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Spaccature nella leadership iraniana? Verità o bluff per prendere tempo?

rump mostra la penna alla leadership iraniana per firmare un accordo

Secondo il Wall Street Journal le spaccature all’interno dell’Iran e in particolare tra i Pasdaran e il mondo politico, starebbero ostacolando progressi nei colloqui.

Scrive il WSJ che «sta diventando sempre più chiaro che all’interno della leadership del Paese esistono profonde divisioni su quanto spingersi oltre per raggiungere un accordo con gli americani». Ma siamo sicuri che sia veramente così?

Già gli americani donano un’enorme vantaggio agli iraniani inviando la coppia Steve Witkoff e Jared Kushner a discutere un accordo complicatissimo che coinvolge mezzo mondo, che è un po’ come mandare due bambini dentro la gabbia dei leoni. E non che l’aiuto del vice-presidente JD Vance possa servire a qualcosa. Inviassero almeno il Segretario di Stato Marco Rubio (che sarebbe il suo lavoro) che quantomeno di politica se ne intende. Sarà quindi difficile capire dove veramente finiscono le difficoltà iraniane e dove comincia il bluff.

La diplomazia iraniana ha millenni di storia alle spalle ed è riconosciuta come una delle diplomazie più “forti” del pianeta. È già tanto che non consideri un insulto l’invio della coppia Witkoff/Kushner. Ma il punto vero è che questi due non sono in grado di capire cosa stia veramente succedendo in Iran e quindi di dare un’impronta alle trattative.

Dal canto loro gli iraniani negano fermamente che ci siano divisioni all’interno della leadership persiana. Anche ieri le dichiarazioni dei leader iraniani sono apparse tutte dello stesso tenore. Ma come detto i persiani vantano millenni di esperienza nell’inganno diplomatico e cercare di leggere quello che avviene nelle stanze segrete di Teheran appare un’impresa ciclopica.

E in Israele? Cosa ne pensano a Gerusalemme? In Israele, la prospettiva di colloqui diplomatici tra Stati Uniti e Iran è accolta con un misto di scetticismo strategico e preparazione militare. 

  • Scetticismo del Governo: Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha espresso forti dubbi sulla riuscita dei negoziati, sottolineando che “il lavoro in Iran non è finito”. Israele teme che la diplomazia possa essere una distrazione e chiede, in caso di accordo, lo smantellamento totale dell’infrastruttura nucleare di Teheran. 
  • Preparazione all’Escalation: Il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che Israele è “pronto a riprendere la guerra”. Le forze israeliane (IDF) avrebbero già identificato una “banca di obiettivi” strategici, inclusi siti energetici ed economici, in attesa di un eventuale “via libera” da Washington qualora i colloqui a Islamabad o Ginevra dovessero fallire definitivamente. 
  • Tensioni con gli Stati Uniti: Nonostante l’alleanza, esistono divergenze. Mentre il Presidente Trump sembra intenzionato a esaurire la via diplomatica per porre fine alla campagna militare, Israele preme per azioni più incisive sulle infrastrutture civili e militari iraniane per forzare un cambio di regime. 
  • Percezione del Fallimento: Molti analisti e ambienti governativi a Tel Aviv vedono lo stallo dei colloqui come un’opportunità per colpire duramente le capacità strategiche dell’Iran, temendo che un accordo parziale possa solo posticipare la minaccia nucleare. 

La verità è che se si sospettano spaccature all’interno della leadership iraniana, è altrettanto vero che anche sul fronte israelo/statunitense i disaccordi non mancano.

Mentre Trump sembra propenso ad un accordo con l’Iran, anche a costo di chiudere un “cattivo accordo” rispolverando l’ideale di Obama (meglio un cattivo accordo che nessun accordo), Netanyahu ha letteralmente il dito sul grilletto e vorrebbe agire prima che gli iraniani si possano riorganizzare. Di sicuro non si fermerà in merito alla eliminazione di Hezbollah in Libano, anche se a Gerusalemme sono coscienti che per liberare definitivamente il Libano dal cancro terrorista non basterà recidere la metastasi libanese ma occorrerà agire sul tumore, a prescindere da quello che deciderà Trump, sempre che decida qualcosa.

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