Middle East

Siria: il tempo delle riflessioni non degli errori

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Barack Obama ha deciso: in Siria il regime ha usato armi chimiche contro la popolazione civile e i ribelli uccidendo almeno 150 persone con il gas Sarin, quindi ha superato la “linea rossa” che lo stesso Presidente americano aveva indicato. Ergo, da adesso l’America interverrà nel conflitto siriano.

Questo è il succo di quanto detto ieri da Barack Obama nell’annunciare che gli Stati Uniti avevano le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime siriano. Il problema però è un altro: come interverranno gli Stati Uniti in Siria?

La domanda non è banale perché i rischi che un intervento scomposto e scoordinato, del tipo di quello fatto in Libia, invece che migliorare le cose le peggiorino così come è avvenuto proprio in Libia. E poi parliamoci chiaro, ogni volta che Obama ha sostenuto una rivolta araba si è passati dalla padella alla brace. Questo non per una certa predisposizione alla sfiga del Presidente americano quanto piuttosto per una sua chiara incompetenza.

Da quello che si capisce dalle prime dichiarazioni provenienti da Washington sembrerebbe che Obama voglia muoversi in due direzioni. La prima è quella dell’istituzione di una No Fly Zone per impedire agli aerei di Assad di bombardare i ribelli e per bloccare il flusso di armi al regime siriano. Per fare questo alcuni aerei F-16 sono stati lasciati in Giordania dopo che nelle scorse settimane erano stati fatte esercitazioni militari congiunte tra l’esercito americano e quello giordano. Oltre agli F-16 in Giordania ci sarebbero anche batterie di Patriot. La seconda, molto più pericolosa, sarebbe quella di fornire armi ai ribelli. Questa seconda ipotesi è la più rischiosa perché la galassia dei gruppi ribelli in Siria non è affatto omogenea e il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate (penso ai gruppi legati ad Al Qaeda) è molto concreto. Quello che sembra per il momento totalmente escluso è invece un intervento diretto degli Stati Uniti nella guerra in Siria.

In sostanza Obama vuole una soluzione libica. No Fly Zone e armi ai ribelli senza però alcun coinvolgimento di militari americani sul suolo della Siria. Il problema è che abbiamo visto benissimo dove ha portato la soluzione libica e il rischio che ciò accada anche in Siria è più che concreto, quasi una certezza.

Cosa fare allora? Una soluzione sarebbe un intervento dell’esercito turco al fianco dei ribelli ma Erdogan ha i suoi problemi interni e se qualche settimane fa non vedeva l’ora di menar le mani, oggi è plausibile che sia più prudente. L’altra soluzione è quella di un intervento diretto dei marines americani, magari breve e mirato unicamente all’abbattimento del regime di Assad, ma anche in questo caso i rischi sono tanti, primo fra tutti quello di un coinvolgimento, a sua volta diretto, della Russia al fianco di Assad, senza poi trascurare il rischio che un intervento americano convogli fiumi di jihadisti in Siria.

Insomma, la situazione è molto complessa e non ammette errori perché il rischio è quello di consegnare la Siria agli estremisti islamici che, mi spiace dirlo, sono addirittura peggio di Assad. Quello che mi pare ancora non sia stato fatto è individuare una leadership autorevole dei ribelli con cui programmare il futuro della Siria. La storia, anche molto recente, insegna che non si può abbattere un regime senza aver prima creato o individuato un’alternativa. Nel caso della Siria, chi è l’alternativa ad Assad? Mi stringe il cuore dover fare questa domanda perché ritengo il dittatore siriano una delle persone più sanguinarie della storia e lo vorrei tanto vedere davanti a un tribunale internazionale, ma se non ci poniamo questa domanda, per quando insensibile, rischiamo di far finire la Siria nel vortice dell’estremismo islamico così come è già successo in Libia, Tunisia ed Egitto. Anzi, forse in Siria sarà persino peggio perché il quadro religioso è molto frammentato e il rischio di un conflitto permanente è reale.

Non è il tempo delle decisioni superficiali di cui Obama è maestro, è il momento dei ragionamenti sensati che individuino quale sia la soluzione migliore nel lungo termini per la Siria, un paese troppo importante nello scacchiere medio-orientale per diventare l’ennesima vittima della scellerata politica di Obama.

Sharon Levi

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8 Comments

  1. Che il cosiddetto Free Syrian Army sia composto da salafiti quando va bene, e da miliziani di alquaeda è il segreto di pulcinella. Ora se lo sappiamo noi, volete che non lo sappiano gli usa? Qiuindi la domanda è: xkè gli usa (ma anche fr e gb) vogliono appoggiare il terrorismo islamico? Sappiamo che in passato è già stato fatto in chiave anti-sovietica, addirittura la cia addestrava i quaedisti, c’è chi dice che alquaeda sia stata addirittura creata dalla cia. Quindi questa volta vogliono sfruttare il terrorismo islamico contro chi? Contro l’Iran? La Russia? Non è forse un tantino pericoloso il giochino?

