Perché due Stati per due popoli è una assurdità

Ecco cosa vuol dire per i palestinesi «dal fiume al mare»

Mezzo mondo e anche più ci crede e si culla nel buonismo idiota di una “soluzione“ che risolve ogni problema, dividendo a metà ragioni e torti con sovrana saggezza: Israele dia finalmente uno Stato al popolo palestinese e tutti vivranno finalmente in pace!

Tajani, la quintessenza dell‘ignavia imbelle italica, è la lancia a punta smussa e molliccia, imbottita, di questo pensiero debole, anzi, malato.

In Italia ormai, dietro a lui si affollano un po’ tutti, intellettuali compresi. La grande maggioranza dei faziosi e disinformati che si riempie la bocca dello slogan dei due Stati testimonia dunque della correttezza del Tajani-pensiero?

Beh, certo, non la pensa così quel pericoloso falco di Itmar Ben Gvir, col suo seguito di coloni fanatici e violenti, occupatori illegali di terra “rubata” al popolo palestinese. E dunque già si capisce da questo fatto dove stia la ragione.

E sta dalla parte dei tanti perseguitati che, poverini, reagiscono ai torti subiti, intollerabili per Abu Mazen e Bargouti e Sinwar e per tanti altri che vengono osannati dal loro popolo arabo, stanco di continui soprusi, e quindi sempre giustificati.

Dove sarebbe il problema?

Due popoli, due Stati!

Dal fiume al mare, from the river to the sea!

Forse sono io che non capisco, ma qualcuno dovrebbe spiegare dove ci sarebbe lo spazio per il secondo, dei due Stati, visto che il primo occuperebbe tutta la terra dal Giordano al Mediterraneo.

Pretendere che Tajani (o Mattarella, ecc. ecc.) capisca che tutte le offerte per la creazione dei due Stati, anche quelle più generose e allettanti, perfino suicide, da Olmert a Barak, sono sempre state respinte dagli arabi, è chiaramente troppo: in fin dei conti Antonio Tajani è solo un ministro degli Esteri, non un profondo studioso di geopolitica o di storia, come il brillante Caracciolo o Barbero o qualche altro genio italico.

Il fatto è che i due Stati li vogliono i Tajani e i Mattarella, non gli arabi di “Palestina”.

A quelli basta che non ci sia lo Stato ebraico.

Di un loro Stato non gli importa nulla, lo “Stato”, inteso modernamente, non fa parte del sentire arabo: al massimo a loro va bene un’entità repressiva, dominante, soggetta ad un potere tendenzialmente dinastico, che sia monarchia, emirato o “presidenza” cleptocratica a vita, non importa. Importa che faccia da collante a fazioni politiche e tendenze religiose, impedendo che si scontrino apertamente, in nome dell’islàm. Il jihàd è sottinteso, fa sempre da sfondo alla vita delle masse, cova sotto la cappa dell’ipocrisia e della moderazione. Sono sempre moderati, e lo si vede da come la pensano su Israele.

La convivenza dei due Stati è impossibile per motivi ideologici, e sperare che in Occidente lo capiscano è per il momento inutile.

Prima si dovrà passare per la convivenza con quella gente da noi, in Occidente, e vedere se siamo disposti noi a lasciargli i nostri paesi, come loro vogliono.

Sì, perché il jihàd ordina loro di sottometterci, e di prendere il nostro posto. Lo capiremo tardi, noi europei, quando i nodi verranno al pettine anche qui, come diceva la Fallaci.

E la cosa è già iniziata.

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