Netanyahu è riuscito a legittimare il “popolo palestinese”

E mentre i palestinesi sono riconosciuti come tali, mentre Israele rischia di essere più isolato che mai, a Teheran brindano ai futuri accordi con gli Stati Uniti di Donald Trump

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Franco Londei - Editor

Mentre l’ONU scopre l’acqua calda, e cioè che l’Iran dai primi anni duemila conduce test su detonatori nucleari e che ha abbastanza uranio altamente arricchito per nove bombe nucleari, il vero problema esistenziale per Israele, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, è riuscito nell’impresa impossibile di legittimare il “popolo palestinese”.

Con il suo recente comportamento, a partire dal blocco degli aiuti umanitari a Gaza, è riuscito nell’altrettanto impossibile impresa di rendere indispensabile un intervento del mondo arabo a favore dei palestinesi, cosa che fino a qualche mese fa non era nemmeno probabile dato che al mondo arabo del fatto che a Gaza ci fossero migliaia di morti non interessava proprio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’annuncio della legalizzazione di 22 nuove colonie in Cisgiordania, annuncio seguito da dichiarazioni irresponsabili da parte dei ministri di estrema destra e non solo, come quelle del Ministro della difesa, Israel Katz, che senza tanti giri di parole ha detto che “Costruiremo uno Stato ebraico in Giudea e Samaria”, una dichiarazione apparsa come una provocazione al resto del mondo.

Ora, io credo poco o nulla alla storia dei due Stati per due popoli, meno ancora credo che esista, anche storicamente, un popolo palestinese. Ma dopo anni in cui proprio i palestinesi le hanno provate di tutte, senza riuscirci, per passare da vittime dei cattivi e perfidi israeliani in modo che il mondo potesse riconoscere in loro un popolo, con le ultime scellerate scelte di Netanyahu e del suo Governo, oggi nessuno più al mondo, nemmeno gli arabi, potranno negare che quel “popolo” è vittima dello Stato Ebraico. Lo è a Gaza dove viene scientemente affamato, lo è in Cisgiordania dove i coloni, lasciati liberi dal Governo, stanno occupando terre arabe e adottando tecniche violente per espellere gli arabi da quelle terre.

Nessuno più di me ha difeso Israele nelle sue scelte, ma è indubbio che a Gaza sta succedendo qualcosa che mette in cattiva luce Israele e gli israeliani, qualcosa che qualifica, a ragione, i palestinesi come vittime, ma prima di tutto e prima ancora qualifica i palestinesi come palestinesi.

Nemmeno di fronte alle decine migliaia di morti civili a Gaza il mondo arabo si era risentito. Gli accordi di Abrano reggevano, le collaborazioni con i vicini arabi funzionavano come sempre e pure la Turchia che ruggiva e minacciava, alla fine faceva poco più di nulla. Ma la massiccia campagna mediatica seguita alla decisione, scellerata, di bloccare gli aiuti a Gaza con la scusa che favorivano Hamas, ha costretto il mondo arabo a sollevarsi.

Uno stato moderno con un esercito moderno come quello di Israele non riesce a gestire la distribuzione di aiuti in modo che non finiscano nelle mani di Hamas? In un fazzoletto di terra com’è Gaza? Davvero?

E mentre i palestinesi sono riconosciuti come tali, mentre Israele rischia di essere più isolato che mai, a Teheran brindano ai futuri accordi con gli Stati Uniti di Donald Trump. Ben presto avranno mano libera sui fondi congelati e potranno tornare ad armare e finanziare Hezbollah, come prima e più di prima. Perché? Perché Netanyahu è stato più dietro a salvare la poltrona e ad accontentare Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, piuttosto che finire il lavoro con l’Iran e mettere al sicuro Israele.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo