Perché Trump e Putin hanno tanta fretta di “far fuori” Ucraina e Paesi UE? 

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Franco Londei - Editor

Anche ai trumpisti più accaniti non sarà sfuggita la reazione scomposta di Donald Trump a quella che lui e il suo socio, Vladimir Putin, vedono come una «intromissione europea degli affari russo-americani», ovvero quel sostegno all’Ucraina che permette a Kiev di non arrendersi ai macabri ricatti di Trump e Putin.  

Dire «reazione scomposta» è fin troppo riduttivo, nemmeno quell’ubriacone di Dmitrij Medvedev sarebbe arrivato a insultare i propri migliori alleati nonché quella istituzione che complessivamente detiene 1,68 trilioni di dollari del proprio debito. Ma non c’è un ragioniere alla Casa Bianca? 

Comunque, non essendo propriamente il mio campo e volendo capire il motivo di tanta fretta senza andare a leggere cialtroni filorussi o giornalai che si spacciano per giornalisti, sono andato a leggermi esperi veri, tipo Roberto Casalone o Roberto Weitnauer, che ti spiegano con grazie e competenza quello che nessun altro ti potrà spiegare o te lo spiegherà male.  

Partiamo dalla situazione sul campo. Sul wall di Casalone si trova un resoconto dettagliatissimo delle ultime vicende sul campo.  

Scrive che «Doveva essere la “drammatica prova della debolezza dell’Ucraina nonostante il fervore guerrafondaio dell’Europa della Von Der Leyen”, scriveva l’infame libercolo putiniano chiamato Il Fatto, e lo ribadiva il suo squallido direttore, omuncolo inutile, ancora pochi giorni fa. Invece, una rapida puntata offensiva in velocità (delle forze ucraina n.d.r.), ha praticamente isolato e accerchiato quasi il 60% della forza complessiva di fanteria russa a Kupiansk, mentre a Pokrovsk, “ormai spacciata e con gli ucraini demoralizzati” (come scriveva Repubblica, alla quale faceva eco il Corriere), nonostante una presenza di quasi 120mila uomini (che calano di circa 7/800 unità al giorno, però…), la travolgente avanzata russa, si risolve in una serie di strade, sentieri e passaggi boschivi, ricchi solo di cadaveri lasciati a marcire a bordo strada e nelle buche, a fronte di una forza ucraina pari a circa un sesto di quella nemica». 

Poi Casalone scende sul tecnico e scrive che «a Kupiansk, uno degli artefici della brillante operazione ucraina, è una nostra vecchia conoscenza, la nostra buona, vecchia Centauro B1».

«Trasferite in gran segreto dalla zona di Sumy e condotte dai reparti aviotrasportati di Kyiv (erroneamente definiti “paracadutisti”, meglio chiamarle “Truppe Aerotrasportate”), i mezzi italiani sono stati il jolly giocato da Syrskyi per colpire i russi nel loro punto più debole, le retrovie e le linee logistiche».

La descrizione che segue è avvincente ma lunga per gli obiettivi di questo articolo, la potete trovare sul wall di Roberto Casalone (non in chiaro) o sul quello di Matty Groves.

Molto interessante per quello che riguarda invece la situazione economica a Mosca e sul perché Putin e Trump hanno così fretta di chiudere, è il post di Roberto Weitnauer. Anche questo lunghissimo (ma da leggere tutto), cercherò quindi di comprime il più possibile lasciando l’essenza.

Scrive Weitnauer che «i tassi di sconto ufficiali russi sono intorno al 17%, diminuiti solo pro forma dal 21%, il che significa che il sistema finanziario di Mosca ha un cappio intorno alla gola. E quelli sono solo dati dichiarati. Immagino che verminaio deve essere in Russia il mercato dei prestiti reali. È un po’ che non si sente la Nabiullina, chissà perché».

Poi continua: «Ed ecco che proprio adesso la propaganda del Cremlino si fa più forte, nei social aumentano i troll da strapazzo e i guru filorussi alzano la voce in tv. Parallelamente Trump distribuisce invettive contro Zelensky e i leader europei. A me pare che serpeggi notevole agitazione tra i russi sparapalle, i filorussi e gli americani che propongono piani assurdi, come quello di Witkoff».

La Russia non sta affatto vincendo la guerra come i filorussi e putinisti de noantri vorrebbero farci credere. Ce lo dimostra ancora Weitnauer che riporta quanto detto da Igor Girkin, un ex colonnello del FSB russo, nazionalista di ferro e acerrimo nemico degli ucraini.

