Polonia e Baltici si dotano di mine antiuomo

Putin, o chi lo impersona, può rassicurare il Mondo quanto vuole e raccontare che la Russia “non rappresenta una minaccia per nessuno”.

A giudicare dall’umore che serpeggia oltre i confini occidentali della Russia, essa ha nei recenti decenni costruito la reputazione di “vicino scomodo e aggresssivo”.

Andrebbe chiesto ai georgiani, se se lo ricordano, o ai moldovani, o agli ucraini.

E’ talmente convincente la Russia, che i paesi membri della NATO, allenza militare occidentale che esiste perchè è esistita l’Unione Sovietica e, dopo il suo crollo del 1991, esiste la Russia, hanno deciso giusto ieri di aumentare la spesa militare al 5% del PIL nazionale entro il 2035.

In parallelo a questo, la Polonia e i Paesi Baltici si stanno ritirando dalla Convenzione sulla messa al bando delle mine antiuomo.

Per ogni evenienza, come si dice.

La Polonia è l’ultima a decidere ufficialmente che è giunto il momento di tornare ai vecchi e collaudati metodi di deterrenza.

Infatti, il Sejm, il Parlamento polacco, ha approvato a larga maggioranza il ritiro dalla Convenzione di Ottawa. Prima della Polonia, Lituania ed Estonia hanno fatto lo stesso. Lettonia e Finlandia hanno già annunciato l’intenzione di seguire il loro esempio.

Strano, ma vero, tutti questi paesi hanno in comune l’esistenza di un un confine con la Russia.

Nella loro concezione, il nemico non è sulla carta, ma giusto dall’altra parte della strada.

Non è che manchino le occasioni in cui questo o quello degli esponenti russi di rilievo ha indicato nella Polonia e nei paesi Baltici i prossimi destinatari di una aggressione militare russa.

Le mine antiuomo, sebbene controverse, sono uno strumento concreto, soprattutto in condizioni in cui potrebbero non esserci altre garanzie di sicurezza.

In effetti, le mine antiuomo arrecano danno solo a chi entra in un campo minato, il che di solito accade quando si vuole invadere un territorio altrimenti interdetto.

Molte anime belle della “comunità umanitaria” non approvano questo provvedimento: oltre 100 premi Nobel hanno fatto appello a questi Paesi affinché non facciano un passo indietro nel campo del diritto internazionale.

Essi ci ricordano che le mine antiuomo non vincono le guerre, ma mutilano e uccidono soprattutto i civili.

Tanto è discutibile, tuttavia costoro potrebbero allora indicare come questi paesi dovrebbero o potrebbero esercitare i loro diritti di difesa, sicurezza e indipendenza.

Temo che offrire cioccolatini ai russi serva a poco.

Intanto, solo ieri persino Trump, le cui simpatie per Putin e per la Russia non sono da tempo più un segreto per nessuno, ha chiaramente indicato che Putin è russo e che pertanto è pronto a spingere le sue brame territoriali fino ai confini del Mondo.

Le anime belle esprimono “preoccupazione”, va bene, adesso la cosa riguarda la Polonia e i Baltici.

Lo farebbero anche se la cosa riguardasse i loro paesi?

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Project Manager e autore. Elabora strategie di Project Management. Consulente di un'associazione ucraina di costruttori. Scrive quotidianamente di Ucraina e guerra. Autore di "How to restore Ukraine" e "Kremlin Tales".