Perché la tregua a Gaza è impossibile: le richieste di Sinwar

I negoziatori si devono muovere tra le richieste impossibili di Sinwar e i calcoli politici di Netanyahu, con il capo di Hamas che dice che "il tempo è dalla sua parte" e che "più ritarda a fare un accordo e più aumentano le pressioni internazionali su Israele"
3 Maggio 2024
tregua a Gaza impossibile

La tregua a Gaza è semplicemente impossibile viste le richieste di Yahya Sinwar, il capo di Hamas a Gaza, richieste inoltrate tramite i negoziatori del gruppo terrorista al Cairo.

Secondo fonti vicine ai negoziatori Sinwar avrebbe inoltrato tre richieste che vanno a modificare in modo sostanziale la proposta di cessate il fuoco redatta dagli Stati Uniti e dai Paesi del Golfo più l’Egitto e accettata da Israele.

Prima richiesta: Sinwar chiede la garanzia della fine della guerra. Nello specifico vuole “cambiare completamente” la clausola nella proposta che prevede l’inizio dei negoziati per Gaza su una calma sostenibile a partire dal 16° giorno della fase iniziale di 40 giorni della tregua. Sinwar vuole invece “un obbligo scritto per la fine incondizionata dei combattimenti”.

Seconda richiesta: Sinwar pretende che non sia Israele a decidere se i prigionieri palestinesi liberati debbano andare in Cisgiordania o a Gaza. Tra di loro ci sarebbero diversi assassini e condannati per attentati mortali a diversi ergastoli. Sinwar vuole gestire i prigionieri a suo piacimento.

Terza richiesta: Sinwar non vuole limitazioni ai tipi di materiali che potranno entrare nella Striscia di Gaza per la sua ricostruzione. Si ritiene che questa richiesta sia volta alla ricostruzione del sistema di tunnel usato da Hamas.

Sulla prima richiesta il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, è stato più che chiaro: Israele non ha nessuna intenzione di fermare la guerra prima di aver eliminato del tutto Hamas. Le altre due sono semplicemente irricevibili, anzi, sembrano fatte apposta per essere rigettate.

Secondo fonti arabe vicine ai negoziati Sinwar sarebbe mentalmente “instabile” tanto da essere convinto di vincere la guerra. Questo lo spingerebbe a rifiutare qualsiasi proposta di cessate il fuoco temporaneo. Questa convinzione deriverebbe anche dal fatto che Sinwar “sente la vicinanza del mondo occidentale alla causa di Hamas”, da non confondere con quella palestinese. Un chiaro riferimento alle manifestazioni antisemite nelle università di mezzo mondo.

Negoziati difficilissimi

Secondo una fonte vicina ai negoziatori trattare con Netanyahu da un lato e Sinwar dall’altro è difficilissimo.

Il primo ha grossi problemi politici interni con l’estrema destra che gli garantisce la maggioranza la quale ha detto di non accettare nessun tipo di tregua con Hamas e che sta facendo di tutto per ostacolare l’arrivo di aiuti umanitari a Gaza. Con l’accettazione di una tregua il governo potrebbe cadere.

L’obiettivo di Sinwar nel lungo periodo è invece quello di togliere l’assedio alla Striscia, porre fine alla pressione militare israeliana su Hamas e garantire la sopravvivenza del gruppo. Secondo i negoziatori Sinwar afferma che “il tempo è dalla sua parte” e che “più ritarda un accordo e più aumenta la pressione internazionale su Israele” quindi cerca in tutti i modi di prenderne.

Senza un cessate il fuoco completo, Sinwar guadagna di più aspettando un accordo migliore di quanto otterrebbe accettandone uno che non garantisca la sua sopravvivenza o la capacità di Hamas di ricostituirsi.

Un sondaggio condotto dall’emittente pubblica israeliana Kan ha rilevato che il 54% degli intervistati sostiene un accordo che consentirebbe la liberazione di 30 ostaggi israeliani in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi. Circa il 53% ritiene che Netanyahu non stia facendo abbastanza per garantire il rilascio degli ostaggi.

Paola P. Goldberger

Esperta di intelligence. Vive e lavora in Israele nel settore della difesa

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