Il 3 gennaio del 2026 l’America compie una missione militare a Caracas, capitale del Venezuela, portando a termine il rapimento del “Presidente” Nicolás Maduro Moros e la moglie. Uno spietato dittatore comunista che, con la forza, ha usurpato il potere a chi lo aveva democraticamente ottenuto con regolari elezioni politiche risultandone il vero vincitore: Edmundo González Urrutia.
Le prove della vittoria elettorale di Gonzalez erano schiaccianti e, insieme agli USA molti altri paesi non riconobbero, a suo tempo, la presidenza di Maduro e fra questi anche l’UE. Tuttavia, è innegabile il fatto che l’azione del Presidente Donald Tramp ponga degli interrogativi a proposito del diritto internazionale.
Una situazione così spinosa e scivolosa da trattare con estrema avvedutezza. Il Diritto Internazionale è materia complessa e assai scivolosa. Nel tentativo di schiarirsi le idee, senza la pretesa di possedere nessuna ricetta o verità, vorrei solo proporre delle riflessioni.
Il Diritto Internazionale è materia piuttosto recente rispetto alla storia delle relazioni fra stati anche se il modello “westfaliano1” costituisce già un primo passo in tale senso. Tuttavia, potremmo dire che esso si manifesta in maniera ordinaria con e dalla nascita della Società Delle Nazioni, antesignana dell’ONU.
Nel 1919, a Parigi, si tiene la Conferenza internazionale di pace, organizzata dalle nazioni uscite vittoriose dalla Prima Guerra Mondiale. La conferenza dà il via ad un nuovo inizio nel campo delle relazioni tra i popoli in quanto, per la prima volta, l’America entra come protagonista nella dinamica della politica internazionale. Si affaccia sulla scena politica un nuovo principio: l’autodeterminazione dei popoli. Tale visione nasce da un’idea del Presidente americano Thomas Woodrow Wilson. Si delineò e affermò il principio di nazionalità e da lì la costituzione della Società delle Nazioni (Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone).
Con il concetto di autodeterminazione dei popoli si vuole esplicitare il principio secondo il quale ogni popolo deve poter affermare se stesso, attraverso un proprio percorso politico-istituzionale dandosi le istituzioni che decide di darsi. Ogni popolo, nei confini del proprio stato non deve subire ingerenze e condizionamenti da parte di altri stati.
Il Diritto Internazionale, a partire da qui, genera una serie di trattati e convenzioni, come quella di Montevideo del 1933, le 4 convenzioni di Ginevra2 del 1949, il primo protocollo addizionale del 1977 ecc. Non credo sia un caso il fatto che la risoluzione 181 dell’ONU, a difesa di tale principio, nel suo preambolo ponga la condizione inderogabile, ai fini della formazione dei due stati (Israele-Palestina), della forma democratica. Lo stato democratico è quello che, meglio di ogni altro, può garantire una corretta autodeterminazione dei popoli, visto che questa sarebbe già inscritta nella sua natura.
Veniamo all’oggi: la situazione venutasi a creare nel Venezuela di Maduro cosa ha a che vedere con il principio che anima l’architettura del Diritto Internazionale? Un presidente non riconosciuto da molti stati del mondo che impone una feroce dittatura; distrugge l’economia del suo paese mettendo il popolo alla fame; incoraggia e partecipa al narcotraffico internazionale, quindi abbiamo un narcotraffico di stato.
Si aggiunga il fatto che si è istituito un asse Venezuela – Teheran che intreccia un’economia mirata al finanziamento di attività terroristiche (Hamas, Ezbolla ecc.) per la destabilizzazione delle democrazie occidentali3. Una realtà nazionale/statuale che esercita una simile politica in che rapporto sta con il Diritto Internazionale? Non siamo già oltre il Suo perimetro?
Con Maduro, alla luce di quanto detto, il Venezuela intraprende una politica di sopraffazione e destabilizzazione che va ben oltre i suoi confini. Come fa la Confederazione russa di Putin in Ucraina e come ha sempre fatto l’Iran finanziando un terrorismo finalizzato alla distruzione totale di un altro stato: Israele. Come fece nel 1990 l’Iraq con l’invasione del Kuwait e come potrebbe fare la Cina con l’invasione di Taiwan. In tutti questi casi stiamo parlando di vere e proprie invasioni effettuate o desiderate ma gli USA non hanno invaso il Venezuela: hanno rapito, con un blitz, un falso presidente; un uomo messosi abusivamente a capo di una nazione.
Alcuni dicono che Trump l’ha fatto solo per il petrolio dimenticando che gli USA sono autosufficienti per quanto riguarda l’oro nero. Tuttavia, avere accesso alle immense riserve venezuelane consente agli USA di contrastare l’influenza di altri paesi (come Russia e Cina) nel settore energetico.
