Report: Obama spiava le mosse israeliane contro l’Iran

L’ostilità dell’ex Presidente americano verso Israele è cosa risaputa, ma che spiasse addirittura le mosse israeliane contro l’Iran per prevenirle è qualcosa che va oltre la semplice ostilità. E se a dirlo è il New York Times, da sempre pro-Obama, c’è da crederci

Che Obama avesse la passione di spiare i suoi alleati o i suoi connazionali è cosa risaputa. I personaggi messi sotto controllo vanno dalla Merkel a Trump, quando quest’ultimo era ancora candidato, aggiungendo anche l’antipatia nei confronti del Premier israeliano Netanyahu.

Ma a quanto si apprende dal New York Times in un lungo articolo di qualche giorno fa, ripreso poi dal sito Breitbart, l’amministrazione Obama spiava Israele e le IDF già prima di concludere l’accordo con l’Iran sul nucleare (JCPOA) del 2015.

Il JCPOA, accordo concluso durante il secondo mandato con John Kerry come Segretario di Stato – in quanto la precedente Hillary Clinton fu sempre e, giustamente, contraria – aveva degli obbiettivi specifici:

  • Pensare (non si sa se in buona fede o in maniera superficiale) che l’Iran avrebbe cambiato atteggiamento una volta dato semaforo verde per il nucleare a uso civile e libera dalle sanzioni

  • Depotenziare l’Arabia Saudita come leader regionale mettendoli un avversario per riequilibrare le forze e lasciar fuori gli Stati Uniti dagli affari mediorientali

  • Appoggiare indirettamente gli sciiti e la fratellanza musulmana, avversari dei paesi del Golfo (tranne il Qatar) creando così tensioni all’interno dell’Islam e della confessione sunnita

  • Fare un dispetto a Israele e al suo sgradito premier, confermando il suo astio nelle sedi ONU

Come scrive il NYT, prendendo la testimonianza di alcuni funzionari americani, israeliani ed europei, la paura dell’amministrazione Obama fu quella che gli Stati Uniti si sarebbero trovati invischiati in una guerra a causa dei possibili raid israeliani in Iran, che avrebbero rallentato o annullato l’accordo sul nucleare.

Le IDF nel periodo precedente l’accordo avevano svolto missioni di ricognizione segrete e clandestine con dei droni sull’Iran settentrionale partendo dalle basi in Azerbaigian.

Il paese musulmano turcofono, situato tra il Caucaso e il Mar Caspio, confina a sud con l’Iran ed ha acquistato diversi droni israeliani negli anni come l’Hermes 450, l’Heron, lo Harop, il Searcher e i più piccoli e leggeri Orbiter e Aerostar che produce su licenza.

E’ stata accusata per aver utilizzato lo Harop, un drone kamikaze con testata esplosiva, nel conflitto mai concluso con la confinante Armenia del Nagorno Karabakh, uccidendo soldati armeni diretti con un bus militare nella zona di confine.

Durante le missioni di ricognizione in Iran per verificare l’attività nucleare iraniana, le IDF avevano programmato tutto in maniera dettagliata, prendendo le precauzioni del caso come la tipologia del terreno, l’intensità della luce del giorno e della notte più alta o bassa a seconda del mese per futuri raid aerei e quando si sarebbero potute verificare eventuali tempeste di sabbia per poterle evitare. Missioni sia fotografiche che meteorologiche.

La cosa che scatenò l’indignazione di Netanyahu fu il fatto che Israele era stato tenuto all’oscuro di tutto sull’accordo iraniano. L’amministrazione Obama approvava il budget di spesa per la difesa israeliana (senza però sbloccarla, solo con l’amministrazione attuale fu approvata) e intavolava accordi con il suo più grande nemico, tanto che Netanyahu dichiarò:

l’accordo sarebbe il massimo del tradimento. Israele è il più stretto alleato degli USA e loro negoziano alle nostre spalle con il nemico”

L’amministrazione Obama, durante i colloqui con l’Iran, spiava i movimenti delle IDF in Azerbaigian e le telefonate tra i membri del Congresso americano, avversi agli ayatollah, e i leader israeliani in modo da poter informare l’intelligence sulle pressioni che Gerusalemme avrebbe potuto fare contro la buona riuscita del futuro accordo e di conseguenza prendere le contromisure necessarie.

Ora l’Iran è più aggressivo di prima con i suoi proxy, impegnati tra Siria, Libano, Iraq e Yemen. Nel Golfo Persico compie atti di pirateria verso i cargo di altre nazioni.

Il risultato che ne è scaturito è la strana alleanza tra i sauditi e gli alleati del Golfo con Israele per riuscire a neutralizzare l’aggressività sciita e della fratellanza musulmana, verso cui Obama con questi ultimi ha dimostrato di avere un rapporto speciale nei salotti di Chicago.