Editoriali

Netanyahu nella trappola di Obama e Teheran

In queste ore che precedono l’atteso discorso di Netanyahu al Congresso americano fioccano da ogni dove gli inviti alla prudenza e addirittura gli inviti a rinunciare a fare quel discorso che porterebbe alla rottura pressoché definitiva dei rapporti con Obama. L’ultimo questa mattina quello di Ron Ben-Yishai su Yedioth Ahronoth.

Paradossalmente è come se tutti incolpassero Netanyahu della situazione che si è creata con Obama, è come se la rottura dei rapporti fosse avvenuta per colpa di Netanyahu. Ma non è stato Netanyahu a portare l’Iran sulla soglia della bomba atomica, non è stato Netanyahu a sbagliare tutto in politica estera e a portare il Medio Oriente nella più brutta situazione che si sia mai vista. Non è stato Netanyahu a permettere ai militari iraniani di mettere piede sulle alture del Golan, praticamente ai confini con Israele. A fare tutto questo è stato Barack Hussein Obama.

E allora di cosa si incolpa Netanyahu? Il Premier israeliano ha tutto il Diritto di informare gli americani ignari su quello che ha fatto e che sta facendo il loro Presidente, ha tutto il Diritto di andare a raccontare di come Obama metta in serio pericolo l’esistenza di Israele. L’unico dubbio è sulle modalità non sulla sostanza.

Siamo sicuri che Obama non voglia la rottura totale con Israele e che non sfrutti questo “incidente” per giustificare i suoi futuri atti contro Israele? Siamo sicuri che non sia tutta una enorme trappola dove Netanyahu sta cadendo con tutti e due i piedi? Personalmente non ne sarei tanto sicuro. Obama ha da sempre condotto una politica spiccatamente anti-israeliana ma fino ad oggi non ha potuto farlo apertamente perché avrebbe avuto contro l’intera opinione pubblica americana. Su molte cose ha dovuto cedere. Ma se adesso gli diamo la possibilità di farlo apertamente giustificando i suoi atti con questo attacco frontale alla sua politica potrebbe diventare più sfacciato, più se stesso.

Non nascondiamoci dietro a un dito. Serve un capolavoro diplomatico per mettere Obama alle corde, non un attacco frontale che potrebbe trasformarsi in una trappola che avvantaggerebbe lo stesso Obama e soprattutto Teheran. Netanyahu non dovrà solo essere convincente, lo dovrà fare senza dare l’impressione di voler attaccare la leadership americana o addirittura il Presidente in persona. L’altro giorno l’ex capo del Mossad, Meir Dagan, diceva che a Teheran si stavano sfregando le mani nel vedere gli Stati Uniti contro Israele, non vorrei che anche Obama si sfregasse le mani. Non vorrei insomma che tutto questo diventi la scusa buona per Obama per fare quello che ha sempre voluto fare, condurre una aperta politica anti-israeliana senza che l’opinione pubblica gli vada contro. Speriamo con tutto il cuore che Netanyahu non cada in questa trappola.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Adrian Niscemi

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3 Comments

  1. Credo che Netanyahu debba togliersi ogni sassolino dalle scarpe. Gli Ebrei in Usa hanno ancora una certa forza e questo potrebbe reindirizzare il camino di Obama su sentieri meno pericolosi. Sperare è ancora gratis … o no ?

  2. Non credo che Netanyahu farà un attacco frontale ad Obama.
    E non credo che ne abbia bisogno.
    L’intervento di Netanyahu al Congresso dovrebbe avere invece l’ effetto di indurre una maggiore «trasparenza» sulla reale posizione americana in merito al negoziato con l’Iran.
    Toccherà alla Casa Bianca dimostrare con maggiore chiarezza che in passato che queste preoccupazioni sono eccessive e comunque quali sono i reali obiettivi di questo negoziato, prima della sua conclusione.
    Solo se questo obiettivi vengono dichiarati prima si potrà sapere subito dopo se un eventuale esito li avrà raggiunti.
    E sapere anche con buona approssimazione in anticipo che cosa farà l’America in caso di insuccesso.
    Questo può essere l’obiettivo di Netanyahu.
    E’ chiaro che la chiarezza e la pubblicità invece non convengono ad Obama.
    Questo é il vero «sgarbo» che gli brucia.
    Si vendicherà?
    Potrebbe per esempio riconoscere anzitempo lo stato palestinese, ma dovrebbe fornire delle argomentazioni per questo cambio di linea e attribuirne la responsabilità ad Israele.
    Nemmeno Obama può tenere sempre il piede in due scarpe.

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