Passaporti palestinesi? Ragioniamoci sopra un attimo

La decisione di Donald Trump di vietare l'ingresso negli Stati Uniti a chi detiene un passaporto palestinese apre la porta ad alcune riflessioni su Giudea e Samaria e sulla Striscia di Gaza

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Franco Londei - Editor

Confesso che mi ero completamente dimenticato del fatto che ci fossero passaporti palestinesi che permettono a chiunque risieda nella Striscia di Gaza e in Giudea e Samaria di girare il mondo come se fosse effettivamente cittadino di uno Stato.

A ricordarmelo ci ha pensato un ordine esecutivo del Presidente statunitense, Donald Trump, che vieta a chi detiene un passaporto palestinese di entrare negli Stati Uniti d’America.

Ora, a dire il vero sembra che a detenere passaporti palestinesi siano quasi esclusivamente gli arabi residenti nella Striscia di Gaza, mentre gli arabi residenti in Giudea e Samaria, la cosiddetta “Cisgiordania”, detengono nella quasi totalità passaporti giordani.

Giordani? Ma davvero? E come si spiega questa cosa? Come si spiega che nell’area governata dalla Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che emette i passaporti palestinesi, gli arabi ivi residenti abbiano tutti o quasi un passaporto giordano?

Mi viene da concludere che la stragrande maggiorana di residenti in Giudea e Samaria siano cittadini giordani e che non abbiano nulla a che fare con i cosiddetti “palestinesi” di cui tanto si vocifera di questi tempi. Mi viene quindi da concludere pure che non abbiano titolo per risiedere in Giudea e Samaria.

Attenti, in nessunissimo caso giustifico la violenza degli abitanti ebrei degli avamposti in Giudea e Samaria, i cosiddetti “coloni”, voglio solo far notare che se la maggioranza degli arabi residenti in quell’area ha cittadinanza giordana, allora dovrebbero stare in Giordania e che finalmente si accerta che i cosiddetti “palestinesi” non esistono e sono in realtà giordani.

La cosa ci è molto utile per determinare due cose:

  1. Giudea e Samaria sono una cosa, la Striscia di Gaza un’altra. Due realtà completamente diverse le quali ci fanno dire che in realtà i cosiddetti palestinesi uno Stato ce lo avevano: la striscia di Gaza. Avevano i servizi sociali, una polizia, ben 36 ospedali a garantire il Diritto alla Salute, supermercati, ristoranti, hotel (anche di lusso) per turisti e visitatori, mille ONG e, soprattutto, un esercito ben armato e addestrato. L’attacco del 7 ottobre 2023 è stato quindi l’attacco dello Stato palestinese allo Stato Ebraico e non l’attacco di sprovveduti terroristi che uccidevano, stupravano, torturavano e rapivano ebrei a casaccio. Questo rende, se necessario, ancora più legale la guerra di Israele allo Stato nella Striscia di Gaza. Per altro, visti i diffusi festeggiamenti del 7 ottobre 2023, si evince con chiarezza che la [innocente] popolazione di Gaza approvava ampiamente l’attacco a Israele.
  2. Mentre la Giordania, emettendo passaporti per gli abitanti di Giudea e Samaria, ammette plasticamente che i cosiddetti “palestinesi” sono in realtà giordani, l’Egitto non solo non fa la stessa cosa, ma dichiara che la Fratellanza Musulmana, alla quale è legato Hamas che governa de facto la Striscia di Gaza, è un gruppo terroristico. Quindi chiude la frontiera con la Striscia di Gaza e lo fa letteralmente, erigendo un muro invalicabile lungo quanto è lungo il confine tra Egitto e Striscia. Confine rimasto chiuso sia durante la guerra che adesso quando gli arabi residenti nella Striscia di Gaza e sfollati, starebbero molto meglio spostati momentaneamente e almeno in parte nella Penisola del Sinai. Però questo non si racconta. Non si racconta che la Striscia di Gaza è stata donata dall’Egitto agli egiziani per farli diventare palestinesi e che, raggiunto lo scopo, li hanno letteralmente chiusi in quel fazzoletto di terra. E mentre prima della guerra migliaia di gazawi ogni giorno passavano il confine con Israele per andare a lavorare usando passaporti palestinesi, nessuno passava il confine con l’Egitto. Ma anche questo nessuno lo dice preferendo descrivere il “mostro israeliano” colpevole di aver creduto che il tanto agognato “Stato Palestinese” fosse già una realtà nella Striscia di Gaza. Ora è troppo tardi per tornare indietro. I Gazawi hanno dimostrato che non può esistere uno Stato palestinese che viva in pace accanto a Israele.

Due cose, solo due appunti per dire a chi grida «free Palestine» che i cosiddetti “palestinesi” uno Stato ce lo avevano nella Striscia di Gaza e che se lo sono giocato.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo