Società e cronaca

Quali Diritti per le donne musulmane in Europa?

Nel mondo arabo e musulmano i Diritti delle donne sono praticamente nulli, questo lo sappiamo bene. Anche in quei Paesi, come per esempio la Giordania, dove tali Diritti sono garantiti per legge in sostanza non vengono applicati nella vita reale e le discriminazioni, le violenze domestiche e i soprusi sono all’ordine del giorno. Non parliamo poi di Paesi come Arabia Saudita e Iran, tra i più estremi al mondo in termini di soppressione dei Diritti delle donne. Ma oggi, nella giornata delle donne, non ci interessa questo aspetto del problema che purtroppo conosciamo benissimo e che affrontiamo tutto l’anno, ci interessa un altro aspetto di questo gravissimo problema, quello che riguarda i Diritti delle donne musulmane in Europa. Quanto sono garantiti? Quanto sono protetti dalle leggi europee?

Ebbene vi sorprenderà sapere che i Diritti delle donne musulmane in Europa non vengono affatto tutelati dalle leggi europee come invece dovrebbe essere. La parità di genere è garantita per legge sia dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che li mette al punto 1 e al punto 2 e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che ne riprende tutti i caratteri aggiungendo alcuni articoli di tutela. Eppure queste leggi in Europa non valgono per le donne musulmane che invece vengono fortemente discriminate, isolate, costrette a subire violenza, a non lavorare, a non avere una vita normale come qualsiasi altra donna occidentale. Questo avviene in maniera pressoché palese, cioè non viene nascosto che i Diritti delle donne musulmane vengano calpestati in maniera così evidente. La ragione è drammaticamente semplice: per un uomo musulmano la legge islamica viene prima di quella della nazione che lo ospita e quindi è del tutto normale che la donna venga considerata un “essere inferiore”.

La cosa più drammatica è però che gli Stati Europei, nessuno escluso, chiudono gli occhi di fronte a questa enorme sopraffazione del Diritto. Lo fanno con la scusa (la scusa, esatto) della “non interferenza negli affari religiosi” aggrappandosi a quell’articolo delle due convenzioni sopra citate che garantisce la libertà di religione. E’ un po’ come ammettere che la religione è al di sopra delle legge in un mondo dichiaratamente laico. Un controsenso enorme.

La libertà di professare la propria religione non da alcun Diritto di violare le leggi e le libertà personali, le quali vengono prima di qualsiasi altra cosa come bene ci insegna proprio la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che le mette ai primi due punti. Se quindi una donna musulmana viene discriminata, abusata, costretta a fare ciò che non vuole, la giustizia dei singoli Stati Europei non solo ha il dovere legale di intervenire per tutelare quella donna ma soprattutto ne ha il dovere morale proprio per ribadire quei concetti fondamentali che sono alla base della nostra democrazia e dei nostri principi.

Questo problema lo abbiamo già affrontato in maniera dettagliata lo scorso 25 gennaio ma oggi che è la giornata mondiale della donna ci sentiamo di tornarci sopra perché i Diritti delle donne musulmane che vivono in Europa è senza dubbio uno dei grandi problemi irrisolti del nostro tempo, non perché non ci siano le leggi ma perché le leggi vengono semplicemente ignorate con il ridicolo pretesto della non interferenza nelle questioni religiose. Passi che non possiamo costringere gli Stati musulmani ad applicare la parità di genere, ma che lo si debba tollerare apertamente anche in Europa non solo è scandaloso, non fa onore alle nostre democrazie. E’ una vera e propria stortura della democrazia stessa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Amina A.

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One Comment

  1. A conferma di quanto scritto nel fondo di Amina A. vorrei citare l’articolo 17 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali , sottoscritta dall’UE.

    ARTICOLO 17
    “Divieto dell’abuso di diritto”
    “Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere
    interpretata nel senso di comportare il diritto di uno Stato, un
    gruppo o un individuo di esercitare un’attività o compiere un
    atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti
    nella presente Convenzione o di imporre a tali diritti e libertà
    limitazioni più ampie di quelle previste dalla stessa Convenzione.”

    In aggiunta vorrei aggiungere anche l’articolo 30 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948
    Art. 30
    “Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di
    implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare
    un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e
    delle libertà in essa enunciati.”
    Due articoli chiarissimi che respingono certamente qualunque interpretazione capziosa della libertà di religione, cui generalmente si appellano le anime buone del multiculturalismo e del relativismo culturale.

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