In queste ore si rincorrono voci secondo le quali Israele vorrebbe portare un nuovo e più massiccio attacco all’Iran e più precisamente al suo programma balistico.
Non quindi al programma nucleare iraniano o comunque al momento non sembra questa l’urgenza per Gerusalemme.
Secondo la NBC, il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, dovrebbe illustrare al Presidente americano, Donald Trump, i piani dell’attacco all’Iran durante il prossimo incontro tra i due che si dovrebbe tenere entro il mese di gennaio nella residenza di Trump in Florida.
Perché Israele è più preoccupato del programma balistico iraniano piuttosto che di quello nucleare?
Secondo l’intelligence israeliana, che difficilmente sbaglia, l’Iran ha ripreso a produrre missili balistici quasi a pieno regime dopo che nella guerra di 12 giorni l’aviazione israeliana (IAF) aveva distrutto quasi tutte le strutture che producevano missili e droni.
Stando alle notizie trapelate, ci sarebbe un rapporto secondo il quale entro la fine del 2026 il programma balistico iraniano riuscirebbe a produrre qualcosa come 3.000/3.500 missili balistici l’anno, ai quali vanno aggiunti i missili a medio raggio che Teheran intenderebbe consegnare il prima possibile a Hezbollah in Libano e ai ribelli Houthi dello Yemen.
Ma non è solo questo. Fonti di intelligence a Gerusalemme parlano della produzione massiva di lanciatori, il vero punto debole del programma balistico iraniano. Infatti, se hai molti missili ma pochi lanciatori, come l’Iran, il tuo potenziale d’attacco (o di risposta a un attacco) è limitato in quanto legato proprio ai lanciatori che non possono lanciare più di un missile per volta e che per essere ricaricati necessitano di molto tempo.
Durante la guerra dei 12 giorni la risposta iraniana non ha mai superato i 400 missili perché il numero dei lanciatori era quello, per di più immediatamente individuati e distrutti dall’aviazione israeliana mentre venivano spostati o ricaricati.
Quindi il vero problema non sarebbe nemmeno che l’Iran possa produrre migliaia di missili, quanto piuttosto che l’Iran sia in grado di produrre un gran numero di lanciatori che gli permetta una risposta più devastante e a più ondate.
E vista la vastità del territorio iraniano non sarebbe nemmeno tanto facile individuarli. I pasdaran non commetteranno due volte lo stesso errore, non concentreranno i lanciatori in pochi luoghi come l’ultima volta.
Da questo si evince l’urgenza, anzi, l’estrema urgenza per Gerusalemme di attaccare sia il programma balistico iraniano che, soprattutto, i luoghi di produzione dei lanciatori che Teheran produrrebbe per conto proprio e non acquisterebbe, come in passato, da Russia, Cina e Corea del Nord.
Secondo l’intelligence israeliana l’Iran starebbe producendo due tipi di lanciatori, uno leggero per i missili a medio raggio come i Fateh-110 o i Zolfaghar, basato su camion civili modificati. Ma soprattutto starebbe producendo rimorchi multiasse pesanti per lanciare i Shahab-3, il Ghadr o l’ipersonico Fattah.
I Guardiani della rivoluzione avrebbero studiato un piano basato sul concetto di “lancio rapido e sparizione” o, se vogliamo, di “mobilità e occultamento” che doveva essere applicato anche durante la guerra dei 12 giorni ma che è miseramente fallito a causa della poca mobilità dei rimorchi russo/coreani. I lanciatori che stanno producendo adesso gli iraniani sono più piccoli e più mobili dei vecchi rimorchi multiasse.
Queste sono le informazioni che riceviamo dalle nostre fonti nell’intelligence israeliana, informazioni che rendono bene l’idea dell’urgenza per Israele di finire il lavoro in Iran. Solo poi si ripenserà al programma nucleare iraniano.


