Per la seconda volta quest’anno, ci sono serie preoccupazioni che la Russia sia sul punto di invadere l’Ucraina. Decine di migliaia di truppe russe si sono ammassate lungo il confine dell’Ucraina, sollevando l’allarme in tutto l’Occidente.

Il presidente dell’Ucraina venerdì ha affermato di aver scoperto un complotto per un colpo di stato che coinvolge i russi.

Tuttavia il mondo occidentale sembra semplicemente stare a guardare quello che Vladimir Putin intende fare senza che venga attuata (anche dalla NATO) alcuna contromossa preventiva.

«Non sappiamo quali siano le intenzioni del presidente Putin, ma sappiamo cosa è successo in passato», ha detto il segretario di Stato americano, Antony Blinken.

«Conosciamo il modo di operare russo che è quello di citare qualche illusoria provocazione da parte dell’Ucraina o di qualsiasi altro paese per poi usarlo come scusa per fare ciò che la Russia sta progettando di fare da sempre» ha aggiunto Blinken.

Ex diplomatici statunitensi, ex ufficiali ed esperti dicono che un’incursione militare russa in Ucraina è «altamente probabile» nel prossimo futuro.

C’è un rischio molto alto di una escalation militare russa in Ucraina nel breve periodo

Ivo Daalder, ambasciatore degli Stati Uniti alla NATO dal 2009 al 2013

Essi sottolineano che Putin ha un vantaggio significativo sugli Stati Uniti e sulla NATO in un momento in cui molti paesi occidentali sono afflitti da gravi problemi interni.

«C’è un rischio molto alto di una escalation militare russa in Ucraina nel breve periodo. Tutti i segni indicano un grande aumento delle attività militari da parte di Mosca», ha detto Ivo Daalder, ambasciatore degli Stati Uniti alla NATO dal 2009 al 2013.

La retorica di Mosca al momento è «progettata per aumentare le tensioni», mentre «si dà la colpa agli Stati Uniti e alla NATO per ogni possibile escalation», ha aggiunto Daalder.

Putin sa che nessuno di noi vuole combattere per l’Ucraina

Fiona Hill, consigliere per la Russia durante l’Amministrazione Trump

Putin è «mortalmente serio» quando parla di Ucraina, ha detto Fiona Hill che è stata massimo consigliere per la Russia nel Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto l’amministrazione Trump. «In un modo o nell’altro, vuole neutralizzare l’Ucraina», ha aggiunto.

«Dovete prenderlo sul serio perché la Russia ha attraversato il Rubicone molte volte prima, quando la gente diceva che non l’avrebbe fatto», ha detto Hill, indicando tra le altre cose l’invasione della Georgia nel 2008, l’annessione unilaterale della Crimea da parte di Putin nel 2014 e il sostegno del Cremlino ai ribelli nella guerra in corso nella regione orientale del Donbass in Ucraina, anche se il Cremlino, da parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento nel conflitto in corso in Ucraina orientale, che ha causato oltre 13.000 morti dal 2014.

«Con la storica polarizzazione politica negli Stati Uniti, una crescente divisione tra gli Stati Uniti e gli alleati europei, e la disunione all’interno di un certo numero di paesi europei, Putin vede l’Occidente molto debole e vede quindi una incredibile opportunità da sfruttare», ha detto Hill, aggiungendo che il presidente russo «sa che nessuno di noi vuole combattere per l’Ucraina».

Gli Stati Uniti hanno fornito oltre 2,5 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza dell’Ucraina dal 2014. C’è un forte sostegno bipartisan nel Congresso per aumentare l’assistenza finanziaria, ma è estremamente improbabile che gli Stati Uniti inviino truppe per sostenere l’Ucraina anche se la Russia la dovesse invadere.

I costi di una invasione dell’Ucraina potrebbero essere molto alti per la Russia

Steven Pifer, ambasciatore USA in Ucraina dal 1998 al 2000

Discordante è invece il parere di Steven Pifer, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina dal 1998 al 2000, il quale ha detto di non vedere tutte queste probabilità che la Russia invada l’Ucraina perché «i costi potenziali per il Cremlino potrebbero essere molto alti: isolamento politico, più sanzioni economiche e individuali, la NATO più ringiovanita e, soprattutto, i soldati russi che tornano a casa in sacchi di plastica, il che non sarebbe popolare per Putin a livello interno».