Stiamo parlando di geopolitica ed è in questa cornice che va inserito l’argomento petrolifero. Fino ad oggi era la Cina ad usufruire di circa l’80% del petrolio estratto nel Venezuela. Era un legittimo accordo fra due stati, si dirà, ma un accordo siglato con uno stato il cui Presidente non è regolarmente eletto ma è al potere a dispetto del popolo in che rapporto sta con il Diritto Internazionale fondato sull’autodeterminazione dei popoli?
A mio parere il Diritto Internazionale era già stato abbondantemente violato. La sovranità di uno stato, questo sacrosanto concetto, costituisce davvero una sorta di immunità per l’esercizio di una politica molesta e aggressiva all’interno e all’esterno dei propri confini? A partire dal modello westfaliano i confini di ogni stato divengono delle fortezze invalicabili a garantirne la totale autonomia politica ma, attenzione: allora, nel 1648, i confini di uno stato si potevano violare solo attraversandoli fisicamente. Nel mondo attuale ogni stato può varcare i confini di un altro stato con vari mezzi e interferire sulle sue politiche.
Potremmo citare le numerosissime interferenze elettorali che Usa e Unione Sovietica e poi Confederazione russa hanno praticato l’una rispetto all’altra. Potremmo ricordare i palloni spia cinesi che sorvolano gli Stati Uniti. Non parliamo, poi, delle attività di disturbo e hackeraggio che connotano la cosiddetta guerra ibrida di cui si parla ormai da tempo. L’attività di intelligence/spionaggio che ogni paese esercita sugli altri rispetta il Diritto Internazionale?
Se il concetto di sovranità di una nazione costituisce la premessa e la precondizione per l’autodeterminazione del suo popolo come la mettiamo quando essa si trova ad essere governata da una classe dirigente non scelta ma subita da quello stesso popolo?
Sia chiaro: non sto sostenendo che il diritto Internazionale sia da buttare, sto solo riflettendo sulle implicazioni nella gestione dei rapporti internazionali alla luce di questo. Non dimentichiamo che lo stesso modello westfaliano parla di non ingerenza reciproca negli affari interni tra stati.
Il termine “affari” è piuttosto generico e va dall’economia alle scelte politiche che spesso sono in funzione della prima. Mi chiedo: quando uno stato si fa paradiso fiscale e incamera ingentissimi capitali provenienti da altri stati non interferisce negli affari interni al di fuori dei propri confini? La grande crisi finanziaria del 1929, partita dall’America, coinvolse e condizionò le economie e le politiche di quasi tutta l’Europa, situazione la cui gravità favorì l’affermarsi di regimi autoritari come avvenne in Germania. Quando i grandi colossi industriali di un paese, per mezzo della finanza, passano nelle mani di altri colossi stranieri non siamo di fronte a ingerenze reciproche? Non dimentichiamo, a questo proposito, il diritto di avvalersi del Golden Power4.
La globalizzazione, nel bene e nel male, costituisce una continua ingerenza economica e, di conseguenza, politica tra stato e stato. A mio parere la pace di cui abbiamo goduto dal 1945 al 1991 è stata il frutto dell’armamento atomico che ha visto Patto atlantico e Patto di Varsavia l’uno contro l’altro, si, ma estremamente timorosi di un vero scontro. Credo che questo valga ancora oggi fra USA, Confederazione russa e altre potenze nucleari.
Quando Joesph Stalin seppe che Pio XII intendeva dire la Sua a proposito dell’assetto geopolitico post II guerra Mondiale chiese ironicamente: “Quante divisioni ha il Vaticano?” Putin, con fierezza, dice chiaramente di ritenere Stalin il suo modello politico di riferimento.
Adesso è tutto chiaro? No, sono confuso come prima.
1 Il “modello westfaliano” è il sistema di relazioni internazionali basato sul trattato di pace di Vestfalia del 1648, che sancì la sovranità degli Stati su un territorio specifico, l’indipendenza reciproca tra di essi e il principio di non ingerenza negli affari interni degli altri Stati. Questo modello pose fine all’idea di un’autorità religiosa universale e creò un sistema di stati sovrani che si riconoscono a vicenda, al di là delle differenze di religione dei sovrani.
2 Esse trattano di come ogni Stato deve comportarsi nell’ambito di un conflitto armato.
3 Il Riformista 3 gennaio 2026, Aldo Torchiaro – intervista all’analista strategico Alberto Pagani già parlamentare Pd e membro della commissione Difesa della Camera.
4 Il Golden Power è un insieme di poteri speciali che lo Stato italiano può esercitare per proteggere interessi strategici e la sicurezza nazionale in caso di fusioni, acquisizioni o operazioni societarie in settori chiave come difesa, energia, telecomunicazioni, 5G, banche e infrastrutture critiche, potendo bloccare o condizionare tali transazioni per evitare rischi di controllo straniero.


