste tre nazioni.

Di che armi dispone l’Iran che possono far male agli USA?

L’Iran ha basato gran parte della sua strategia di “negazione d’accesso” (A2/AD) nel Golfo Persico su progetti cinesi prodotti localmente su licenza o tramite ingegneria inversa.

  • C-802 (Noor): È il missile antinave più famoso, derivato dal cinese YJ-82. È stato utilizzato con successo contro una corvetta israeliana nel 2006.
  • C-701 / C-704 (Kosar / Nasr): Missili leggeri a corto raggio per colpire imbarcazioni veloci o pattugliatori.
  • C-801 (Tondar): Altra variante della famiglia YJ-8, spesso montata su unità navali veloci.

Tuttavia, secondo informazioni di intelligence, Pechino potrebbe aver fornito a Teheran una versione diversa del nuovissimo missile “Carrier Killer” Ipersonico (Serie YJ-21 e YJ-20), rivista per essere lanciata da terra invece che da nave o aerei. Presentati in pompa magna durante la parata del V-Day a Pechino (3 settembre 2025), questi sistemi sono l’incubo dei pianificatori della Marina USA. Non ci sono prove certe a riguardo, ma le intelligence occidentali hanno tutte le antenne alzate.

Le nuove armi cinesi e perché sono importanti per l’Iran

1. I “Carrier Killer” Ipersonici (Serie YJ-21 e YJ-20)

  • YJ-21 (Eagle Strike 21): È un missile balistico ipersonico. Può essere lanciato da cacciatorpediniere Tipo 055 o da bombardieri H-6N. Viaggia a una velocità di crociera di Mach 6, toccando Mach 10 nella fase terminale. Con una gittata di 1.500 km, rende estremamente rischioso per una portaerei avvicinarsi alle coste cinesi.
  • YJ-20: Recentemente avvistato in fase di test (gennaio 2026), è un missile aero-ballistico ottimizzato per colpire unità anfibie e incrociatori. La sua traiettoria è imprevedibile, rendendo quasi impossibile l’intercettazione da parte dei radar attuali.

2. YJ-15: Il cacciatore a lungo raggio

Una delle novità più rilevanti del 2026 è l’integrazione del YJ-15 sui caccia imbarcati J-15T (quelli che operano sulla nuova portaerei Fujian).

  • Tecnologia Ramjet: A differenza dei missili tradizionali, usa un motore ramjet che gli permette di mantenere velocità supersoniche costanti per tutto il volo.
  • Gittata Estesa: Si stima una portata tra i 1.200 e i 1.800 km, permettendo ai jet cinesi di lanciare attacchi restando ben al di fuori della portata delle difese aeree nemiche.

3. YJ-18C: La minaccia stealth “silenziosa”

Mentre l’YJ-21 punta sulla velocità bruta, l’YJ-18C punta sull’invisibilità.

  • Profilo di volo: Vola a pochissimi metri dall’acqua (sea-skimming) a velocità subsonica per evitare i radar, accelerando a Mach 3 solo negli ultimi secondi.
  • Obiettivo Logistica: A differenza dei “carrier killer”, l’YJ-18C è progettato per essere economico e prodotto in massa. Il suo scopo è colpire le navi da rifornimento e la logistica nemica, logorando l’avversario in un conflitto di lunga durata.

4. DF-27 (YJ-27): L’intercontinentale antinave

Il Pentagono ha confermato nei primi mesi del 2026 che il nuovo missile DF-27 possiede capacità antinave.

  • Range: Tra i 5.000 e gli 8.000 km.
  • Capacità: Utilizza un veicolo di planata ipersonica (HGV) che può colpire bersagli mobili in pieno oceano partendo dal cuore della Cina continentale. È, di fatto, il primo missile antinave a gittata intercontinentale della storia.

Perché questo è importante per l’Iran?

Nell’ambito del recente Patto Trilaterale, non ci si aspetta che la Cina regali il DF-27 a Teheran, ma il trasferimento tecnologico è già in atto su due fronti:

  1. Sistemi di Guida: L’Iran sta aggiornando i suoi missili Khalij Fars con sensori ottici e radar cinesi derivati da questi nuovi modelli.
  2. Dati Satellitari: Grazie alla rete satellitare cinese BeiDou, l’Iran può ora guidare i propri missili con una precisione di pochi metri, cosa impossibile fino a pochi anni fa.

In sintesi: La Cina sta fornendo all’Iran “gli occhi e il cervello” per colpire, mentre riserva per sé “i muscoli” (i missili ipersonici) per scoraggiare interventi diretti delle grandi potenze nel Golfo.

Altre armi cinesi all’Iran

Missili Balistici e Propellenti

Sebbene l’Iran dichiari che il suo programma missilistico sia interamente autoctono, l’influenza cinese è storica e documentata.

  • Tecnologia e Componenti: Report recenti (2025-2026) indicano che la Cina fornisce enormi quantità di perclorato di ammonio e perclorato di sodio, sostanze chimiche essenziali come propellente solido per missili balistici e spaziali.
  • Sistemi di Guida: L’Iran utilizza tecnologie di puntamento e giroscopi di derivazione cinese per migliorare la precisione dei missili della famiglia Fateh e Zolfaghar.

Difesa Aerea

Dopo gli attacchi israeliani alle difese aeree iraniane nel 2025, sono aumentate le voci su forniture cinesi per colmare le lacune.

  • HQ-2 (Sayyad-1): Il primo sistema di difesa aerea iraniano di rilievo era una copia del sistema cinese HQ-2 (a sua volta derivato dal sovietico SA-2).
  • Sistemi moderni (Rumors): Si è parlato spesso dell’interesse iraniano per il sistema HQ-9 (concorrente dell’S-300/S-400 russo), ma Pechino è stata cauta nel consegnare sistemi completi per evitare sanzioni dirette, preferendo fornire radar e sistemi di guerra elettronica.

Droni (UAV) e Guerra Elettronica

Nonostante i droni iraniani (come gli Shahed) siano famosi nel mondo, molti dei loro “organi interni” sono cinesi.

  • Componenti: Motori, microchip, sensori ottici e moduli GPS utilizzati nei droni iraniani sono spesso acquistati da aziende cinesi.
  • Guerra Elettronica: La Cina ha fornito tecnologie per il disturbo (jamming) dei segnali GPS e delle comunicazioni satellitari, cruciali per contrastare i droni e i missili cruise avversari.

In sostanza, l’Iran è troppo importante per la Cina per lasciare che gli Stati Uniti attacchino il paese o che cerchino di far cadere il regime. Non è affatto escluso che durante gli ultimi mesi gli iraniani siano stati riforniti dei mezzi necessari per potersi difendere in modo “autonomo”. E questo vale anche nel confronto tra Israele e Iran. Il che spiegherebbe la fretta di Netanyahu di “finire il lavoro” prima che l’Iran diventi veramente una fortezza.

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