Tuttavia Pifer ha sottolineato anche che Putin «ha la sua propria logica», il che rende difficile escludere qualsiasi cosa.

«Gli Stati Uniti e l’Europa devono rendere evidente che ci sarebbero grandi costi se la Russia intraprendesse un’azione militare in Ucraina», ha detto Pifer, suggerendo che dovrebbe essere comunicato privatamente al Cremlino che tipo di sanzioni sarebbero attuate.

«Se la Russia invade l’Ucraina, la NATO non intraprenderà azioni militari dirette contro la Russia», ha aggiunto Pifer. «Ma probabilmente vedremo più forniture di armi da parte dei singoli membri della NATO all’Ucraina, e l’Alleanza nel suo complesso diventerà ancora più seria nel rafforzare la sua deterrenza e la posizione di difesa contro la Russia».

Secondo Associated Press il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg venerdì ha avvertito la Russia che ci saranno «costi e conseguenze» se la Russia usa la forza contro l’Ucraina.

Stoltenberg ha detto che «l’accumulo di mezzi e uomini da parte della Russia al confine con l’Ucraina è ingiustificato e inspiegabile», avvertendo che «se la Russia aumenta le tensioni rischia di fare errori di calcolo».

«Non c’è certezza sulle intenzioni della Russia», ha detto il capo della NATO, ma ha aggiunto che «questo è un aumento della escalation militare da parte di un paese che ha già invaso l’Ucraina in passato».

Il massimo diplomatico statunitense per gli affari europei, Karen Donfried, venerdì ha detto ai giornalisti che «tutte le opzioni sono sul tavolo» (che non vuol dire nulla n.d.r.) in termini di risposta all’aumento delle truppe russe al confine con l’Ucraina.

Le linee rosse di Putin

Il Cremlino ha negato qualsiasi piano per invadere l’Ucraina, mentre incolpa la NATO per la dinamica conflittuale.

Giovedì scorso, Putin ha detto che l’Occidente non stava prendendo abbastanza sul serio le “linee rosse” della Russia.

«Stiamo costantemente esprimendo le nostre preoccupazioni su questo, parlando di linee rosse, ma capiamo che le nostre controparti hanno un atteggiamento molto superficiale a tutti i nostri avvertimenti e discorsi di linee rosse», ha detto Putin in un discorso di politica estera.

Putin ha affermato che i bombardieri strategici occidentali hanno volato entro circa 12,5 miglia dai confini della Russia.

Questo è venuto dopo che il Cremlino a settembre ha avvertito che la NATO espandendo le infrastrutture militari in Ucraina avrebbe attraversato le “linee rosse” di Putin. La Russia ha ripetutamente denunciato le attività militari degli Stati Uniti e della NATO nella regione del Mar Nero.

Anche se l’Ucraina non è un membro a pieno titolo della NATO, ha ripetutamente espresso il desiderio di unirsi ad essa mantenendo una solida partnership con l’alleanza. Questo ha fatto infuriare Putin che vede l’aumento delle attività militari di USA e NATO in Ucraina come una grande minaccia alla sicurezza russa. Mosca si è mossa quindi per reprimere praticamente qualsiasi influenza occidentale in Ucraina, una ex repubblica sovietica e suo confinante.

Per Putin l’Ucraina è una questione in Sospeso

Ivo Daalder, ambasciatore degli Stati Uniti alla NATO dal 2009 al 2013

«Putin è impegnato in una strategia di disturbo», ha detto Daalder, «con l’obiettivo di seminare la disunione in Europa e nella regione per garantire che lui e la Russia non siano ignorati».

Il presidente russo pone l’Ucraina «in cima alla gerarchia delle questioni che vuole risolvere in termini di riconoscimento e rispetto delle sue linee rosse in Europa», ha detto Hill, sottolineando che Putin vede l’Ucraina come una «questione in sospeso».

«Putin sarebbe aperto a raggiungere una risoluzione diplomatica», ha detto Hill, «ma potrebbe portare le cose oltre se sente che la Russia non viene presa sul serio».

«L’unico modo in cui Putin perderà il “sopravvento” che ha sull’Occidente quando si tratta dell’Ucraina è se c’è una risposta collettiva, forte e diplomatica», ha detto Hill.

«La grande sfida è per l’Europa», ha detto Hill, sottolineando che gli Stati Uniti non possono risolvere la questione da soli.