erdogan turchia libertà di stampa e crisi economica

La crisi economica che sta investendo la Turchia non è una questione che riguarda l’ultimissimo momento, sono anni che la linea economica imposta da Erdogan sta affossando l’economia turca. La lite con Trump ha fatto solo esplodere un problema latente e più volte denunciato da più parti. Solo che i turchi non lo sapevano, non ne sono stati informati perché in Turchia non esiste più una stampa di opposizione.

E questo ci riporta all’importanza della libertà di stampa in Paesi che si professano democratici e che si apprestano a recarsi al voto. Se in Turchia ci fosse stata piena libertà di stampa il popolo turco sarebbe stato informato delle suicide politiche economiche di Erdogan che Luigi Marattin e Raoul Minetti su Il Sole 24 ore (1) sintetizzano così:

Dal 2012 al 2018 il debito estero turco è cresciuto dal 39% a più del 53% del Pil, mentre il credito bancario esteso a imprese e famiglie saliva di 20 punti percentuali rispetto al Pil. Questo ha portato l’inflazione sopra al 10% annuo, e avrebbe richiesto un parallelo incremento dei tassi di interesse decisi dalla banca centrale, che invece – in nome della «prevalenza della politica sull’economia» – sono rimasti negli ultimi quattro anni al 8% (fino alle ultime settimane, a crisi già iniziata).

Ora, a noi non interessa valutare le politiche economiche della Turchia, non spetta noi farlo e certamente non ne abbiamo le competenze. Quello che invece ci interessa fare è sottolineare l’importanza di avere una stampa libera in un paese che si appresta a recarsi al voto.

Senza libertà di stampa il popolo viene a conoscere quello che il regime vuole fargli conoscere. Non si tratta di inventare campagne di fake news sui social atte a distorcere la realtà come magari è successo in qualche Paese occidentale, un fatto certamente grave ma non così grave quanto lo può essere l’azzeramento della stampa libera e di opposizione come è avvenuto in Turchia. Se i turchi avessero saputo dove li stava portando la politica di Erdogan sicuramente non lo avrebbero votato o quanto meno lo avrebbero votato in molti di meno e comunque coscienti di quello che li aspettava.

Invece a causa del totale “silenziamento” della stampa d’opposizione i turchi hanno creduto che tutto andava bene, che la Turchia di Erdogan potesse addirittura diventare il faro guida di una nuova e più vasta “rivoluzione islamica” sulla base della politica voluta dalla Fratellanza Musulmana.

Senza libertà di stampa si crede di vivere in una democrazia, tutto assomiglia a una democrazia, si va a votare, si va ad assistere ai comizi si fa tutto quello che viene fatto in una democrazia vera senza che nessuno imponga niente, tranne il silenzio. E quando viene imposto il silenzio, quando il dissenso non trova voce, quando la critica al regime viene silenziata senza tanti complimenti, allora di tutto si può parlare meno che di democrazia.

Lasciamo quindi agli economisti il compito di valutare il perché e come la Turchia di Erdogan si sia venuta a trovare in una simile situazione, che per altro rischia seriamente di incidere anche in Europa, lasciamo a loro il compito di analizzare i parallelismi con le economie occidentali e i motivi per i quali i “sovranisti” dovrebbero trarne esempio o comunque farsi delle domande su quanto avviene in Turchia a causa di determinate politiche economiche. Ma lasciateci dire che se in Turchia il popolo fosse stato informato debitamente della situazione le ultime elezioni potevano andare davvero diversamente.

E’ un monito anche per l’occidente dove apparentemente non abbiamo questo problema ma dove però è più facile che faccia notizia un meme piuttosto che una analisi articolata e dettagliata di una situazione o dove un titolo di giornale può letteralmente capovolgere la realtà. Forse da noi il problema è inverso e si da troppa voce a chi non avrebbe i titoli giusti per parlare o, peggio, è in malafede. E’ uno dei rischi della libertà di stampa e di parola, una controindicazione che produce effetti collaterali non sempre positivi. Ma la libertà di stampa è sempre e comunque l’unica medicina che può curare le politiche malate come quella della Turchia. Ricordiamocelo sempre anche da noi.