Weitnauer ci fa sapere che «Girkin è oggi un blogger militare, schierato a favore della guerra dura contro Kyiv, ma allo stesso tempo non ha lesinato critiche all’operato tattico e strategico sotto la guida di Putin e dei suoi. Le accuse alle forze russe di insufficienza e incompetenza gli sono valse l’arresto e la detenzione con l’accusa di estremismo. È da lì che oggi, finché può, si esprime contro l’operato tattico e strategico della Russia»

Poi aggiunge che «Girkin è il primo a riconoscere il fallimento di Putin. Sottolinea che Mosca non sta affatto vincendo e che la crisi economica sta attaccando in modo critico l’apparato bellico di Mosca il quale, dopo una prima e ormai esaurita fiammata dell’economia di guerra, sta esaurendo le riserve finanziarie».

Infine aggiunge che «Sull’onda di queste considerazioni vanno citate le esternazioni recenti di Kaja Kallas, la quale sottolinea (in un’intervista al Corriere) l’incapacità della Russia di poter resistere più dell’Europa, il che sembra proprio un messaggio d’impegno e di avvertimento diretto allo psicopatico del Cremlino. La Russia non ha nemmeno lontanamente la possibilità di spendere come possono spendere gli europei».

«Ricordiamo che il Pil Ppa (per potere d’acquisto) di tutte le eurodemocrazie (UK inclusa) è nettamente superiore a quello degli stessi Usa. Pochi ci pensano. Il Pil Ppa della Russia vale 7.000 miliardi di dollari, quello sommato delle eurodemocrazie 36.500 miliardi di dollari. La sola UE27 raggiunge 29.000 miliardi. La sproporzione è evidente. La Russia non può competere, oltre a essere oggi sotto sanzione».

Infine conclude: «In definitiva la UE (ci metterei anche l’UK) sta tagliando fuori il ciccione di Washington, pur tenendolo in stand by. Ci parla, ne discute i punti di vista, ma intanto comunica in tono chiaro e perentorio allo psicopatico del Cremlino che non è in grado di fare molto più che condurre una guerra di droni che sono armi povere».

Andando alla sostanza, da questo quadro si evince che:

  1. la Russia non sta vincendo militarmente, tutt’altro. Non dico che l’Ucraina può riconquistare le terre perdute, ma che è ben lungi dal perdere quelle rimaste e che Putin vorrebbe senza riuscire a conquistarle manu militari.
  2. Economicamente la Russia è sull’orlo del baratro. Sono mesi che Putin non paga i militari né assiste le famiglie delle centinaia di migliaia di feriti e mutilati. Non risarcisce le famiglie dei caduti alle quali da contratto spetterebbe una cifra pari a 11.000 dollari. Secondo Roman Sheremeta i funzionari russi non riescono nemmeno a stimare quanto devono al personale militare.
  3. L’industria della difesa russa sta crollando. Per esempio, l’impianto di costruzione navale di Yaroslavl, che produce navi da sbarco e pattuglia, non paga salari a 850 lavoratori dalla fine di settembre, poiché il Ministero della Difesa ha smesso di liquidare i pagamenti contrattuali. L’impianto è sotto sanzioni dal 2019, limitando ulteriormente i finanziamenti. Situazione molto simile anche negli impianti di costruzione dei droni e in quelli dove si producono i proiettili d’artiglieria.
  4. La resistenza dei “volenterosi” ai piani di Trump e Putin sta fiaccando gli sforzi di Mosca e Washington volti a far arrendere l’Ucraina. Ogni giorno che passa il cappio intorno al collo di Putin si stringe. Ed è finito il tempo in cui gli oligarchi dissidenti volavano dalle finestre.

Due piccole considerazioni in chiusura: 1) chi può si legga i post di Roberto Casalone. Chi è interessato alla verità vera su quello che accade in Ucraina vi troverà ciò che cerca. 2) Smettetela di pensare alla Russia come una grande potenza solo perché ha le bombe atomiche. Le hanno anche la Corea del Nord e il Pakistan e non mi sembra che se la passino proprio bene. La Russia è a malapena una potenza regionale con il PIL del Belgio (prima delle sanzioni). Nonostante le minacce alcoliche di Dmitrij Medvedev non le userà mai (ammesso che funzionino ancora). Se non fosse stato per l’Iran, la Corea del Nord e per Mike Johnson, speaker della Camera USA (presidenza Biden) che su ordine di Trump bloccò per mesi gli aiuti militari a Kiev, la controffensiva ucraina avrebbe davvero potuto riconquistare le terre occupate dai russi, un dettaglio troppo spesso dimenticato.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter