Paesi arabi e Israele insieme per Gaza. Mancavano solo i palestinesi

14 Marzo 2018

Si è svolta ieri a Washington l’annunciata conferenza per Gaza organizzata dalla Casa Bianca allo scopo di affrontare e risolvere la drammatica crisi umanitaria in cui versa la Striscia di Gaza.

Per la prima volta diversi Paesi arabi che non hanno relazioni diplomatiche con Israele si sono seduti allo stesso tavolo degli israeliani per discutere di un problema gravissimo qual’è appunto la crisi umanitaria in cui versa la Striscia di Gaza a causa del dominio terroristico e mafioso di Hamas.

Arabia Saudita, Bahrain, Qatar e Oman, nessuno dei quali ha relazioni diplomatiche con Israele, ai quali si sono aggiunti Giordania ed Egitto che invece con Israele hanno regolari rapporti, hanno discusso per ore con israeliani e americani su come agire con rapidità per risolvere almeno i problemi più impellenti che attanagliano la Striscia di Gaza. Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti europei e di altri Paesi donatori mentre, come annunciato, i palestinesi hanno boicottato la riunione.

Alla fine della riunione è emersa la volontà di tutti i partecipanti di intervenire con immediatezza attraverso progetti di emergenza per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza anche se non è stato specificato a quali interventi di emergenza ci si riferisse lasciando che fosse l’Amministrazione americana a doverli spiegare nei prossimi giorni.

La conferenza sulla Striscia di Gaza è stata agitata dalla notizia dell’attentato al Premier palestinese, Rami Hamdallah, avvenuto ieri proprio mentre il politico palestinese andava a inaugurare un impianto per le acque reflue.

Occasione persa per i palestinesi

Come annunciato i palestinesi si sono rifiutati di partecipare alla conferenza in quanto non riconoscono più gli Stati Uniti come negoziatore imparziale dopo la decisione del Presidente Trump di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. E’ l’ennesima dimostrazione che all’elite palestinese non importa nulla del destino del proprio popolo specialmente se, come in questa occasione, non possono gestire il denaro dei progetti e quindi non possono farci la cresta o destinarlo ad altri scopi non propriamente pacifici.

Resta l’assoluta eccezionalità dell’evento. Vedere storici nemici seduti allo stesso tavolo per discutere su come intervenire insieme su una crisi umanitaria complessa come quella di Gaza è davvero un fatto del tutto inedito che lascia ben sperare anche per altri futuri interventi riguardanti la regione mediorientale.

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