    1. La CIA non ha mai addestrato i quaedisti. Durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan furono addestrati i mujaheddin, una cui parte in seguito ha fondato il gruppo dei talebani (grandi amiconi di Al-Qaida). Obama non credo sia così stupido da armare i jihadisti; il suo intento sarebbe quello di finanziare l’Esercito di Liberazione siriano, per crearsi un amico in Medio Oriente e toglierne uno a Russia e Iran, per questo fino ad ora i ribelli sono stati supportati “solo” dagli EAU e dalla Turchia. Credo che in questo caso per Obama il gioco non valga la candela: rischiare che la Siria diventi uno Stato integralista sarebbe un’autogoal (come è successo poi in Afghanistan).
      Ah, un consiglio: non ascoltare i soliti “gomblottisti” che affermano che Al-Qaida sia un’invenzione statuinitense. Per questi indivdui è colpa della CIA se lo yogurt scade, se piove, se la notte è buia… insomma sono i soliti anti-occidentali, anti-“amerikani”, anti-capitalisti di turno che guardacaso però vivono nel perfido Occidente e si godono i lussi a loro concessi.

  2. concordo pienamente con il sig. Gianni. E’ una operazione molto pericolosa e credo che a questo punto l’operazione sia più contro la Russia che contro l’Iran che pure ha immensi interessi nella Siria

  3. Questa è bella! Il complottismo! C’è stato un periodo in cui la cosiddetta controinformazione non se la filava nessuno. Ultimamente si è un po’ diffusa e sono spuntati decine e decine di pompieri come funghi. L’insulto tipico non è più fascista, o razzista, ma complottista. Ho visto qualche giorno fa addirittura un servizio di ballarò (!) che parlava del gruppo bildelberg. Un tempo non se ne parlava proprio e si tagliava la testa al toro, oggi è più difficile, bisogna usare tattiche più raffinate (il suddetto servizio diceva + o -: sì, sono gli uomini più potenti del mondo; è vero, le riunioni sono segrete… però non sono mica tanto importanti. Messaggio sottinteso: non credete ai “complottisti” che immaginano chissòà cosa, in fondo sono solo ricchi buontemponi annoiati). Con ciò non voglio dire che bisogna credere a qualunque escortata letta su internet, ma di certo ci sono notizie che al tg1 e su repubblica non vedrai mai. L’unica soluzione è fare ricerche e fidarsi del proprio senso critico.
    E’ complottismo dire che nel 2000 i talebani bloccarono il progetto di un mega gasdotto dal turkmenistan che doveva essere realizzato dalla unocal, preferendogli una compagni russa o cinese (non ricordo)? E che nella unocal erano implicati Dick Chenney, Condoleeza Rice e Ahmid Karzai (e non con prestanomi, proprio direttamente!). E’ complottismo dire che l’Afghanistan era il secondo produttore al mondo di papaver sonniferum prima dell’invasione, e adesso è stabilmente al primo posto a buona distanza dalla Tahilandia? E se ti dico che nel 2003 l’OMS (who) propose un documento in cui si proponeva di acquistare l’oppio dell’afghanistan da usare a fini medici per toglierlo dalle grinfie del narcotraffico, e la risoluzione non passò per il veto di tu sai chi, sono complottista? E se invece affermo che il famoso incidente del Tonchino fu deliberatamente provocato sono complottista? E se credo che la versione ufficiale riguardo, per esempio, la strage di Ustica fa ridere i polli, anche allora sono complottista? No dimmi, spiegami, visto che è evidente che la sai lunga e che a te non la si fa.
    p.s: cmq io non ho detto che credo che la cia abbia creatoal qaeda, ho detto che alcuni addirittura dicono che… Ad ogni modo che l’abbia foraggiata in chiave anti sovietica è certo, non lo negano neanche loro, anzi lo affermano importanti politologi americani come Brzezinski.

    1. Eh, certo sono segretissime queste riunioni che a Ballarò ci fanno pure un servizio.. ma per favore. Fare ricerche e USARE il senso critico come dici è assolutamente giusto. è anche vero che l’informazione è comunque di parte (o da “un lato”, o “dall’altro”). Io non nego che i governi di tutto il mondo (guarda il recente caso Datagate) abbiano i loro scheletri nell’armadio e spesso si dimostrino ipocriti (“esportare democrazia” in un luogo come l’Afghanistan), ma noto una certa tendenza da parte dei “paladini dell’informazione” nostrani (Giulietto Chiesa è il loro indiscusso Vate, seguito da Mazzucco, Blondet, i Marcianò brothers e tanti altri..) di inventare verità alternative sempre contro i soliti “bersagli” tanto per fare audience, per essere altrenativi, o per vendere i loro libri/DVD e altre boiate.
      Infine, rileggiti bene il mio primo messaggio: non ho affatto affermato che tu abbia sostenuto che “la CIA abbia inventato Al-Qaida”, ti ho semplicemente invitato a non dare credito ad affermazioni campate per aria dai soliti noti citati sopra. Ciao

      1. Ah si, poi potresti linkarmi i siti dove hai trovato che i talebani abbiano bloccato il progetto di un gasdotto nel 2000, e anche quello dell’OMS sull’uso dell’oppio, grazie (scusami sai, però non ho trovato nulla in merito). L’Afghanistan senza dubbio è il primo produttore di oppio e l’intervento americano non ha fermato il meccanismo, anzi. Riguardo a Tonchino e a Ustica, anche a me vengono dei forti sospetti, ma non per questo credo deliberatamente alle boiate di certi individui.

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