I colloqui sulla guerra in Ucraina non avanzano per il semplice fatto che Putin si aspetta da Trump il rispetto degli impegni presi nell’incontro di Anchorage, in Canada. I russi lo ripetono continuamente.
Ma in cosa consistono esattamente gli impegni presi da Trump ad Anchorage? Nessuno lo sa anche perché rimangono sconosciuti pure i punti di pressione che ha in mano Putin nei confronti di Trump. O almeno si spera che ne abbia perché se non li avesse sarebbe anche peggio, vorrebbe dire che Trump la pensa come Putin. Il che non è affatto escluso.
Dicevamo degli impegni presi dal Presidente americano con il dittatore di Mosca. Probabilmente Trump ha promesso a Putin tutto il Donbass e – siamo sempre nel campo delle ipotesi – garanzie di sicurezza soft all’Ucraina, il rientro della Russia nel mercato globale e tante altre belle cose. Della serie, tu violi ogni cosa del Diritto Internazionale e io ti premio dandoti il 100% di quello che chiedi. Trump la chiama pace, noi lo chiamiamo tradimento non solo dell’Ucraina, ma di tutto l’occidente.
Il che è di fatto una realtà, sancita oltretutto proprio ieri dal Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il quale alla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera ha scandito che “l’ordine globale basato su diritti e regole è sulla via della distruzione”.
Merz ha definito l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina come il segnale più chiaro del cambiamento, descrivendola come un violento revisionismo e un attacco diretto all’ordine politico europeo.
Secondo Merz gli europei non possono più dare per scontata l’alleanza transatlantica dato che ormai si registra una profonda frattura tra le due sponde dell’Atlantico. La “frattura” di cui parla il cancelliere tedesco è dovuta principalmente alla differenza di vedute sulla guerra in Ucraina, con Trump che preme affinché gli ucraini accettino le richieste russe, cioè che si arrendano, e l’Europa che invece sostiene la resistenza di Kiev.
Trump sostiene che l’Ucraina è troppo debole per resistere militarmente alla Russia, specie se non dovesse avere più le armi americane che in questo momento vengono acquistate dagli europei per conto di Kiev. In realtà non è proprio così. Prima di tutto oggi come oggi con le armi prodotte in Ucraina, come i droni e i missili balistici, gli ucraini riescono a infliggere alla Russia perdite elevatissime, nell’ordine delle mille unità al giorno. Non è dato sapere per quanto tempo la Russia riuscirà a sopportare perdite di questa entità, ma secondo diversi esperti non ancora per molto.
Non solo, gli ucraini da mesi stanno colpendo duramente le fonti di guadagno russe. Raffinerie, piattaforme di estrazione, ma anche depositi di armi come quello distrutto pochi giorni fa nella regione di Volgograd che conteneva decine di missili ipersonici del valore di centinaia di milioni di dollari.
In sostanza, sul campo la Russia non sta affatto vincendo mentre la sua economia comincia a risentire seriamente delle sanzioni occidentali. L’unico vero alleato su cui Putin può contare è Trump il quale continua a fare pressioni su Kiev affinché accetti le condizioni poste da Mosca.
Secondo i dati diffusi oggi dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine la Russia alla data odierna avrebbe perso 1.252.020 soldati, inclusi i 1.070 di ieri. Poi ha perso 11.668 carri armati, 24.031 veicoli corazzati da combattimento, 78.388 veicoli e serbatoi di carburante, 37.282 sistemi di artiglieria, 1.645 sistemi di lancio multiplo di razzi, 1.300 sistemi di difesa aerea, 435 aerei, 347 elicotteri, 134.306 droni, 29 navi e imbarcazioni e due sottomarini.
Difficile immaginare che la Russia stia vincendo. Solo Trump può pensare di sottostare al diktat di Putin.


