Perché mai Israele dovrebbe essere “amichevole” con i Palestinesi?

Basta giri di parole: israeliani e palestinesi sono nemici e non per volontà israeliana

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Franco Londei - Editor

Non voglio ripetere cose trite e ritrite sulla nascita di Israele e sul rifiuto arabo di creare uno stato palestinese che vivesse in pace accanto a quello ebraico.

Non voglio nemmeno tirare fuori tutte le volte che gli arabi si sono rifiutati di creare un loro stato perché questo avrebbe voluto dire da un lato riconoscere Israele, dall’altro prendersi la responsabilità di mettere in piedi la struttura di quello stato e rinunciare sia allo status di vittime che ai comodi aiuti internazionali.

No, voglio affrontare la questione da un altro punto di vista partendo da una domanda semplicissima che ne genera altre altrettanto semplici: palestinesi e israeliani sono amici o nemici?

Hamas, Fatah, la Jihad Islamica Palestinese sono gruppi palestinesi che hanno come obiettivo la distruzione di Israele e l’omicidio di massa degli ebrei, oppure sono gruppi pacifisti che lavorano per la creazione di uno Stato palestinese che viva in pace accanto a Israele?

Dal 1948 ad oggi i palestinesi hanno sempre rifiutato l’idea di uno Stato Ebraico e per questo hanno attaccato per decenni Israele, oppure ne hanno accettato l’esistenza è hanno quindi operato per la nascita di uno stato arabo?

Esiste o è mai esistito un movimento palestinese che avesse come obiettivo la nascita di uno Stato arabo e non la cancellazione di quello ebraico?

È vero o non è vero che da quando Hamas ha preso il potere a Gaza, dalla Striscia sono stati lanciati verso Israele decine di migliaia di missili e che solo grazie agli investimenti per la difesa dei civili che ha fatto Israele non c’è stata una immane strage di israeliani, strage poi avvenuta il 7 ottobre 2023?

È vero o non è vero che in quella occasione la popolazione di Gaza festeggiò “l’impresa” di Hamas e successivamente si rese complice di Hamas nel nascondere gli ostaggi e i tunnel?

Ora, potrei continuare per pagine e pagine a fare domande di questo tipo, la riposta sarebbe sempre la stessa: israeliani e palestinesi sono nemici. Basta, punto, non servono altri esempi, non servono fantasiosi giri di parole.

Piuttosto servirebbe, noi come occidente, porsi alcune domande, a partire dal chiedersi come sia possibile che il mondo intero consideri un dittatore corrotto e multimiliardario come Abu Mazen, una vittima e addirittura un “angelo della pace”.

Dovremmo chiederci come sia possibile che fino al 7 ottobre 2023 facevamo entrare a Gaza circa 600 camion di aiuti al giorno (al giorno) e in quella piccola striscia di terra facevamo operare oltre mille ONG. Il tutto senza chiedere e chiederci niente, nemmeno perché nonostante tutto continuavano a lanciare missili contro il sud di Israele.

Dovremmo chiederci come mai ad essere sempre sotto accusa è sempre la democrazia israeliana e non le dittature palestinesi. Hamas e Abu Mazen non vengono mai nemmeno nominati tra le cause dell’attuale situazione palestinese. Anzi, c’è pure chi giustifica il 7 ottobre come un “atto di resistenza”.

Insomma, l’occidente sa che israeliani e palestinesi sono nemici ma pretende che gli israeliani siano amichevoli. L’occidente è schierato con la violenza islamista e non con chi l’ha subita e la subisce.

Perché mai Israele dovrebbe essere “amichevole” con il nemico, con chi ne brama la distruzione, con chi alleva i propri figli nella cultura dell’odio e nella convinzione che uccidere gli ebrei fa guadagnare il Paradiso, le vergini, i fiumi di miele e tutto il resto.

Un motivo, datemi un solo motivo.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo